Paolo Cugini
Parlare
di crisi del discorso presuppone che si dia per scontata una situazione
culturale in cui il discorso di tipo razionale non funziona più come prima,
ovvero, almeno nel mondo occidentale, come veicolo univoco di contenuti. È
importante imparare a non gettare via il bambino con l'acqua sporca. Dire che
il discorso è in crisi non significa che dobbiamo abbandonare la ragione o il
ragionamento, quanto piuttosto valutare un modo di ragionare. Il problema è: di
quale discorso si tratta? Quale discorso è in crisi? È il discorso occidentale,
che è deduttivo, idealista, che utilizza il ragionamento ma non lo esaurisce. È
in questo contesto occidentale che è avvenuta l'identificazione della ragione
con la scienza e tutte le sue conseguenze.
Il
discorso moderno idealista ha lasciato fuori dal dibattito tutto ciò che, a suo
avviso, non rientrava nell'ambito dell'orizzonte della ragione: religione,
sentimenti, valori. Sono proprio questi elementi che stanno emergendo come
centro del dibattito culturale contemporaneo, post-moderno. La religione sta
vivendo quello che è stato definito il "ritorno del sacro",
contraddicendo la tesi dei filosofi del sospetto. La vita sentimentale, slegata
da valori orientativi, sta cambiando le relazioni umane. La stessa etica, priva
di un centro di riferimento razionale, fatica a trovare risposte esaustive.
Questo
è un dato di partenza che meriterebbe di essere discusso, poiché non tutti sono
d'accordo. Assumendo, dunque, come punto di partenza del dibattito che il
discorso sia in crisi, si possono visualizzare non solamente aspetti negativi,
ma anche e, a mio avviso, soprattutto, alcune nuove possibilità sino ad ora un po'
precluse. Il problema della crisi del discorso mette in scacco il delicato
problema del rapporto tra pensiero e realtà. Se siamo qui a riflettere sulla
crisi del discorso è perché la realtà, nel corso degli ultimi secoli, si è
ribellata ai propri interpreti. La realtà non accetta di essere confinata entro
un recinto di concetti già pronti, prestabiliti. Il pensiero forte deduttivo
del mondo moderno ha cercato di imprigionare la realtà per dominarla, ma essa
si è ribellata. Se il discorso è in crisi è perché il modo di interpretare la
realtà tipico del mondo moderno è fallito, si è dimostrato errato, lacunoso.
Questo
dato rivela altri elementi importanti. La crisi del discorso deduttivo svela
l'origine delle crisi politiche della cultura occidentale. Il tema centrale in
questa fase è la violenza e il discorso tipicamente violento di una cultura
forte, che presenta un discorso unico che pretende di essere universale. La
violenza religiosa ha una sfumatura logica: questo è un dato importante. Non è
il contenuto religioso ad essere violento, ma il modo di interpretarlo. Quante
persone hanno subito la violenza della Chiesa? Quante guerre sono state
scatenate per motivi religiosi, a causa di interpretazioni "dure",
rigide, di versetti biblici? Lo stesso si può dire della violenza ideologica
(marxismo) dei vari totalitarismi che hanno devastato l'Occidente negli ultimi
secoli: sono stati modi forti del discorso razionale-deduttivo.
Non
tutto il male viene per nuocere. La crisi del discorso (deduttivo), oltre a
presentare tutta una serie di problemi che in parte ho appena mostrato, offre
anche nuove possibilità per la cultura occidentale. Quali sono queste
possibilità?
Dal
punto di vista filosofico: la possibilità di costruire un discorso
dialogico che sappia rispettare le diverse componenti del dialogo (Habermas,
Apel). In questo senso, sono di estrema rilevanza i contributi di Buber,
Levinas, Mounier, tra gli altri. Non solo. Non è un caso che, proprio in questi
ultimi decenni si sia sviluppato un discorso di tipo ermeneutico, l’esigenza,
cioè, si uscire dallo spazio angusto di una verità pensata in modo astratto,
per poterla guardare da vari punti di vista e scoprire, così, la bellezza della
differenza.
Dal
punto di vista biblico si coglie l’esigenza di un maggiore spazio da dare
ad un ascolto autentico della Parola di Dio e un'interpretazione più aggiornata
(teoria di Vattimo). Uscire da una lettura fondamentalista e da un’interpretazione
univoca, è la grande sfida lanciata dal Vaticano II e assimilata nel cammino
delle comunità.
Dal
punto di vista ecclesiale emerge il discorso di una Chiesa di minoranza e non
di maggioranza, che può condurre ad uno stile più sinodale, di ascolto e ad una
comunità in cui il principio di uguaglianza è visibile.
La
crisi del discorso deduttivo, dunque, non va colto semplicemente nella sua
negatività, ma soprattutto, nelle nuove possibilità che si aprono.
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