martedì 29 giugno 2021

Associazione Missione Oggi organizza presentazione del libro: Chiesa popolo di Dio (EDB 2020)

 




Associazione Missione Oggi

Incontri Autunno 2021

Non solo libri / Teatro dell’anima

 

 In collaborazione con Missionari Saveriani e Libreria Paoline

 

 

 

Caro autore ti chiedo (in modalità streaming)

Mercoledì 10 novembre / ore 18.00-19.00

Complesso San Cristo / Sala Romanino / Via Piamarta 9 / Brescia

 

Paolo Cugini

CHIESA POPOLO DI DIO

Dall’esperienza brasiliana alla proposta di papa Francesco

(EDB 2020)

dialogano con l’autore

Fabrizio Mandreoli

direttore Ufficio Diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso / Bologna

Paolo Boschini

docente di Filosofia e Scienze sociali presso la Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna / Bologna

modera

Mario Menin

direttore “Missione Oggi”


La Chiesa come popolo di Dio è la proposta del Concilio Vaticano II e riconosce che tutti i battezzati partecipano del sacerdozio comune. Tale progetto viene recepito positivamente dalla Chiesa latinoamericana che a Medellín, nel 1968, aggiorna il proprio cammino ecclesiale a partire dalle intuizioni conciliari. Più difficile e problematica è la recezione della categoria popolo di Dio in Occidente, almeno fino all’arrivo sul soglio di Pietro di papa Francesco, che inaugura un processo di riforma della Chiesa proprio a partire dalla categoria popolo di Dio.

 

giovedì 17 giugno 2021

L'OSTACOLO

 




Paolo Cugini

 

     Siamo troppo abituati a volere subito ciò che cerchiamo, ad esigerlo, per cui ci sembra assurdo aspettare. Siamo troppo stimolati dalla nostra cultura ad identificare il bene con l’immediato, che facciamo fatica a porci in un orizzonte di attesa. Siamo troppo abituati a fuggire rapidi da noi stessi, che non possiamo permetterci il lusso di fermarci per ascoltarci. E, così, con il tempo, si affastellano dentro di noi mucchi di detriti esistenziali, che avrebbero richiesto un po' di attenzione e che, invece, non avendo incontrato ascolto, giacciono dentro di noi pressionando la nostra coscienza in cerca di risposte che non trovano.

Siamo abituati: è questo è il problema. Impariamo ad adagiarci fin da piccoli, su ciò che troviamo comodo, e lo impariamo da altre persone abituate, adagiate sui sofà della vita, persone che hanno imparato a identificare la tranquillità con il senso della vita e lo hanno appreso da altre persone tranquille, serene, che hanno appreso a vivere scansando i problemi, evitando gli ostacoli. Eppure gli ostacoli ci sono apposta non per scansarli, ma per affrontarli. È stato Lui, il Signore della vita ad inventarli gli ostacoli, affinché chi li incontrasse potesse crescere imparando ad affrontarli questi benedetti, anzi direi sacrosanti ostacoli. Perché è proprio così carissimo amico, è proprio affrontando gli ostacoli che impariamo a vivere, perché la vita non s’impara tra i banchi di scuola, ma affrontando i problemi ogni giorno. La vita non è scritta nei libri, ma la scriviamo noi quando viviamo a pieni polmoni, affrontando gli ostacoli che la vita ci mette dinanzi.

    E ci sono mamme che si alzano presto alla mattina per fare in modo che i loro piccoli trovino tutto pronto, che non debbano fare alcun tipo di fatica, che abbiano il solo unico problema di affrontare la giornata senza fatica, senza dover affrontare gli ostacoli perché a quelli ci ha pensato già la mamma. E così, poi li trovi quei bambini a quarant’anni che, nonostante i muscoli e la barba, sono rimasti dei bambini, incapaci ad affrontare la vita, pieni di paure e di timori, perché invece di affrontare gli ostacoli hanno sempre trovato una mamma che glieli toglieva prima ancora che li vedessero. Poveri disgraziati! Che pena questi uomini senza un briciolo di senno! Che pena questi smidollati, questi mammoni, continuamente in pretesa dalla vita, sempre pronti a lamentarsi di tutto e di tutti. Perché, ormai lo sappiamo, che chi si lamenta, chi si alza alla mattina e prima ancora di dire buongiorno è già pronto a lamentarsi, viene da quel ceppo, proviene da quel popolo di persone che hanno avuto una mamma viziata che li ha viziati e, in questo modo, li ha resi insopportabili.

