venerdì 18 ottobre 2019

LO SPIRITO E NOI... CONVEGNO NAZIONALE DELLA RETE VIANDANTI


L'AMAZZONIA E OLTRE




L’AMAZZONIA E OLTRE
GROGORIANA-ROMA-18 OTTOBRE 2019

Sintesi: Paolo Cugini
Pe Giacomo Costa: SINODO PER LE GENERAZIONI FUTURE
AL sinodo ci sono pochi giovani.
Ci sono vari livelli in cui entrare in questo Sinodo.
1.      Ascoltare il grido dei giovani era il punto di partenza del Sinodo dei giovani. La preoccupazione dell’ascolto del grido dei giovani è emersa molto nel lavoro dei gruppi. Nella zona amazzonica ci sono molti movimenti migratori e, tra questi, quello dalla campagna alle grandi città.

2.      Giovani come risorsa. I popoli indigeni non posso essere considerati solo in modo passivo. La Chiesa ha da imparare. Pastorale giovanile vocazionale deve dare spazio ai giovani. La formazione dev’essere integrale per i giovani. Nei lavori sinodali è emersa anche la dimensione lavorativa dei giovani. Altro punto importante è la formazione dei seminaristi, che sembra non adatta per la formazione dei giovani dei popoli indigeni. Occorre de -occidentalizzare questo tipo di percorso. Accompagnare i giovani affinché siano protagonisti di un’ecologia integrale. Molti giovani nel mondo si stanno schierando in difesa della Casa Comune.

3.      Invito ad andare in profondità nel sinodo. SI è indicato di avere un tiro amazzonico, un rito locale, con un suo diritto canonico.

4.      Lo stile di Chiesa. Il Sinodo sta cercando di far convergere i cammini della Chiesa con l’ecologia integrale. Questa dev’essere anche il senso della conversione, che si manifesta anche nello stile sinodale, fatto di ascolto, attenzione all’altro. Ascolto delle popolazioni indigene richiede la capacità di uscire da sé stessi.

Marcelo Sanchez Sorondo. Amazzonia e giovani: proposte dalla e per la comunità scientifica
Nel pontificato di Francesco c’è il tema del clima, che è in continuità con la prospettiva della dottrina sociale della Chiesa. Il Papa cerca di dialogare con la scienza. Conseguenze sociali del riscaldamento climatico sono le migrazioni. La gente emigra alla ricerca dell’acqua. Nella Chiesa latinoamericana ci sono molti casi di martiri che hanno difeso la giustizia.

Alessandra Smerilli: I giovani sono interessati di ecologia?
Evangeli Gaudium contiene un principio: il tempo è superiore allo spazio. Valorizzare i processi è fondamentale. Mettere i giovani al centro del discorso è l’inizio di un processo che sarà inarrestabile. Non si può stare con i giovani senza accettare di cambiare. Progressiva scoperta della propria identità. Anche le nuove generazioni hanno da narrare la bellezza del creato. I giovani stanno facendo da apripista sulla cura della Casa Comune.  Scegliere confezioni ecologiche e materiale riciclabile. I giovani hanno un grande desiderio di cambiare il mondo, ma a modo loro, senza urlare e con delle scelte precise. I giovani stanno richiamando l’attenzione di tutto. Non abbiamo un pianeta B. è uno degli slogans più proclamati.


mercoledì 16 ottobre 2019

Amazzonia Casa Comune Eventi di condivisione e di ascolto durante il Sinodo sull’Amazzonia





Paolo Cugini

Città del Vaticano. In vista del Sinodo sull’Amazzonia, è cominciato un processo di articolazione che raccoglie alcune istituzioni e organizzazioni della Chiesa con il proposito di creare uno spazio per il dialogo e l’ascolto, che accompagna il Sinodo sull’Amazzonia in svolgimento a Roma. Come ricorda Roberto Carrasco Rojas, OMI, uno dei membri del comitato di coordinamento, “non si tratta solamente di presentare varie attività, si tratta piuttosto di un esercizio in comunicazione e dialogo interculturale, un’interazione con ciò che è nuovo, diverso, ancora sconosciuto”.

