lunedì 21 gennaio 2019
IL BISOGNO DI PROFETI NELLA SOCIETÀ POSTCRISTIANA
Paolo Cugini
Leggendo la storia del popolo di Israele, storia
tutt’altro che lineare e di facile comprensione, ma colma di sorprese e novità,
si coglie un dato a mio avviso molto significativo. Nei momenti più delicati di
questa storia, c’è sempre stato qualcuno, nella maggior parte dei casi un
profeta, capace di vedere quello che gli altri non riuscivano a vedere. Nelle
più grandi catastrofi, come ad esempio l’esilio in Babilonia del 587 a.C., i
profeti riuscivano a vedere una sorta di itinerario nascosto dentro la storia,
che avrebbe mutato il destino del popolo, trasformandolo da negativo in
positivo. I profeti, in definitiva, iniettavano speranza nel popolo, erano
coloro che riuscivano a tenere alto il morale, a non permettere che il popolo
si abbattesse sotto i colpi della dura realtà.
Oggi,
a mio avviso, c’è più che mai bisogno di profeti, di visionari, di persone
capaci di vedere dove nessuno riesce a cogliere nulla. C’è un mondo che sta
andando in frantumi, e coloro che sono chiamati ad esercitare una guida spirituale
non lo vogliono ammettere. La società e la cultura Occidentale giorno dopo
giorno, a passi sempre più veloci si sta secolarizzando. Ciò che si percepiva
già negli anni ’50-’60 del secolo scorso, vale a dire un processo inarrestabile
di secolarizzazione, oggi è palpabile in tutti i settori della società, persino
nella religione. Sembra un paradosso, ma non più di tanto.
L’incapacità
cronica dell’istituzione ecclesiale di capire il cambiamento, sta creando lo
spazio per tutti quei movimenti tradizionalisti che si aggrappano al nulla pur
di mantenere in piedi ciò che ormai è crollato al suolo (grazie a Dio). E così,
mentre ci sarebbe bisogno di porre le basi per un nuovo cammino ecclesiale e
spirituale, nell’oggi di questa fase così delicata, sono i movimenti di tipo
fondamentalista a trovare spazio e ad alzare la voce nella Chiesa. Si avverte
nell’Occidente secolarizzato, una Chiesa ostaggio del passato, nella ricerca
ostentata e, per questo ridicola, di mantenere in piedi quello che è
rumorosamente fracassato al suolo.
Si
parla sempre di più di società postcristiana per il fatto che si ha la netta
sensazione che siamo entrati in un’epoca nuova, in cui la cristianità così come
si era venuta a strutturare dal medioevo in poi, non esiste più. Certamente, chi
si guarda intorno può affermare che in realtà non sembra notare un grande
cambiamento. Tale cambiamento è più interno che esterno, più culturale e
spirituale, che materiale. I sociologi ci ricordano anche con le statistiche
alla mano, che nell’Occidente secolarizzato i cristiani sono sempre più una
minoranza. Le percentuali di coloro che frequentano le chiese cala a vista
d’occhio. Allo stesso tempo, si constata il calo vertiginoso dell’accesso alla
vita sacramentale. Battesimi, matrimoni, confessioni: sono sempre meno le
persone che partecipano a ciò che da sempre sono considerati i cardini della
vita ecclesiale. Sono soprattutto le
giovani generazioni a disertare le chiese che, ormai, vedono la presenza di
bambini e anziani. Per quanto riguarda i bambini basterà aspettare ancora
qualche anno per non vederne quasi più. Quando la cristianità avrà perso la sua
presa sulla società Occidentale, non ci sarà più bisogno di catechizzare i
propri figli. Spariti i bambini che riempiono le chiese nel periodo scolastico
con cui vengono fatti coincidere i percorsi di catechesi, spariranno dalle
chiese anche i loro genitori, perlomeno quelli che sono abituati ad
accompagnare il percorso religioso dei loro figli, al di là dei loro specifici
interessi personali.
Considero
un bellissimo dono del Signore la possibilità di poter vivere in quest’epoca di
cambiamento epocale, perché i cristiani avranno la possibilità di vivere il
Vangelo in un modo più autentico e profondo rispetto a prima. Nella società
postcristiana, così come si sta delineando, perdendo l’aspetto culturale di
evento di massa, e di necessità sociale, l’essere cristiano, discepolo e
discepola del Signore, sarà sempre di più una scelta personale, più che una
necessità sociale. Per questo il futuro del cristianesimo, il futuro della
Chiesa sarà nei piccoli gruppi, più che nelle grandi cattedrali. Sono già molti
i luoghi di culto che, a causa del calo vertiginoso delle frequenze, vengono
venduti o dati in affitto per un altro tipo di utilizzo. Mentre le città Occidentali
piene zeppe di monumenti ecclesiali, diventeranno mete turistiche per ammirare
un passato glorioso, noi, i cristiani, avremo modo di sperimentare la bellezza
della vita evangelica rimanendo sotto i riflettori dello sguardo amoroso del
Padre.
sabato 19 gennaio 2019
GENERE E TEOLOGIA
LA TEOLOGIA DELLE DONNE
– II CICLO
REGGIO EMILIA – 18
GENNAIO 2019
SELENE ZORZI
Sintesi:
Paolo Cugini
Quando
si parla di genere si parla di cose che non si capiscono.