   Senza dubbio Maria era una mamma di un'altra stoffa. Di sicuro Gesù, gli ostacoli è stato abituato ad affrontarli sin da bambino. Lo si capisce dal tipo di uomo che è diventato. Non sarebbe mai arrivato alla croce se non avesse imparato a dire la verità e a portare il peso delle conseguenze. Non sarebbe mai risorto se non fosse morte in croce per aver amato i suoi in modo gratuito e disinteressato sino alla fine. Che uomo Gesù! Che grande Mamma ha avuto!


mercoledì 9 giugno 2021

VITA DA PRETE

 




la vita da prete in tutti questi anni mi ha preparato ad alcuni incontri, esperienze, eventi che hanno cambiato la mia visione del mondo, la mia personale percezione di Dio e, di conseguenza, del ministero.

Questi anni sono stati per me un cammino di lenta liberazione da ogni forma di religione, intesa come insieme di elementi che cercano di trattenere Dio, attraverso dottrine, dogmi, riti, per incontrare Gesù che è venuto al mio incontro in modo gratuito e inaspettato. Liberazione dalla religione degli uomini del sacro e dai suoi detriti pagani, per un cammino di avvicinamento al Vangelo del Signore che è amore, pace, giustizia. Per questo motivo, in questi anni, ho cercato di prendere le distanze da tutti quei gruppi, movimenti che interpretano la chiesa come uno spazio in cui dettare ordini, impartire insegnamenti umani, confondere dottrina con il Vangelo. Quanta gente ho visto soffrire in queste prigioni religiose! Che senso ha la religione quando produce sofferenze e schiavitù? Liberatevi, per Dio!

Ho trovato Gesù e, lo trovo ancora, in ambienti estranei al mondo religioso.

Ti ho trovato, Signore, nei giovani che, nei primi anni del mio ministero, ho incontrato nei bar, nei parchi, nelle piazze, nelle loro case. Giovani che non hanno mai frequentato la chiesa ma hanno dimostrato di avere una grande spiritualità.

Ti ho trovato nella gente dei quartieri poveri dove ho vissuto per quindici anni in Brasile. Quartieri dimenticati dal governo, ma anche dalla Chiesa. Persone escluse dalla possibilità di avere un lavoro dignitoso, una casa dignitosa, una vita dignitosa. Esclusi e, proprio per questo, amati in modo del tutto speciale dal Signore. Quanta presenza di Dio sentivo in questi esclusi!

Ti ho trovata e continuo a trovarti in tante donne che, in un certo senso, mi hanno ricordato di appartenere a un'istituzione dal forte carattere patriarcale e misogino. Donne che guidano comunità con grande amore e competenza, ma che non hanno il diritto di partecipare alla gerarchia, agli organi decisionali della Chiesa. Tutto questo è molto ingiusto, ma il Dio di Gesù Cristo è dalla parte degli offesi e dei perseguitati e, quindi, dalla parte delle donne che, prima o poi, ne sono certo, contribuiranno a creare comunità di donne e uomini con eguale dignità.

Ultimamente ti ho trovato nelle lesbiche, negli omosessuali massacrati non solo dalla cultura arrogante degli ignoranti, ma anche da quella Chiesa di cui sono rappresentante. Quanta sofferenza ho sentito in questi cristiani, che le persone nelle parrocchie non volevano che pregassero in chiesa. Che mancanza di amore, di vangelo e di misericordia: che umiliazione! Solo stando loro vicino mi sono accorto della tua misteriosa presenza, che è sempre dalla parte dei perseguitati, degli emarginati, degli esclusi.

Ed ora, per tanti motivi che non vale la pena scrivere, vivo in esilio, nei confini di una diocesi, da straniero. Da un punto di vista umano, la mia traiettoria in questi anni verrebbe letta esattamente come una sconfitta, un fallimento totale. Al contrario, guardando questa stessa storia dall’alto della croce di Cristo, con lo sguardo che viene dal Vangelo, sento tutto il suo affetto, il suo amore, la sua misericordia.