Amazzonia Casa Comune – è questo il nome dell’iniziativa -, è un impegno a rendere presente la vita dell’Amazzonia e chi vi abita.  Nell’Amazzonia, maloca è il posto in cui le comunità indigene si siedono per semplicemente essere, ascoltare, celebrare e essere capaci di capire quello che succede nella vita della comunità.  I fratelli e le sorelle indigeni e altri rappresentanti del territorio, assieme alla presenza ecclesiale in quel territorio, sono gli attori e protagonisti di questo spazio.

Amazzonia Casa Comune è, dunque, uno spazio ecclesiale in cui vengono discussi temi che i fratelli e le sorelle dell’Amazzonia considerano prioritari. Concretamente questo spazio ha come punto di riferimento costante la Chiesa di Santa Maria in Traspontina dov’è attivata una mostra fotografica permanente sulla realtà amazzonica e dove avvengono le principali celebrazioni liturgiche durante il Sinodo. Oltre a questo spazio, altri eventi stanno avvenendo presso l’Istituto Consolata e presso il Centro Internazionale della Gioventù San Lorenzo.

Tra gli eventi in programma ne segnalo alcuni. Il primo è il percorso organizzato all’Istituto Consolata dal titolo: I Volti dell’ad Gentes. Tra i vari interventi, significativi sono stati quelli di padre Livio Girardi e di suor Amelia Gomes. Padre Livio Girardi ha proposto una riflessione sulla metodologia dei missionari nella terra Indigena Raposa Terra do Sol, in cui si è passati dal progetto di sacramentalizzazione, tipico dell’impostazione missionaria prima del Concilio Vaticano II, ad un maggiore sforzo d’inculturazione. Come ha sostenuto padre Girardi: “nel 1974 i missionari della Consolata decidono di dedicarsi totalmente ai popoli indigeni e spinsero la Chiesa di Roraima (Brasile) a fare lo stesso”. Dal canto suo, suor Amelia Gomes ha evidenziato il processo d’inculturazione messo in atto nel cammino di evangelizzazione di alcune comunità della Guinea Bissau. “Il nostro stile di missione– ha sottolineato suor Amelia - è basato sulla semplicità, privilegiando la cura delle relazioni. Questi gesti ci hanno permesso di conoscere la tradizione e la cultura del popolo. Partecipando della loro vita, ci ha permesso di essere accolti. Per mezzo della vicinanza e del dialogo abbiamo iniziato un percorso di evangelizzazione. Abbiamo osservato, ascoltato senza fretta, progettando la missione con pazienza senza fretta”.

Il confronto che sta avvenendo nello spazio di Amazzonia Casa Comune sui diversi modelli di missione attuati dai missionari nelle terre indigene, è di estrema importanza perché può aiutare ad uscire da quei processi di colonizzazione missionaria denunciati da Papa Francesco in questi giorni. In questa prospettiva, toccante è stata la testimonianza condivisa da alcuni rappresentanti dei popoli indigeni presenti in questi a giorni a Roma per accompagnare il Sinodo sull’Amazzonia, sulla figura del laico spagnolo Vicente Canãs, che ha attuato per molti anni nel territorio amazzonico in difesa dei popoli indigeni. Il cacique (capo indigeno) José Luis, intervenuto nella tavola rotonda organizzata all’Istituto Consolata venerdì 11 ottobre sul tema: Il protagonismo dei popoli indigeni, ha condiviso la sua testimonianza con le seguenti parole: “Ho accompagnato il lavoro del CIMI in Rondonia e ho visto che sono persone che sono venute per aiutarci. Vicente Canas ci ha aiutato molto. I missionari sono persone che si donano per gli altri, si dimenticano di sé stessi, si consegnano spiritualmente, si distaccano dai beni. Oggi il mondo ha bisogno di persone così”. Mentre i Padri sinodali si confrontano sulle linee pastorali da adottare per dei cammini di evangelizzazione sempre più inculturati da attuare nei territori amazzonici, negli spazi di Amazzonia Casa Comune il confronto sta avvenendo su percorsi d’inculturazione già sperimentati e, il dato sicuramente più interessante, è la testimonianza diretta di alcuni rappresentanti dei popoli indigeni. Parole significative perché testimoniano la bontà del Vangelo come proposta possibile di un modo diverso di entrare in relazione con popoli e culture “altre” che, piuttosto della violenza e della soppressione, sceglie il cammino dell’ascolto e della valorizzazione. Come ha sostenuto l’indigena Ernestina, sempre nello spazio del dibattito sul protagonismo dei popoli indigeni: “I missionari rispettano la cultura indigena e non hanno mai impedito i nostri rituali, le nostre celebrazioni.” Ascoltare queste parole in un contesto politico in cui le conquiste di tanti anni di lotta in Brasile sono messe a dura prova dalla brutalità del neo presidente Bolsonaro, imprime forza e coraggio a coloro che vivono in queste zone ricche di tensioni.