Qual
è l’obiettivo di questa sera? Capire il contributo della teologia quando la
categoria di genere impatta sulla teologia.
Femminismo
e cristianesimo: questo binomio va fatto risalire a Gesù:
ha incluso donne tra i suoi discepoli. Regressione patriarcale successiva:
proprio per permettere una diffusione del Vangelo, la Chiesa ha avuto una sorte
di regressione patriarcale rispetto al messaggio di Gesù. Questo fenomeno è
visibile nella letteratura paolina tardiva, quelle per intenderci delle lettere
pastorali. Le donne perdono sempre più peso all’interno della Chiesa, sino a
subire una vera e propria persecuzione.
Nella
storia della teologia c’è una cultura patriarcale portata avanti anche dalla
filosofia. Significativa è l’antropologia aristotelica che era convinta che le
donne erano dei maschi mancati.
Con
il movimento delle donne che hanno ripreso in mano la Bibbia, è nata l’esegesi
femminile. Nasce l’esegesi del sospetto. La sensibilità femminile porta a
svelare e a correggere alcune interpretazioni correnti. In campo protestante la
riflessione femminile è iniziata prima. Si pongono al testo biblico nuovi
interrogativi. Con nuovi interrogativi anche sulle donne, la sensibilità
femminile ha portato a correggere alcune interpretazioni fatte dai maschi. L’entrata
delle donne in teologia non è stata indolore.
Ermeneutica:
·
leggere il testo all’interno di un
contesto, compreso il contesto patriarcale.
·
Leggere i silenzi (discepoli: e le
discepole?)
·
Maggiore attenzione alle narrazioni
complesse (Salmo: come un bimbo svezzato in braccio alla madre: chi l’ha
scritto il testo?)
·
Cercare di leggere il testo maschile
inclusivo
Ermeneutica
del sospetto: i testi sono stati scritti da uomini con la mentalità misogina,
in un contesto patriarcale. Cercare i testi in cui le donne sono messe in
positivo. Dio libera l’uomo, tutta la Bibbia è una storia di liberazione. La
questione femminile ci aiuta a capire che un testo scritto ha la capacità di
essere collocato in contesti diversi, e viene illuminato in modo nuovo. Il
testo letterale è aperto a sviluppi nuovi.
Il Genere in Teologia
Che
impatto ha parlare di genere in teologia? Sapere che Dio è spirito e dunque non
ha sesso. Se Dio non ha sesso, devo parlare di lui a partire dalla mia
esperienza, che adesso inizia ad essere anche un’esperienza femminile. Problema
del linguaggio teologico. Quando parliamo di Dio, come ne possiamo parlare? Sappiamo
di essere creati ad immagine di Dio e quindi che modelli antropologici escono?
Abbiamo tre tipi di interpretazioni diversi, che indicano modelli antropologici
diversi.
Immagine
di Dio:
1. Uomo
2. Asessuato
3. Forse
ad immagine di Dio non è solo il maschio, ma anche la donna
Dio
è padre, madre, come?
Ci
sono molte immagini al femminile di Dio nell’AT.
Immagini
femminili di Dio:
·
Ruah
·
Madre
·
Divina Sapienza
Immagini
al maschile;
·
Se Dio è maschio, il maschio è Dio.
·
La mascolinità di Dio è genere e non
sessuale. Vedremo un padre tenero.
·
Gesù era un maschio atipico. Se Gesù non
si è sposato significa che è stato atipico, mettendo in crisi il modello
maschile. Gesù è capace di ascoltare il desiderio femminile.
·
La questione è il collegamento quasi
inconsapevole tra una sorte di legame di maschilità e potere. Per la femmina
viene messo in dubbio per le donne.
È
stata la cultura che ha reso indelebile il binomio maschilità e potere.
Problema
del genere della Trinità. Maschile e femminile
appartengono a tutta la Trinità. Possiamo usare il femminile e il maschile per
le tre persone.
Maria ha sofferto moltissimo l’immaginario maschile dei
celibi preti e vescovi che hanno parlato di lei elaborando una riflessione fortemente
segnata dal modello maschile e dalla cultura patriarcale. La teologia femminile
ha riscoperto molti aspetti nuovi su Maria.
Vergine-Madre
Eva-Maria:
binomio che non regge e penalizza tutte le donne che non sono Maria
Genio
femminile: è una categoria problematica. Nel
magistero le donne sono escluse dal sacerdozio. Il genio femminile sembra
essere la più grande categorizzazione del maschilismo sulla donna.
Dio creò l’uomo a sua immagine
A immagine di Dio lo creò
Maschio e femmina li creò
Prima
dell’ottocento si interpretava come se Dio avesse creato prima l’uomo e poi la
donna con l’unico scopo di generare figli. Di pende da dove si mettono le
virgole e nascono interpretazioni differenti.
San
Tommaso sosteneva che la donna è stata creata per la procreazione.
Modelli
antropologici nella storia della teologia
1. Un
solo sesso. Dio ha creato Adamo, maschio. Le donne non sono credute ad immagine
di Dio, ma possono essere redente.