Continua a pregare per me, io prego sempre per tutti voi.


martedì 25 maggio 2021

25 ANNI DI PRETE, NONOSTANTE TUTTO

 




In occasione del 25°  di ministero presbiterale don Paolo Cugini incontra amiche e amici in questi due incontri

 martedì 1 giugno ore 21 in chiesa a Castelnovo Sotto

mercoledì 2 Giugno alle ore 21 presso la sala dell’oratorio di Fogliano

venerdì 4 giugno ore 19,30 Vespri, aperitivo (condividiamo ciò cheportate da casa) e a seguire dibattito presso il salone della parrocchia di san Bartolomeo

Martedì 8 giugno ore 19,30 Vespri, aperitivo (condividiamo ciò che portate da casa) e a seguire dibattito presso i locali della parrocchia di Dodici Morelli

 riflettendo sul tema: Dall’esilio il sogno di un mondo migliore. La verità che si manifesta negli eventi. Nella circostanza verranno presentati gli ultimi due libri:

1.    Visioni Postcristiane, Dehoniane, Bologna 2019

2.    Chiesa Popolo di Dio, Dehoniane, Bologna 2020

sabato 22 maggio 2021

A REGGIO EMILIA VEGLIA DI PREGHIERA PER IL SUPERAMENTO DELL'OMOFOBIA, TRANSFOBIA E OGNI FORMA D'INTOLLERANZA

 



Questa volta la veglia sarà in presenza nella chiesa parrocchiale dell'Unità pastorale di Bagnolo in Piano, appena fuori Reggio Emilia. Vi aspettiamo per pregare riflettere insieme venerdì 28 maggio alle ore 21. Guiderà la riflessione la biblista Maria Soave Buscemi


lunedì 17 maggio 2021

IN ASCOLTO DEI SENTIMENTI

 


Paolo Cugini

 

    Il mondo consumista nel quale viviamo accentua sempre di più il predominio della materia sullo spirito. Uno dei grandi insegnamenti che incontriamo in tutte le epoche antiche e nelle grandi culture e religioni è l’insegnamento affinché lo spirito domini la materia, la dimensione spirituale abbia la meglio sulla dimensione istintuale. La crisi delle grandi religioni in occidente ha lasciato spazio al dominio della mentalità consumista e, di conseguenza, del prevalere della materia sullo spirito. Una vita dominata dalla materia corre il rischio di non riuscire più a gestire la vita istintuale che, proprio dalla materia, trova il proprio alimento e sostegno.

Eppure ci sono state le scuole di pensiero che tanto hanno inciso nella formazione della cultura occidentale, che tanto hanno fatto affinché lo spirito dominasse la materia, l’anima la vita corporale.  Tra i più grandi maestri di questa scuola ci sono Socrate e Platone, che hanno fatto della cura dell’anima lo scopo principale della vita dell’uomo e della donna. Curare l’anima significa dedicare tempo a se stessi, per imparare a non lasciarsi travolgere dagli eventi, ma a dominarli. Quando curiamo l’anima in modo autentico, sentiamo dentro di noi un movimento spontaneo che ci porta verso l’altro, l’altra, un desiderio di comunione con il mondo.

La vita spirituale è come un grido che esce dall’anima quando è soffocata dalla materia, perché non accetta di essere identificata, assopita dalle cose. La qualità non può essere soppiantata dalla quantità, la dolcezza dalla durezza, il silenzio dal chiasso, la leggerezza dalla pesantezza. Ci vuole il coraggio di ascoltare i segnali che la realtà circostante ci offre per avvertirci dei sovvertimenti che sono in atto. Anche perché non si può fare finta per sempre. Si può pensare di vivere facendo finta che tutto va bene, che davvero le cose possono sostituire il senso profondo dell’essere, ma non dura. Arriva, prima o poi il giorno in cui il male dell’anima è così grande che il vuoto non può essere più nascosto, il grido di dolore del non senso non può rimanere inascoltato.

Sono i sentimenti i soli che ci potranno salvare dalla valanga della materia che incoscientemente assimiliamo, perché sono loro che ci avvertono in modo delicato e costante, del malessere che ci sa avvolgendo e che va ascoltato e non ignorato. E’ dai sentimenti che ci arriva lo stimolo che mette in moto la ragione affinché prenda i provvedimenti necessari per non morire soffocati dal nulla.

 

venerdì 14 maggio 2021

IL MESSAGGIO DI MISERICORDIA DI GESU'

 


 

Paolo Cugini

 

Presentare il tema del peccato e della penitenza volendo considerare le fonti, vale a dire quello che ha detto Gesù sull’argomento, non è facile. Tra le parole di Gesù e i giorni nostri ci sono in mezzo secoli di riletture, interpretazioni, di prassi che si sono allontanate e non poco dal messaggio originario.