Molti sono ancora gli eventi in programma ad Amazzonia Casa Comune. Chi fosse interessato può consultare il sito: amazonia-casa-comun.org








martedì 15 ottobre 2019

I VOLTI DELL’AD GENTES




ROMA 14 OTTOBRE 2019

Sintesi: Paolo Cugini

Il modello estrattivo non cambia, perché è parte del modello economico neoliberale.
La situazione attuale dei popoli indigeni è difficile, perché i territori sono contestati e minacciati. In 9 mesi i territori sono invasi come da tempo non succedeva.
Stiamo vivendo un contesto ecclesiale speciale, non solo per il Sinodo. È contesto che dalla Laudato Sii è entrato in dialogo con i popoli indigeni.

Che cosa fa la CNBB in questa situazione? Mantiene una posizione ferma sul tema dei diritti umani.

Padre Livio Girardi. I Volti della Missione

Metodologia dei missionari nella terra Indigena Raposa Terra do Sol
I popoli indigeni sono 8: yianomami sono i più noti. In Roraima ci sono 33 terre indigene già marcate dai governi precedenti.
Che tipo di presenza ha esercitato la Chiesa in questi luoghi? Prima del Vaticano II il progetto è la sacramentalizzazione. In certi aspetti la Chiesa è stata complice ed assente.
Dopo il Vaticano II la novità è una lettura nuova della realtà. “Noi che il Dio dei bianchi fosse buono”: così disse un capo indigena vedendo quello che stava succedendo.
Nel 1974 i missionari della Consolata decidono di dedicarsi totalmente ai popoli indigeni e spinsero la Chiesa di Roraima a fare lo stesso. Nel 1979 il vescovo scrive una lettera in cui si chiede se i missionari possono evangelizzare gli indios. La Chiesa deve fare l’opzione per i poveri. Quattro conseguenze di questa lettera:
1.      L’organizzazione del movimento indigena
2.      Preparazione degli agenti pastorali
3.      Progetti di promozione umana
4.      Progetto “una vaca para o indio”

Conseguenze di questa scelta è la forza dell’unità dei popoli indigeni. Per i missionari ha portato una nuova metodologia. Non dialoga più con il padrone di terre, ma con gli indios. Inoltre, la comunità diventa un luogo teologico.

Suor Amelia Gomes: i popoli della Guinea Guissau

È uno Stato Africano. Gli abitanti parlano il portoghese, oltre il criolo. Circa il 42% della popolazione è analfabeta. La prima missione è avvenuta nel 1992 a Emapada. Abbiamo iniziato conoscendo e visitando le famiglie, per conoscere la realtà del popolo. La proposta è stata la possibilità di viere in un modo nuovo. Per mezzo della vicinanza e del dialogo abbiamo iniziato un percorso di evangelizzazione. Abbiamo osservato, ascoltato senza fretta, progettando la missione con pazienza senza fretta. Rischi di dimenticare che la missione è opera di Dio.

Il nostro stile di missione è basato sulla semplicità, privilegiando la cura delle relazioni. Questi gesti ci hanno permesso di conoscere la tradizione e la cultura del popolo. Partecipando della loro vita, ci ha permesso di essere accolti.
Noi abbiamo capito che i popoli non devono lasciare le loro tradizioni per essere cristiani. Abbiamo riflettuto, così, sull’idea d’inculturazione.

Nei percorsi formativi che proponiamo – pittura, cucito, e altro – annunciamo la Buona Novella. Risvegliamo, infatti, il valore della vita, della donna, del valore della famiglia.
La missione come presenza rispetta tutte le tradizioni e le culture.
Ci siamo domandati: come annunciare il Vangelo ai non cristiani? Ci dev’essere un processo di attenzione alle culture.