2. Le
donne possono anticipare questo stato tramite una andrizzazione
Adamo-Cristo
Eva-Maria
Per sposo e sposa si intendeva che il maschio era il capo
della donna: lo sposo è il creatore e la sposa Israele.
Adamo
è creatura come Eva: il parallelismo non funziona con Maria e Cristo.
Nella
riflessione patristica chi fa la figura peggiore è Eva, cioè la donna. Anche
per Maria le teologhe hanno fatto una decostruzione.
C’è
un recupero di Maria.
·
Figura controcorrente:
donna incinta prima del matrimonio e ha portato avanti una gravidanza scomoda.
·
Profetessa:
il magnificat è il manifesto della teologia della liberazione
·
Donna “normale”: anche nel rapporto
con suo figlio (se lo dimentica a Gerusalemme per tre giorni). Ci sono vari
episodi in cui si vede che Maria non capisce che cosa stia facendo suo figlio.
·
È una Maria che è sorella,
in cui si riscopre la sessualità ed è l’inizio di un modello di una Chiesa a
due voci.
·
C’è un femminile che è modello anche degli
uomini.
Genere femminile e Dio
Ruah:
ha a che fare anche con la Shekinah (la nube). Questa shekinah.
Oggi
Cristo è la tenda: una cristologia al femminile.
Dio
madre: Os 11, Dt 32. Anche la mistica Giuliana parla di Dio
come madre. Anche Giovanni Paolo I.
Divina
sapienza: Gb 28; Sap 7.
Regno
di Dio: in greco si dice al femminile: Basileia
Due
parabole:
Lc
15, 8-10 (perde
Mt
13, 33-35: lievito (è una donna senza un uomo, immagine del Regno di Dio)
Giovanni
Paolo II: IL generare è di natura divina, perché
Dio è spirito. Anche la paternità è divina.
Concilio
de Toledo: 675 d.C. Gesù che esce dall’utero del
Padre. Possiamo dire di un Padre che partorisce
Le
donne sono degli ospiti nella Chiesa, ancora oggi.
Rischio
di avere solo un’immagine di Dio: idolatria. Più immagini abbiamo per esprimere
Dio, maggiore è la ricchezza della nostra esperienza di Dio.
venerdì 11 gennaio 2019
NUOVI ORIZZONTI DELLA MISSIONE
Sintesi:
Paolo Cugini
Nel
libro di Mario Menin: Missione,
Cittadella editrice, Assisi 2016, presentato a Reggio Emilia nel mese di
novembre 2018, in un evento organizzato dal Centro Missionario Diocesano, l’autore,
dopo aver presentato i diversi modelli di missione che si sono succeduti nel
tempo e dopo aver approfondito i documenti magisteriali più significativi sul
tema della missione, si sofferma a riflettere sulle nuove prospettive della
missione a partire dal nuovo quadro socio. - culturale. E’ su questa, a mio
avviso, interessante analisi, che intendo soffermare l’attenzione.
A
cinquant’anni dalla fine del Concilio la missione è molto cambiata. È possibile
individuare tre sfide che il nuovo contesto culturale propone alla Chiesa.
a. Con
quale Chiesa? Il problema consiste nel capire in che
modo la Chiesa è chiamata ad essere presente nel mondo nel nuovo contesto
culturale scristianizzato che alcuni definiscono come epoca post-cristiana. Si
tratta di inserire la Chiesa nell’orizzonte del mondo, perché possa rendere
ragione di sé dall’interno della storia. La sfida missionaria dell’Europa
consiste nel riportare il Vangelo nella vita quotidiana delle persone e nei
suoi nuovi areopaghi culturali. In questa prospettiva non basta esserci come
Chiesa. La semplice presenza non è più di per sé garanzia di evangelizzazione.
Occorre un nuovo rapporto vangelo-culture, un ritorno della Chiesa al Vangelo e
del Vangelo nella società. Ciò richiede un costante processo di inculturazione
della fede e di evangelizzazione delle culture, attraverso un approccio più
mirato e attento alle persone per riconoscere l’intima sete di senso che esse
sperimentano e soffrono, aiutandole a discernere tale sete nella loro vita,
presentando il Vangelo non come un pacchetto di norme canoniche da osservare,
ma come risposta inclusiva della loro ricerca e sofferenza. Ciò richiede una
Chiesa più modesta, più umile, più decentrata sulla Parola e sull’altro come
aveva proposta il Concilio. Non si tratta di rinunciare all’istituzione Chiesa,
quanto piuttosto di ripensarla a partire dalla sua natura missionaria, da
quella “attività” che fino al Vaticano II era considerata periferica e
riservata a pochi.