Il nostro rapporto con il sacramento della penitenza dice da che percorso spirituale veniamo.

·        Da una parte, c’è l’attenzione a Gesù, al suo stile di vita e il desiderio di seguirlo per farsi immergere nel suo amore, che conduce a creare relazioni nuove, disinteressate e gratuite.

·        Dall’altra, l’ossessione del peccato, del diavolo, dell’inferno, i sensi di colpa, le ossessioni, le manie, tutto un materiale che conduce a chiudersi in sé, a pesare il cammino di fede come uno sforzo personale, che richiede sacrifici, per guadagnarsi il paradiso.  È la logica meritocratica, che di evangelico non ha assolutamente nulla, perché la fede e la vita sono doni di Dio.

Non è facile cogliere il messaggio di Gesù sul tema del peccato, perché all’interno dello stesso nuovo testamento ci sono state delle riletture che hanno complicato la cosa.

1.     Gesù sacerdote. È l’interpretazione della lettera agli ebrei, che diventa problematica in quanto riporta dentro lo stile di Gesù quel sacerdozio che lui stesso ha combattuto. Non solo, ma leggere la vita di Gesù sotto la lente del sacerdozio significa portare argomenti ad un altro tipo di lettura che si trova nel N.T. Leggendo i vangeli si comprende bene che Gesù ha criticato aspramente il sacerdozio e la logica sacrificale da loro attuata, per abbracciare lo stile profetico, di denuncia del falso culto.

2.     La croce come sacrificio. È la rilettura sacrificale della croce di Cristo che conducono a interpretare la morte di Cristo sulla croce nello schema dei sacrifici del tempio. In questa prospettiva, per placare l’ira di Dio a causa dei peccati degli uomini che lo offendono (come si fa a pensare ad un Dio che si offende?) il Padre avrebbe (sacrificato) immolato il suo unico Figlio. È una visione IMBARAZZANTE.

3.     La teologia del peccato originale. Tentando di rispondere al problema del male e cercando di togliere la responsabilità a Dio, viene elaborata una dottrina che carica tutta la colpa sull’uomo. L’uomo nasce nel peccato, cioè già peccatore a causa del primo peccato (originale) commesso da Adamo ed Eva, peccato che viene trasmesso al momento della nascita (come, in che modo?). Questa teologia sposta tutta l’attenzione sul peccato dell’uomo, condannandolo ad una continua lotta interiore di auto-perfezionamento, fatta di sacrifici, di sforzi personali, di scrupoli per un’anima non pura in modo perfetto, che richiede una continua ricerca del sacramento della penitenza.

Il primo passo importante mi sembra quello di riportare il messaggio di Gesù. Che cos’ha detto, che cos’ha fatto? Soprattutto, qual è il senso della sua presenza nella terra?

Punto di partenza possono essere il programma espresso nel Vangelo di Luca e nel Vangelo di Matteo.

Lc 4, 16-20.

 “Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l'anno di grazia del Signore.


Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,16-20).

Dal testo di Isaia 61 Gesù non legge un passo: “giorno di vendetta del nostro Dio”, per sottolineare che il senso della sua presenza è quello di manifestare il volto del Padre, che è solo amore, che è misericordia.

Forse, però, occorre fare un passo indietro e andare a quell’unico episodio dell’infanzia in cui Gesù parla. È a Gerusalemme con i suoi genitori e poi, all’improvviso, Maria e Giuseppe non lo trovano più. Lo trovano a parlare con i dottori della legge. Gesù bambino nel tempio ad interrogare i dottori della legge. Forse si chiedeva che cosa ce ne facciamo di un Dio così, che punisce severamente chi trasgredisce la legge (e poi chi davvero aveva fatto quelle leggi?); si chiedeva anche del senso di tutta quella violenza esacerbata nei sacrifici di animali per espiare i peccati. Che cosa c’entra Dio con tutto questo? E poi, che cosa c’entra D con il principio dello sterminio, vale a dire l’ordine si sterminare tutti, uomini, donne, bambini, animali per prendere la terra destinata al popolo d’Israele (Gs 1s).  Probabilmente si ricordava di quei passi dei profeti in cui lo stesso JHWH ripeteva che non voleva sacrifici, ma misericordia. E poi ancora. Che Dio è quello che crea una società di persone disuguali, in cui da una parte ci sono i sacerdoti che possono accedere al divino, e dall’altra il popolo; da una parte gli uomini a cui tutto è concesso e dall’altra le donne, considerate meno degli animali. Probabilmente Gesù, già nell’adolescenza aveva capito che in tutto questo c’era qualcosa che non funzionava, nel senso che non poteva venire da dio, o meglio che veniva attribuito a Dio ciò che erano dei meri interessi umani.