In Guinea Bissau siamo sempre andati dove ci hanno chiamato, rimanendo attenti alle loro esigenze. È stato interessante scoprire che Dio li aveva visitati prima di noi. Nei luoghi in cui siamo andate senza essere chiamate, la missione non è continuata.
Abbiamo imparato a prendere in considerazione le persone e le culture in tutti i suoi aspetti.


venerdì 11 ottobre 2019

PROTAGONISMO DEI POPOLI INDIGENI



ROMA 11 OTTOBRE 2019


Sintesi: Paolo Cugini

Vicente Canãs

Qual è la forma di essere presente con i popoli indigeni?

I popoli indigeni che cosa dicono oggi alla Chiesa?

Ernestina (Roraima)
Josè Luis Cassupà
Pe Aloisio

Ernestina: La vita dei missionari in mezzo ai popoli indigeni è inculturata. I missionari vestono la camicia nella lotta e sempre i difensori dei diritti della vita soffrono minaccia. Pe Giorgio anche oggi è minacciato. La lotta è dura. I missionari rispettano la cultura indigena. I missionari non hanno mai impedito i nostri rituali, le nostre celebrazioni. Anche nelle messe noi partecipiamo con i nostri modi culturali. Negli anni ’80 era proibito parlare il proprio idioma. Sono stati i missionari ad aiutarci per parlare la nostra lingua. Un popolo senza cultura non ha identità. I missionari hanno svolto un ruolo fondamentale per salvare la cultura indigena. Per me il Sinodo vuole dire camminare insieme. Camminare insieme per sconfiggere la violenza e ogni forma di aggressione.

Josè Luis: il protagonismo dei popoli indigeni sono da sempre protagonisti. Sono cresciuto con mio nonno ed è stato lui ad insegnarmi tutto ciò che riguarda le piante e gli animali. Ho accompagnato il lavoro del CIMI in Rondonia e ho visto che sono persone che sono venute per aiutarci. Vicente Canas ci ha aiutato molto. I missionari son persone che si donano per gli altri, si dimenticano di sé stessi, si consegnano spiritualmente, si distaccano dai beni. Oggi il mondo ha bisogno di persone così.

Padre Aloì: Come il Sinodo provoca la Chiesa. Non giudichiamo nessuno. I missionari vanno con buone intenzioni per le terre indigeni. L’ispirazione di padre Vincenti Canas è importante perché aveva un’idea molto forte del rispetto dei popoli indigeni e delle loro culture. Vicente Canas è stato calunniato dai suoi nemici, dalla polizia, dai politici. Alla fine degli anni ’60 sorge il CIMI. Il Concilio Vaticano II è stato una luce per questo cammino, perché si è parlato dell’inculturazione. Alla fine degli anni ’60 i gesuiti si riuniscono per riflettere sul tema dell’inculturazione. È convivendo con gli indios che nasce il CIMI. Si riflette anche sulle morti dei missionari provocate da questi processi d’inculturazione. La storia non è cambiata. Di fatto, è quello che avviene oggi con il presidente Bolsonaro. Quando la Chiesa è unita riesce a contrastare la forza del potere politico. Le cose sono confuse, si rimane senza sapere cosa fare. Per questo è necessario stare uniti. Il potere entra per dividere, donando alcol, droga, ecc.

Pedro (CIMI): ho imparato dai missionari a stare vicino alle persone dei poli indigeni, ad ascoltarli, per imparare, assimilare la loro cultura.

Como Deus se manifesta nell’Eucarestia dei popoli indigeni?

COSA ACCADE IN UNA FAMIGLIA CRISTIANA QUANDO IL FIGLIO DICE DI ESSERE OMOSESSUALE

domenica 6 ottobre 2019

DARSI PACE - INCONTRO INIZIALE 2019




DARSI PACE-LA VISA DEL RITORNO
ROMA 6 OTTOBRE 2019

Marco Guzzi


Sintesi: Paolo Cugini
Pensare ad eventi di massa in cui non è necessario gridare.
Darsi pace significa possiamo godere.
Movimento di liberazione interiore per la trasformazione del mondo.
Uso della telematica di tipo spirituale e di tipo politico. Movimento rivoluzionario inedito: gioia, libertà e tecnica. Il rivoluzionario de XXI secolo non-violento è felice, saprà smascherare l’inganno e per farlo occorre essere bravi.