b. Con
quale Cristo? L’avvento del pluralismo religioso e del
dialogo interreligioso hanno provocato un profondo ripensamento nel modo
d’intendere la missione. Il tentativo attuale consiste nel ricomprendere il
pluralismo dentro l’unico piano salvifico di Dio, dal momento che non si può
escludere l’opera di Dio da nessun contesto e da nessuna esperienza umana. Ciò
non significa imboccare la via della relativizzazione del mistero di Cristo, ma
piuttosto di una rinnovata intelligenza, dall’interno della fede, della sua
unicità sia a livello teologico, sia a livello storico. Con il passaggio dal
cristocentrismo conciliare alle posizioni teocentriche e pluraliste del
post-concilio, il rischio è quello di relativizzare il Gesù della storia
rispetto al Logos eterno di Dio. La missione nell’orizzonte delle religioni
rischia di trasformarsi in una missione senza Cristo. Il problema a questo
punto diventa il seguente: con quale Cristo essere presenti nell’orizzonte
delle religioni? Non certo con il Cristo che le esclude aprioristicamente
tutte, ma con quello che tutte le interpella e da tutte si lascia interpellare attraverso
l’incontro, l’ascolto, il dialogo e il cammino insieme. L’unicità di Cristo,
scrive C. Theobald, non è escludente, ma ospitale, inclusiva, nel senso che dà
compimento all’unicità di ciascuno.
c. Con
quale cultura? Fino al Concilio la Chiesa di Roma
immaginava che la propria maniera di inculturare il Vangelo avesse un valore
paradigmatico assoluto. La nuova autocomprensione della Chiesa nei confronti
del mondo in ordine alla salvezza e soprattutto la scoperta di essere per la
prima volta una “chiesa mondiale e multiculturale hanno incrementato gli
interventi del magistero sulla questione, ora per frenare eccessivi entusiasmi,
ora per lanciare la missione verso nuovi orizzonti. Il magistero si è mosso tra
richiami per garantire l’unità della fede e della chiesa e nuovi progetti di
inculturazione; tra avvenimenti per salvaguardare il ricco patrimonio del
cristianesimo occidentale e appelli per non imporlo sic et simpliciter a tutte le chiese locali. Il processo di
scristianizzazione del continente europeo ha costretto l’Occidente cristiano a
porsi la domanda sulla propria identità cristiana. Non si è cristiani solo
culturalmente, una volta e per sempre, ma grazie ad una costante rigenerazione
nella fede, soprattutto in un continente di antica evangelizzazione, che vede
svilupparsi nuovi areopaghi culturali, in cui è più difficile comunicare e
trasmettere il Vangelo. Se per incarnarsi il vangelo deve entrare
nell’orizzonte del mondo, delle culture e delle religioni, va però detto che
l’utopia del Regno di Dio che esso annuncia non si esaurisce in un progetto
politico, per quanto nobile, e nemmeno in una cultura, per quanto elaborata.
C’è una differenza, eccedenza del Vangelo rispetto a tutte le culture e
religioni.
domenica 6 gennaio 2019
GENERE E TEOLOGIA - II CICLO DI CONFERENZE: LA TEOLOGIA DELLE DONNE
Paolo Cugini
Anche quest’anno il Gruppo Amiche legato al cammino dei cristiani LGBT di Reggio Emilia propone un ciclo di conferenze di Teologia delle Donne. Il successo dello scorso anno, sia per i contenuti proposti che per la partecipazione, hanno fatto sì che il gruppo ritenesse opportuno un nuovo cammino di riflessione. Che cos’è che ha colpito maggiormente nel percorso proposto lo scorso anno? Senza dubbio, lo sguardo diverso del pensiero femminile sui temi del delicato rapporto tra sessualità e teologia e, in modo particolare, la riflessione teologica sull’omosessualità. Le teologhe invitate hanno proposto cammini che hanno il coraggio di osare sentieri nuovi, senza trascurare quelli già battuti. In fin dei conti, l’idea del Gruppo Amiche consiste proprio nel proporre percorsi nuovi, osservando il tema della sessualità e dell’omosessualità da angolature diverse. Uscire dal pensiero unico, dalla teologia delle cose già dette e risapute, per mettersi in ascolto di ciò che Dio desidera dirci in questo nuovo contesto culturale post-cristiano e secolarizzato: è questo l’obiettivo dei cicli di teologia delle donne. Mettersi sul serio ad ascoltare la sofferenza di tanti fratelli e sorelle maltrattati e umiliati per il semplice fatto di essere nati diversi; capire che cosa Dio ha da dire dinanzi a queste sofferenze, che cosa c’insegna con la diversità sessuale. La proposta è quella di affidare alla teologia femminile non tanto delle risposte definitive sul tema così delicato, quanto di offrirci il loro sguardo diverso, il loro modo di approcciare il problema.
Nella prima serata, vale a dire VENERDI 18 GENNAIO 2019 alle ore 20,45, sarà con noi la teologa Selene Zorzi. Selene è stata nostra ospite anche lo scorso anno quando la invitammo a presentare un suo significativo libro: Il genere di Dio. La Chiesa e la teologia alla prova del gender. Selene ha un dottorato in teologia e insegna dal 2006 filosofia e teologia. Ha ottenuto il Diploma da Coach presso la U2Coach Academy si è certificata ACC presso la ICF, specializzandosi in Team Coaching.
Nella prima serata, vale a dire VENERDI 18 GENNAIO 2019 alle ore 20,45, sarà con noi la teologa Selene Zorzi. Selene è stata nostra ospite anche lo scorso anno quando la invitammo a presentare un suo significativo libro: Il genere di Dio. La Chiesa e la teologia alla prova del gender. Selene ha un dottorato in teologia e insegna dal 2006 filosofia e teologia. Ha ottenuto il Diploma da Coach presso la U2Coach Academy si è certificata ACC presso la ICF, specializzandosi in Team Coaching.
