martedì 24 febbraio 2026

LA CRISI DEL DISCORSO. Alla ricerca di una nuova razionalità

 




Paolo Cugini

 

Parlare di crisi del discorso presuppone che si dia per scontata una situazione culturale in cui il discorso di tipo razionale non funziona più come prima, ovvero, almeno nel mondo occidentale, come veicolo univoco di contenuti. È importante imparare a non gettare via il bambino con l'acqua sporca. Dire che il discorso è in crisi non significa che dobbiamo abbandonare la ragione o il ragionamento, quanto piuttosto valutare un modo di ragionare. Il problema è: di quale discorso si tratta? Quale discorso è in crisi? È il discorso occidentale, che è deduttivo, idealista, che utilizza il ragionamento ma non lo esaurisce. È in questo contesto occidentale che è avvenuta l'identificazione della ragione con la scienza e tutte le sue conseguenze.

Il discorso moderno idealista ha lasciato fuori dal dibattito tutto ciò che, a suo avviso, non rientrava nell'ambito dell'orizzonte della ragione: religione, sentimenti, valori. Sono proprio questi elementi che stanno emergendo come centro del dibattito culturale contemporaneo, post-moderno. La religione sta vivendo quello che è stato definito il "ritorno del sacro", contraddicendo la tesi dei filosofi del sospetto. La vita sentimentale, slegata da valori orientativi, sta cambiando le relazioni umane. La stessa etica, priva di un centro di riferimento razionale, fatica a trovare risposte esaustive.

Questo è un dato di partenza che meriterebbe di essere discusso, poiché non tutti sono d'accordo. Assumendo, dunque, come punto di partenza del dibattito che il discorso sia in crisi, si possono visualizzare non solamente aspetti negativi, ma anche e, a mio avviso, soprattutto, alcune nuove possibilità sino ad ora un po' precluse. Il problema della crisi del discorso mette in scacco il delicato problema del rapporto tra pensiero e realtà. Se siamo qui a riflettere sulla crisi del discorso è perché la realtà, nel corso degli ultimi secoli, si è ribellata ai propri interpreti. La realtà non accetta di essere confinata entro un recinto di concetti già pronti, prestabiliti. Il pensiero forte deduttivo del mondo moderno ha cercato di imprigionare la realtà per dominarla, ma essa si è ribellata. Se il discorso è in crisi è perché il modo di interpretare la realtà tipico del mondo moderno è fallito, si è dimostrato errato, lacunoso.

Questo dato rivela altri elementi importanti. La crisi del discorso deduttivo svela l'origine delle crisi politiche della cultura occidentale. Il tema centrale in questa fase è la violenza e il discorso tipicamente violento di una cultura forte, che presenta un discorso unico che pretende di essere universale. La violenza religiosa ha una sfumatura logica: questo è un dato importante. Non è il contenuto religioso ad essere violento, ma il modo di interpretarlo. Quante persone hanno subito la violenza della Chiesa? Quante guerre sono state scatenate per motivi religiosi, a causa di interpretazioni "dure", rigide, di versetti biblici? Lo stesso si può dire della violenza ideologica (marxismo) dei vari totalitarismi che hanno devastato l'Occidente negli ultimi secoli: sono stati modi forti del discorso razionale-deduttivo.

Non tutto il male viene per nuocere. La crisi del discorso (deduttivo), oltre a presentare tutta una serie di problemi che in parte ho appena mostrato, offre anche nuove possibilità per la cultura occidentale. Quali sono queste possibilità?

Dal punto di vista filosofico: la possibilità di costruire un discorso dialogico che sappia rispettare le diverse componenti del dialogo (Habermas, Apel). In questo senso, sono di estrema rilevanza i contributi di Buber, Levinas, Mounier, tra gli altri. Non solo. Non è un caso che, proprio in questi ultimi decenni si sia sviluppato un discorso di tipo ermeneutico, l’esigenza, cioè, si uscire dallo spazio angusto di una verità pensata in modo astratto, per poterla guardare da vari punti di vista e scoprire, così, la bellezza della differenza.

Dal punto di vista biblico si coglie l’esigenza di un maggiore spazio da dare ad un ascolto autentico della Parola di Dio e un'interpretazione più aggiornata (teoria di Vattimo). Uscire da una lettura fondamentalista e da un’interpretazione univoca, è la grande sfida lanciata dal Vaticano II e assimilata nel cammino delle comunità.

Dal punto di vista ecclesiale emerge il discorso di una Chiesa di minoranza e non di maggioranza, che può condurre ad uno stile più sinodale, di ascolto e ad una comunità in cui il principio di uguaglianza è visibile.

La crisi del discorso deduttivo, dunque, non va colto semplicemente nella sua negatività, ma soprattutto, nelle nuove possibilità che si aprono.

 

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