Oggi festeggiamo vent’annidi Darsi Pace, che iniziò nel mese di ottobre del 1999.
Il percorso che proponiamo dura sette anni e dopo si può iniziare a ragionare dei temi importanti.
Ci sono dei responsabili regionali e gruppi di creatività culturale (scienza, religione, rapporto fra psicoterapia e spiritualità). C’è anche il movimento giovanile.
Darsi Pace nasce da un’intuizione che continua ad essere centrale: ci troviamo in un momento decisivo della storia, per tanti aspetti ultimativo.

Karl Jung nel 1955: nessuna persona capace di usare il cervello vorrà sostenere che lo stato presente sia un punto di arrivo durevole. Tutti sono convinti che il ritmo della trasformazione è incredibile e non è proprio possibile come una sintesi superiore potrebbe realizzarsi attraverso una forma presente. Occorre qualcosa di diverso. Ci vuole un cambiamento radicale delle istituzioni.

J Liftig: potremmo essere vicini alla fine di questa fase della storia e all’inizio di una fase nuova. Tutto il ciclo storico potrebbe essersi esaurito. Sono studi sulla felicità che dicono questo. L’attuale struttura sociale non ci rende felici.

Siamo in un punto cruciale della storia. Ognuno di noi sta vivendo una crisi radicale d’identità e di senso. Questo sembra non interessare nessuno. Si parla di crisi solo con la metafora economica ed ecologica. C’è qualcosa di più radicale che sta cambiando. Che cosa stiamo facendo qui? Che cosa ci stiamo a fare sul pianeta terra?

Piedi per terra e testa nel cielo. La crisi è fame di senso e di parole. Noi siamo qui per darsi pace. Lo spirito che guida questo movimento è uno spirito positivo. La buona notizia è che questa grande crisi è però una grandiosa crisi di crescita. Studiando la crisi a fondo si capisce che è una crisi di crescita. Ci stiamo liberando da forme vecchie, per questo non c’è nulla da rimpiangere. [Gioacchino Belli].
René Girard conferma questa tesi. Capiremo con il corpo questa possibilità di crescita. Lo capiremo quando ci alziamo alla mattina. Parliamo di conoscenza iniziatica. Tutto il cristianesimo è iniziatico. Capire trasformandoci. La conoscenza iniziatica si differenzia dalla conoscenza scientifica perché ti dice: tu vuoi conoscere questo mistero bisogna cambiare la mente. Occorre accettare il cambiamento di sé stessi e scoprire le profondità, cambiare punto di vista.
Forma dei nostri incontri con quattro principi ispiratori:
1.      Ci prendiamo cura delle persone subito e ci diamo pace subito. Teniamo conto delle persone che abbiamo vicino. Darsi pace è il metodo, ora. Dobbiamo ammorbidire per capire il senso iniziatico. Il rinvio è la forma mentis del piccolo io. Il rinvio è il trucco dell’ego.

2.      Noi non tergiversiamo, non parliamo d’altro. Rischio della noia delle chiacchere culturali, religiose, ecc. Non si parla di ciò che è essenziale che c’inquieta. Stando sul pezzo possiamo raccontare il senso delle cose. Occorre stare sul punto e non muoversi mai. Cercate il regno di Dio e la sua giustizia e il resto sarà dato in sovrappiù.

3.      Noi accogliamo la sofferenza così com’è. Non abbiamo presupposti, non ci sono precondizioni. C’interessa accogliere l’umano in crisi. Siamo convinti che la crisi è di crescita. La crisi che stiamo vivendo non è un errore, ma una cosa sensata e positiva. Tutto il resto è falso. A volte siamo costretti a non essere noi stessi. Tutte le strutture hanno bisogno di essere modificati.