Tutti gli incontri di questo secondo ciclo di Teologia delle donne si
svolgeranno presso il Palazzo Dossetti dove ha sede l’università di Reggio
Emilia (Via Antonio Allegri, 9. Aula D 0.1).
L'Associazione la Tenda dio Gionata e la collana Cammini della diversità delle Edizioni San Lorenzo di Reggio Emilia, appoggiano l'iniziativa, con l'intenzione di pubblicare in un testo l'intero percorso.
L'Associazione la Tenda dio Gionata e la collana Cammini della diversità delle Edizioni San Lorenzo di Reggio Emilia, appoggiano l'iniziativa, con l'intenzione di pubblicare in un testo l'intero percorso.
Il Gruppo
Amiche di Reggio sta realizzando un servizio alla città di grande spessore
culturale, oserei dire innovativo: aprire lo spazio al pensiero teologico
femminile. Grazie infinite per questa opportunità.
lunedì 31 dicembre 2018
Per una politica di pace: quali scelte? Seconda giornata del convegno di Pax Christi 2018
don Rocco D’Ambrosio, ordinario di Filosofia Politica presso Università
Gregoriana, Roma – Presidente di Cercasi un fine.
Sintesi:
Paolo Cugini
Il
Papa cita 10 vizi della politica nel suo discorso di inizio d’anno. C’è una
crisi epocale riguardo al potere che deriva dai processi di populismo e
sovranismo messi in atto. La politica è diventata una preda e quindi ci sono
dei predatori. È una generalizzazione che può essere pianificata. Le persone
che vivono la politica come servizio sono pochissimi. La politica locale in
Italia in generale è migliore della politica nazionale. In Italia abbiamo dei
buoni sindaci e consiglieri. Siamo circondati da predatori, persone per cui prego
che vada in galera il più presto possibile. Dobbiamo apprendere a rispettare la
liturgia dello Stato.
Quali
sono le prede della politica?
Il
potere e le risorse finanziarie. Il Magistero sociale della Chiesa ha un suo
linguaggio e parla sete di potere e avidità di denaro. Le prime prede
intercambiabili sono il potere e il denaro. È finita la classe politica di
persone legate al potere e disinteressate dal denaro. Oggi chi cerca il potere
cerca il potere. Anche le istituzioni democratiche sono una preda. In questo
momento storico i partiti non fanno congresso, che è un meccanismo per
selezionare una classe dirigente.
Il
consenso è un’altra preda. Nell’80% i politici
leggono i testi preparati da altri. Non c’è nessun twit di un politico, né
post, né comunicato stampa che non sia stato preparato per carpire consenso.
Tutto è prodotto di marketing.
I
poveri, gli ultimi, gli stranieri: sono delle prede. Non
si fanno differenze fra immigrati, perché sono cose da intellettuali. Queste
cose non attirano consenso e quindi si prende il pacchetto intero e lo si fa
diventare una preda.
La
situazione è peggiore del governo Berlusconi e del governo Renzi.
L’emergenza non è politica, ma è culturale. È una battaglia che ha iniziato la
Civiltà Cattolica agli inizi degli anni ’90 quando si parlava che le questioni
morali e politiche sono…
Ai giovanissimi che cosa diciamo? Siamo dinanzi ad un
vuoto culturale impressionante. Le eccellenze non fanno un Paese, perché
l’eccellenza culturale e scientifica vengono da percorsi di sacrifici
personali, ma non dicono la situazione generale delle nostre scuole, non dicono
la vergogna dei docenti universitari che non insegnano e fanno altro. Questa è
l’emergenza culturale. Occorre trovare il bandolo della matassa e questo sta
nel cuore delle persone.
Le
cose che dice Salvini le dice la gente. Salvini è uno
dei tanti in ottima compagnia in questo Paese. Ci sono preti e vescovi che la
pensano come Salvini.
Francesco:
la crisi attuale fonda le radici in una crisi etica e antropologica.
Proposta:
la tentazione dinanzi ad un quadro di crisi è di creare i gruppi ristretti di
resistenza. Lo strumento del discernimento deve diventare una categoria
fondamentale della nostra azione, assieme a quella della pazienza.
Discernimento:
Francesco lo ha ripreso. Discernere i segni dei tempi, che prima vanno letti. Il
discernimento non è automatico. È cresciuta la velocità tecnologica, ma non
quella dell’intelligenza. Il discernimento ha bisogno di tempo e chi non si
concede tempo rischia di diventare un predatore. I predatori sono velocissimi.
Il discernimento serve per cercare ciò che è gradito a
Dio. Decidersi per ciò che è buono. Ciò che Dio ha creato è buono, anche se poi
si è pervertito. Occorre coniugare i verbi del discernimento: valutare, capire,
scegliere. La politica va capita, perché mette in campo dei meccanismi, ha
delle regie note ed occulte. La buona politica è fatta di persone competenti, e
anche di cittadini. È un esercizio di studio.
Pazienza.