Gesù una volta adulto viene a dire che non tutto quello che troviamo nella Bibbia è parola di Dio, perché, in realtà ci sono molte parole di uomini, molte parole e leggi che Dio non ha mai dette e che gli hanno messo in bocca (Mc 7, 1-13). Gesù denuncia i farisei perché durante molti secoli hanno fatto passare come parola di Dio, volontà di Dio delle tradizioni umane, fatte da chi deteneva il potere, vale a dire la classe sacerdotale. Se questo è vero, bisogna imparare a discernere ciò che davvero viene da Dio e ciò che invece non è altro che volontà umana, volontà degli uomini al potere che lo vogliono mantenere e lasciare sottomessi gli altri.

Che tipo di azione ha compiuto Gesù nella storia del suo tempo e continua ad esercitare anche nel nostro? Gesù è venuto a liberare gli uomini e le donne dal pesante giogo delle leggi religiose imposte dagli uomini del tempio. Famose sono, a questo proposito, le polemiche di Gesù con i farisei che non accettano che lui faccia miracoli e curi le persone nel giorno di sabato. In queste polemiche Gesù mostra molto bene il pericolo mortale delle tradizioni umani che ingabbiano la parola di Dio e le impediscono di agire nella storia, sostituendosi ad essa. E così in vece di amore, passa l’odio, invece della tolleranza, l’intolleranza, invece della dolcezza, passa la durezza implacabile. Gesù è venuto a portare amore in un mondo imbruttito dalla religione degli uomini.

Per questo, prima di dire che Gesù è morto per i nostri peccati, che esprime il pensiero della teologia del tempio, che interpreta l’azione e il pensiero di Gesù alla luce di quelle categorie sacrificali dell’antico testamento che Gesù aveva aspramente criticato, ha più senso dire che Gesù è morto per amore. “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1s). Gesù muore come conseguenza dell’amore per i suoi discepoli e per le sue discepole, perché in una società che considerava la donna al pari degli animali, non c’era spazio per chi voleva l’uguaglianza. In un mondo religioso dominato dalla classe sacerdotale che si riteneva privilegiato nell’accesso al sacro, non c’era spazio per colui che aveva portato Dio in mezzo agli uomini e alle donne, in una società che separava rigidamente il puro dall’impuro, non c’era spazio per colui che considerava tutto puro.

La croce è la conseguenza del tentativo di Gesù di amare l’umanità per risollevarla alla piena dignità.  Croce come conseguenza naturale dell’amore di Gesù per gli uomini e le donne.  La teologia della croce non c’è nel Vangelo, ma è un’interpretazione successiva.  Gesù non ci ha salvati con la sua croce, ma con il suo amore. Quindi la croce non ha nulla di redentivo. Gesù non è morto per i nostri peccati, ma è morto perché ci ha amato sino alla fine, come dice Gv 13,1s.

 

Come ha vissuto la prima comunità il messaggio di Gesù sul tema del peccato? Ci sono tre elementi da tenere in considerazione:

1.     La forte tensione escatologica dei primi decenni. C’era un’attesa significativa del ritorno di Gesù al punto che, lo stesso san paolo, era convinto che il ritorno di Gesù era così imminente da essere convinto che sarebbe stato ancora in vita cfr. 1 Ts 4.

 

2.     Il battesimo avveniva solamente in età adulta e, di conseguenza, l’attenzione del cammino dei neofiti era rivolta sul cambiamento di vita, sul divenire creature nuove e non tanto sul peccato o sui peccati singoli. Ciò spiega la prassi dei primi secoli di una confessione sola nella vita.

 

 

3.     La teologia del peccato originale è una produzione del V secolo d.C.

 

Il modello del nostro rapporto con il Signore e con la nostra umanità emerge nel testo di Lc 5:

Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono
” (Lc 5,1-11).