4.      Nei nostri laboratori nessuno è solo uno spettatore, ma tutti praticanti. Giochiamo tutti, tutti elaborano il loro pensiero. Siamo abituati sin da bambini ad essere spettatori. Rischio d’indebolire la capacità d’immaginazione. Occorre uscire dalla passività dello spettatore per essere attori e praticanti.
Contenuto: Cerchiamo d’integrare tre strutture conoscitive che normalmente sono separate tra di loro e abbiamo fame di:
a.      Livello culturale. Parole sensate, cultura. Il livello del praticare è lo studio come pratica spirituale. Dagli anni ’60 in poi c’è un declino della cultura. Abbiamo bisogno di chiavi interpretative adeguate. Studio come luogo della libertà.

b.      Livello esistenziale. Abbiamo fame di una liberazione profonda. Abbiamo pratiche autoconoscitive per sciogliere le difese e i blocchi accumulati nella vita.

c.       Livello spirituale. Pratiche spirituali serie. Occorre dedicare tempo alle pratiche spirituali. L’umiltà è la meta. L’umiltà non è la mediocrità. La piccolezza evangelica è un’altra cosa. I piccoli sono i discepoli che tornano bambini, morire e rinascere nello spirito.
Cerchiamo parole vere, nuove. L’arte consiste nell’integrare i tre livelli.
Strumenti che utilizziamo:
·         Siti riservati
·         Manuali
·         Gruppi territoriali/regionali
·         Gruppi di creatività culturale
·         Percorsi in internet (YouTube, Facebook, ecc.)




sabato 28 settembre 2019

NELL'ANIMA DELLA CINA


FESTIVAL FRANCESCANO
BOLOGNA 2019




Sintesi: Paolo Cugini

Prodi: La Cina è sempre stata all’avanguardia. La Cina è una forza comune per recuperare un ruolo del mondo. C’è un grande progresso che ha unificato il Paese. Quando c’è una potenza che decade e una che cresce spesso c’è una guerra di mezzo. Il compito dell’Europa sarebbe quello di mediare tra le due potenze. L’Italia è il paese europeo in cui ci sono più cinesi.

Spadaro: in generale Matteo Ricci per i gesuiti è un modello. I gesuiti hanno nel cuore la Cina, perché la Cina rappresenta l’altro da noi, la sua cultura è fortemente diversa dalla cultura Occidentale. Papa Francesco è colpito da Matteo Ricci perché lui aveva disegnato il mappamondo per il popolo cinese. Il mappamondo ti fa conoscere il mondo. La Cina si è sempre letta come una specie di proiezione del cielo sulla terra. Matteo ricci facendosi cinese è riuscito a creare un ponte tra la Cina e il mondo, e mostrando come nel mondo c’erano grandi culture. È la logica della tavolozza di colori. La chiave dei rapporti dei popoli per Matteo Ricci è l’amicizia. Il rapporto tra Cina ed Europa è lontanissimo. La via della seta è stata attiva dal primo e il XIV secolo. L’economia si lega moltissimo con la spiritualità. All’interno della via della seta, si sono incontrati cristiani, mussulmani, buddisti, confuciani, zoroastrismi, ecc. C’erano monaci che attraversavano la via della seta.

Prodi: Pechino è l’opposto di Palermo. La Cina ha la consapevolezza della propria crescita economica e della tendenza positiva. La tensione tra Cina e USA non è più commerciale, ma tecnologica. La Cina sta sopravanzando gli USA sullo sviluppo tecnologico. La Cina ha il 20% della popolazione del mondo e il 6% delle terre coltivabili. La Cina è spinta a fare una politica estera per cercare cibo, materie prime di cui ha bisogno. Ecco perché è così presente in Africa e in America Latina. L’Europa dovrebbe lavorare assieme alla Cina per l’Africa. Spadaro ha parlato di Matteo Ricci. Ebbene lui prima ha dovuto dimostrare competenze. Il problema della selezione è il più grande strumento che ci sia in Cina. Il livello intellettuale è elevatissimo. In questa storia dell’arricchimento ci sono stati anche problemi di corruzione. Ecco perché il nuovo presidente ha fatto una campagna contro la corruzione. La storia cambia sempre. Fra 30 anni il paese più popoloso sarà l’India.