Occorre pazienza nel dialogo e nell’offrire parole. Il razzismo è radicato. Non
abbiamo il compito di convincere qualcuno, ma di evangelizzare e, per questo,
ci vuole molta pazienza. Non si fa la formazione funzionale all’emergenza. La
formazione è costante nel tempo. Dobbiamo mirare non a risolvere il problema
emergente, ma ad un cammino costante. L’inasprimento delle tasse colpirà i
piccoli ma non i grandi. La formazione porta alla coerenza evangelica in campo
politica. Milani diceva che dobbiamo spiegare le parole con pazienza.
La
buona politica si basa sull’apprendimento delle parole, concetti e sul
confermare quelle che abbiamo nel cuore e nella mente. Le politiche sociali
sono l’attuazione del bene comune. Spesso si vuole mantenere il discorso su un
livello retorico, per non entrare in profondità. Le parole devono riprendere i
loro significati. Ci dev’essere un cammino di smascheramento fatto con
intelligenza. Facebook non è un luogo di discussione, ma di armi bianche. Ci
sono delle logiche di presenza e non formative. Dobbiamo capire gli strumenti
che abbiamo in mano. Non si apprendono parole su Facebook, si lanciano.
La
parola pace che cosa significa oggi nella testa delle
persone? Bobbio: la filosofia della
pace è una delle filosofie più deboli nel nostro contesto italiano. Che cosa so
io di pace? Quale legame esiste tra politica e pace? Oggi il problema è la
funzione sociale (Milani) che noi
abbiamo come persone che rendono in contenuti significativi. Si potrebbero
prendere alcuni numeri del testo del Papa e ragionare assieme.
Oggi le parole sono svuotate.
domenica 30 dicembre 2018
LA BUONA POLITICA A SERVIZIO DELLA PACE-CONVEGNO PAX CHRISTI 2018
Convegno Nazionale di Pax Christi MATERA - 30/31 dicembre 2018
Renato Sacco e Gianni
Novello ci introducono al messaggio del Papa
per la Giornata mondiale della Pace
Santeramo in Colle
Sintesi:
Paolo Cugini
I vescovi della Sardegna sono impegnati nella lotta contro
la costruzione delle armi.
Siamo a pochi passi da Matera, candidata come sede della
51 marcia della Pace. Matera è capitale europea della cultura 2019.
Non
siamo soli perché anche la Diocesi di Altamura ci è vicina.
Gianni
Novello: rilettura del messaggio del Papa di
quest’anno: “la buona politica a servizio della pace”. Viviamo in solidarietà
con la popolazione del Congo che vive immersa nella violenza. Il messaggio del
Papa va letto con gli occhi delle vittime della non-pace. L’obiettivo della
pace va unito alle situazioni di dolore e sofferenza.
Dopo
il funerale di Romero in Salvador, un vecchietto nascosto in un sotterraneo
chiedeva di ricordare all’Europa che siamo qui. Se siamo attenti alle persone
che vivono in quelle situazioni, il mondo sa meno d’inferno. A volte la
scommessa di tutti noi è di unire la buona politica con il quotidiano che sa
ascoltare le sofferenze.
Il
discorso del Papa tiene conto del primo articolo dello statuto dell’UNESCO: le
guerre nascono prima di tutto nello spirito degli uomini. Pax Christi è un
cenacolo di resistenza. Il Papa fa un messaggio che sembra senza mordente. Il
suo messaggio è un insieme dei messaggi già fatti in precedenza. C’è dentro la
Laudato Sii, l’Evangelii Gaudium. Il dovere della buona politica è affrontare i
diritti che diventino doveri.
Il
Papa inizia il suo messaggio con il tema della casa comune, che è ogni
famiglia, ogni paese, ogni continente. Pace a questa casa: pace a tutte le
case. Dietro la buona politica della pace ci dev’essere un lavoro educativo di
consapevolezza.
Il
Papa cita Paolo VI: la buona politica è manifestazione della carità. Il dovere
della politica è il dovere della pace. Richiama a pratiche di virtù: la
giustizia, l’equità, il rispetto reciproco, la fedeltà, la continuità. Occorre
mettere insieme il Vangelo e la Costituzione a servizio delle vittime della
non-pace. Il servizio del bene comune è a cominciare dai più poveri, perché ci
sono peccati strutturali che emarginano. Ci sono strutture che impoveriscono.
Il Papa dice che occorre riprendere questi temi affinché non cadano nel vuoto.ù
Il
Papa ci mette in guardia contro i vizi della democrazia che mettono in pericolo
la pace sociale: la corruzione è il peggiore di questi vizi. Corruzione e produzione
di armi, il commercio di armi vanno a braccetto. Altro vizio è la negazione del
diritto e l’arricchimento illegale. Il Papa ricorda che l’Europa ha scelto più
Macchiavelli che Erasmo da Rotterdam.
Il
Papa ricorda gli esiliati, che trovano fili spinati. Per il Papa è un fenomeno
provocato da cattive politiche: colonialismo e neocolonialismo. Faremo dei laboratori
proprio per cercare di mettere insieme idee per far fronte a queste
problematiche.