 

martedì 11 maggio 2021

Il ddl Zan e l’alfabeto del gender: perché bisogna conoscerlo



[Repubblica-10 MAGGIO 2021]

 

Il disegno di legge fornisce strumenti minimi per identificare condizioni umane che possono essere oggetto di aggressioni, disprezzo e odio immotivati e inaccettabili. Ma è dalla loro comprensione che derivano le libertà più profonde.

 

 VITTORIO LINGIARDI, CHIARA SARACENO

Il dibattito attorno al ddl Zan ha introdotto nel discorso pubblico concetti non d'uso comune nel linguaggio quotidiano; non perché siano frutto di forzature ideologiche, ma perché si riferiscono a realtà complesse e multi-determinate. Anche Michele Serra, nella sua Amaca di venerdì, ha lamentato una "eccessiva specializzazione" nel distinguere tra manifestazioni di odio e violenza rivolte contro il "genere", l'"identità di genere", l'"orientamento sessuale".

Proviamo allora a spiegare tali concetti nel modo più semplice possibile, ricordando che il ddl Zan né li usa per fissarli giuridicamente né ha la pretesa di entrare in dibattiti filosofici. Fornisce semplicemente strumenti minimi per identificare condizioni umane che l'esperienza insegna possono essere oggetto di aggressioni, disprezzo e odio immotivati e inaccettabili.

In questa prospettiva, per sesso si intende l'insieme di elementi anatomici e biologici che caratterizzano alla nascita una femmina o un maschio (ma che in qualche caso sono invece incerti, perciò si parla di persona intersessuale, nata con caratteri sessuali non univocamente definibili di maschio o femmina: dunque anche il sesso di nascita può non essere "semplice"). Per identità di genere si intende, invece, il senso soggettivo di appartenenza alle categorie di femminile, maschile o altro (dove "altro" rimanda a una dimensione non obbligatoriamente dicotomica maschile/femminile, per esempio ciò che oggi viene definito genere non-binario).

L'identità di genere è spesso allineata al proprio sesso biologico (cisgender), ma può anche non corrispondervi (transgender). Le condizioni cosiddette di "incongruenza" o "disforia" di genere (i termini scientifici oggi in uso), non sono capricci di chi, per gioco o bizzarria, si sente (non "sceglie" di essere) in disaccordo con il sesso assegnato alla nascita. Si tratta di vite e percorsi del corpo e della mente, non di abiti che si mettono e tolgono. Le dimensioni transgender, connotate da una spinta biopsicologica, implicano esperienze psicofisiche impegnative, intense, anche dolorose, per esempio a causa dell'incomprensione e del rifiuto delle famiglie. In ambito scientifico e culturale la distinzione tra sesso e genere è acquisita da anni.

È noto che il termine genere investe il versante sociologico e culturale, cioè l'insieme di significati che il contesto attribuisce alle categorie di maschile e femminile. Dal sito dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: "genere si riferisce alle caratteristiche di donne, uomini, ragazze e ragazzi che sono socialmente costruite. In quanto costruzione sociale, il genere varia da società a società e cambia nel tempo".

Altra cosa è l'orientamento sessuale, che come tutti sappiamo si riferisce alla direzione del desiderio e risponde alla domanda "chi mi piace" (mentre l'identità di genere risponde alla domanda "chi sono", "a qualche genere mi sento appartenente"). Nonostante queste distinzioni siano assimilate da tempo in campo scientifico, pur nella varietà delle interpretazioni e sfumature, ancora si commette l'errore di sovrapporre e confondere i concetti di sesso, genere, identità di genere e orientamento sessuale. Anche per questo motivo, tutte le associazioni scientifiche e professionali (in tutti i campi: psicologia, medicina, sociologia) dispongono di glossari e linee guida per spiegare differenze e interazioni tra questi termini.

Le discriminazioni e le macro- e micro-aggressioni che le persone riunite (per comodità semplificatoria) sotto l'acronimo Lgbtqi+ subiscono nella vita di ogni giorno, non sempre derivano dall'ostilità. A volte sono prodotte dalla poca conoscenza o persino dalla preoccupazione di dover ragionare su cose troppo complicate, cioè non binarie. Non dobbiamo avere paura della complessità, è dalla sua comprensione che derivano le libertà più profonde.

 

FONTE https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2021/05/10/news/il_ddl_zan_e_l_alfabeto_del_gender_perche_bisogna_conoscerlo-300302517/?ref=RHTP-BC-I279994148-P9-S2-T1