Cosa
fare per l’ambiente: è uno dei problemi più scottanti. Anche il problema della
cultura è delicato. Stiamo diventando un po’ tutti fascisti: stiamo troppo in
casa e non volgiamo far parte di aggregazioni. Occorre elaborare un progetto di
società.
Occorre
avere il coraggio di avere visioni di futuro. Disarmare: La Chiesa, la cultura,
la scuola, ecc. Vedere la società come
un poliedro e non una sfera. Cultura della differenza. Dobbiamo cercare le
minoranze per tutelarle.
Non
dobbiamo avere paura dei cambiamenti, ma dobbiamo entrarci e accompagnare i
cambiamenti. Pax Christi come un gruppo di persone per elaborare progetti. Studio,
preghiera e azione.
I
vescovi sardi dicono: con facilità si vende fumo seguendo ideologie. Gli slogan
e le promesse non aiutano a creare un clima distensivo. Buona politica è anche
far crescere il lavoro. La produzione e il commercio delle armi non
contribuiscono alla costruzione della pace.
La
democrazia è in crisi. I diritti anche quelli della Costituzione hanno bisogno
di vigilanza.
giovedì 20 dicembre 2018
LIBERATEVI, PER DIO!
Paolo
Cugini
È come la cipolla o come una fodera. Sono esempi che
prendo da una mia cara amica, che li usa spesso ogni volta che spiega la
complessità del testo biblico. La cipolla vista da lontano, sembra compatta,
una cosa unica, ma non è. Quando la vedi da vicino ti accorgi che è
stratificata, che la puoi pelare, le puoi togliere le stratificazioni che, per
quanto riguarda la cipolla – e non solo – è un processo che ci fa piangere.
Anche
le coperte sembrano un corpo unico e invece ci sono delle cuciture che uniscono
i pezzi e poi ci sono dei rivestimenti per nascondere le cuciture. La coperta sembra
un corpo compatto, ma non è. Come, del resto, tante cose nella vita: sembrano
compatte, ma non lo sono. Ci abituiamo a vivere nell’apparenza delle cose, sino
al giorno in cui un incontro, un volto, un sentimento forte ci aiuta a
svegliarci e a scoprire che non è tutto compatto come sembra, che c’è qualcosa
di diverso, che c’è dell'altro.
C’è
tutto un sistema di cose che fa di tutto affinché la realtà risulti compatta,
bella, simpatica. C’è tutto un mondo che lavora al mascheramento della realtà,
soprattutto, al mascheramento delle manipolazioni del reale. E poi intervengono
degli eventi che incrinano la compattezza, che aprono degli spiragli, che
provocano una riflessione, una crisi e aprono, in questo modo, il cammino della
decostruzione che ci conducono alla realtà, vale a dire, alla verità sulle
cose. La decostruzione delle strutture messe in atto per coprire la
manipolazione della realtà è, allo stesso tempo, un cammino di liberazione e di
disvelamento. È di liberazione perché, finalmente, la persona vive con libertà
il proprio rapporto con la realtà. Di disvelamento perché la rivelazione del
processo di decostruzione ci conduce alla comprensione che le intuizioni che
percepivamo nel periodo della manipolazione del reale, erano autentiche. Questa
è già un’importante indicazione di metodo. Ci dice, infatti, che ogni persona è
dotata per cogliere la verità delle cose, la loro realtà e, quindi, è in grado
di percepire ogni tentativo di manipolazione, di distorsione, di dissuasione.
Ad
un certo punto nella vita dobbiamo decidere se sbucciare le cipolle o lasciarle
così; dobbiamo decidere se togliere le federe e controllare le cuciture, oppure
continuare a coprirci come se la coperta fosse un corpo unico. Infine, ad un
certo punto della vita dobbiamo decidere se continuare a credere a santa Lucia
e a Babbo Natale, o se collocarli al loro posto. Dobbiamo, cioè, ad un certo
punto della vita, che sarebbe bello essere il più presto possibile, deciderci
se vale la pena soffrire un po’, smascherando i miti che ci stanno offuscando
la vista del reale, o fare finta di nulla e pagare il prezzo salatissimo di una
vita falsa, di correre il rischio cioè di non vivere mai la realtà.
Quando
questo succede, cioè quando ritardiamo ad attivare i processi di decostruzione
e di smascheramento stiamo male perché viviamo male. La coscienza si ribella quando
qualcosa o qualcuno ci soffoca, tarpa le nostre ali, c’impedisce di volare, di
essere noi stessi. La nostra coscienza si arrabbia con noi nel profondo del
nostro cuore quando ci vede pigri, remissivi, un po' meschini perché ci
rifugiamo dietro le nostre paure. Siamo come arrabbiati quando ci accorgiamo
che la vita non è come l’avevamo pensata o come qualcuno l’ha pensata per noi.
E allora c’è dentro di noi una voce, un sentimento che ci spinge a prenderci in
mano, a prenderci sul serio, a smetterla di piagnucolare e tirarci su le
maniche pere smascherare tutto e vivere così finalmente liberi.
È
il contatto con la realtà che smaschera le sovrastrutture false che ci stanno impedendo
di vivere in modo autentico. È la realtà che provoca l’incresparsi di quelle
idee, di quelle filosofie e teologie che rivestono la nostra vita non
permettendoci di vivere in modo autentico. La cosa peggiore che purtroppo
accade spesso, è quando le filosofie e le ideologie incontrano come alleati i
genitori che, non hanno tempo per controllare se tali ideologie sono aderenti o
meno alla realtà. Povera quella giovane anima che trova dentro di casa l’alleanza
diabolica dei propri genitori con gli spacciatori di ideologie devitalizzanti e
castranti! Sarà dura uscire da questa gabbia di matti, ma ce la si può fare. C’è
sempre, infatti, un giorno in cui incontriamo qualcosa di reale, in cui
percepiamo che il mondo non è come ce lo stanno spacciando. C’è sempre un
giorno in cui la giovane anima respira aria di libertà e, quando questo
succede, puoi star sicuro che farà di tutto per scrollarsi di dosso il marciume
delle filosofie e delle teologie che come catene la tengono in gabbia. Chi
sente profumo di libertà, soprattutto quando questo profumo viene verso di noi
nella giovinezza, puoi stare sicuro amico mio, che questo profumo non si scorda
mai.
Il
primo elemento fondamentale di questo processo di smascheramento, che è allo
stesso tempo un processo di decostruzione, consiste nel prendere le distanze
dai maghi, dai ciarlatani, dai venditori di fumo, imbroglioni da due soldi che,
per tante ragioni, abbiamo incontrato nel nostro cammino e ci hanno riempito la
testa di fandonie. Credo che sia impossibile questo salutare addio ai
ciarlatani senza incontrare qualcuno che ci sia già passato, qualcuno che si
sia già liberato dal mondo di fandonie, dal mascheramento del reale. È brutto
che lo dica proprio io che sono della stessa categoria, ma molti di questi
ciarlatani vestono delle sottane nere e camminano nelle chiese. C’è tutta una
religione che prima di essere cammino di libertà è strumento satanico di schiavitù
e di morte. Quanta gente ho incontrato in questi anni che ingenuamente seguiva
quel tal prete o quel tal gruppo pensando di camminare nella via del Signore e
invece stavano percorrendo il sentiero di Satana! Liberatevi, per Dio!
venerdì 14 dicembre 2018
Convegno Nazionale di Pax Christi MATERA - 30/31 dicembre 2018
Per una
tavola dei beni comuni
Ispirato al messaggio di papa Francesco per la 52^ Giornata mondiale della
Pace:
LA BUONA POLITICA È AL SERVIZIO
DELLA PACE
Programma
Domenica 30 dicembre
h 9,15: Accoglienza e preghiera
h 10,00: Saluti di mons. Giovanni Ricchiuti,
Presidente di Pax Christi
Italia e vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti
h 10,15: Renato Sacco e Gianni Novello ci introducono
al messaggio
del Papa per la Giornata mondiale della Pace.
h.10,45:
Gruppi di lavoro:
“La buona politica è al servizio della pace” nei
seguenti campi…
1.
Diritti (con Rino Basile
2.
Ambiente (con Arturo Casieri)
3.
Cultura (con Salvatore Leopizzi)
4.
Disarmo e mondialità (con Renato Sacco)
5.
Lavoro (con Mimmo Natale)
6.
Tutela delle minoranze (con Enzo Pezzino)
7.
Dialogo tra le culture (con Gianni Novello)
8.
Dialogo tra le generazioni (con Alessio Perniola)
h. 13,15: pranzo
h. 15,30: Gruppi di lavoro: Ora… realizziamo un
progetto
h. 17,30: In plenaria: sintesi e proposte dei gruppi di lavoro
Modera: Rosa Siciliano
Conclude: Christian Medos mons. Luigi Bettazzi
h. 19.15: Celebrazione Eucaristica
h. 20.15: Cena
h. 21.15: Serata insieme
Lunedì 31 dicembre
h. 9.15: Preghiera. “Le radici bibliche della buona politica”
mons. Giovanni Ricchiuti
h. 10,00: “Per una politica di pace: quali scelte?”
don Rocco D’Ambrosio, ordinario di Filosofia Politica presso Università
Gregoriana, Roma – Presidente di Cercasi un fine.
10,45: Dibattito
12,00: Notizie, aggiornamenti dall’interno di Pax
Christi
h. 13,30: Pranzo
Nel pomeriggio partenza con 2 pullman per Matera per
partecipare alla 51ma Marcia Nazionale per la Pace.
La prima giornata del convegno è stata organizzata con
la partecipazione di alcuni amici della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva
delle Fonti, al fine di un maggior coinvolgimento delle realtà locali.
Per la giornata del 30, sono previsti gruppi di lavoro in cui ci confronteremo
con giovani e meno giovani della chiesa locale.
Italia e vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti
del Papa per la Giornata mondiale della Pace.
h. 17,30: In plenaria: sintesi e proposte dei gruppi di lavoro
Conclude: Christian Medos mons. Luigi Bettazzi
mons. Giovanni Ricchiuti
don Rocco D’Ambrosio, ordinario di Filosofia Politica presso Università Gregoriana, Roma – Presidente di Cercasi un fine.
Per la giornata del 30, sono previsti gruppi di lavoro in cui ci confronteremo con giovani e meno giovani della chiesa locale.
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