Spadaro: Dobbiamo considerare che quello che stiamo vivendo nel dialogo tra Vaticano e Cina è qualcosa di nuovo. Matteo Ricci è stato accolto in Cina non perché prete, ma perché uomo dotto e colto. Adesso il dialogo avviene su un livello religioso. Il Governo cinese si rende conto che la crescita economica richiede un’armonia interna. La Chiesa cattolica è un’entità strutturata con cui si può dialogare, più che con le sette. C’è un bisogno di armonia sociale che spinge il Governo a cercare il dialogo. Lo sviluppo economico produce domande di senso. Ci sono delle sette che crescono nel paese, crescono molto di più della Chiesa cattolica che è stata divisa sino ad ora. Dopo il dialogo tutti i vescovi che lavorano in Cina sono in comunione con il Papa. Ratzinger si chiedeva se esisteva un cristianesimo cinese. Lo stesso si chiese il presidente della Cina. L’unico momento della storia in cui il cristianesimo ha dovuto confrontarsi con una sfida così grande è stato nel periodo dell’inculturazione con il pensiero greco-ellenico. Ripensare il cristianesimo con le filosofie confuciane, taoiste, ecc. Occorre ripensare l’inculturazione del cristianesimo. Sono stati ordinati dopo l’accordo provvisorio, due vescovi cinesi. Per la prima volta in Cina vengono ordinati due vescovi che sono stati scelti in perfetto accordo tra il Governo cinese e la Santa Sede. Il Papa è stato riconosciuto come fondamentale per la selezione e ordinazione di vescovi in Cina. È la prima volta in Cina. Nel corso della celebrazione il Papa è stato nominato. Questa è una rivoluzione rispetto al passato. Tutto quello che riguarda gli affari dipendono dalla Cina, ma dal punto di vista religioso in Cina oggi si vive in comunione con il Papa.

Dell’umana fratellanza e altri dubbi


FESTIVAL FRANCESCANO
BOLOGNA 2019


Adnane Mokrani e Brunetto Salvarani

modera Giuseppe Caffulli

Due teologi, uno cristiano (Brunetto Salvarani) e uno musulmano (Adnane Mokrani), si confronteranno sul rapporto tra le religioni, dal Concilio Vaticano II al “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”.
Sintesi: Paolo Cugini

Il documento sulla fratellanza spinge sulla cultura della pace e della tolleranza. Francesco dice che la pace non è solo il contrario della guerra.

Adnane: “Le religioni non incitano alla guerra e non invitano alla violenza”. Questa conferma così chiara, ha suscitato dubbi. Nella storia in tanti casi, le religioni sono state usate come strumenti di guerra. La religione dovrebbe essere strumento di pace e realizzazione. Nella storia la religione è stata usata per servire il potere.

Salvarani: Tre considerazioni. La prima è sul tema della fratellanza. Giacobbe ed Esaù, due fratelli che litigano. Peer dirsi fratelli occorre fare un percorso insieme. La storia di Genesi è utile perché dopo molti momenti di conflitti, alla fine, quando s’immagina che Esaù è esasperato, alla fine c’è un abbraccio. La fratellanza ha dei prezzi da pagare. Due sorelle: Lia e Rachele, mogli di Giacobbe. L’esito della fratellanza non è scontato. Quell’abbraccio finale non viene fatto. Qui c’è una fratellanza solo sulla carta. Occorre passare dalla carta alla carne, pagando dei prezzi. La seconda considerazione: è un documento laico. Si parla poco di teologia. Il tema è di far emergere la dimensione sociale del dialogo. Ultima considerazione: faccio fatica ad usare il termine tolleranza, perché la fratellanza prevede un medesimo livello, e quindi si tratta di educarci alla gestione dei conflitti. Dobbiamo recuperare una responsabilità corale e globale.
Giuseppe: tema della povertà e giustizia. Uno dei problemi del mondo è legato agli squilibri economici. Come si declina il tema della giustizia?

Adnane: nel documento si parla di un unico destino dell’umanità. “Abbiamo condiviso gioie e tristezze nel mondo contemporaneo”. C’è un’emergenza che necessita solidarietà, unità, resistenza. Viviamo un’epoca di globalizzazione anche dei problemi che non permettono visioni monistiche. La religione dovrebbe essere la coscienza critica dell’umanità, strumento di liberazione. Il documento parla di valori condivisibili. Credere in Dio significa credere nella gente che soffre: la solidarietà è il frutto diretto nella fede in Dio. C’è un cerchio tra Dio, popoli, umanità e valori fondamentali.

Salvarani: religioni come coscienza critica. La gente che soffre: in un ambito francescano fa venire in mente il testamento di Francesco. Qui racconta che si è convertito baciando il lebbroso. Questo è fondamentale, perché è un messaggio importante. È in quel lebbroso che si trova l’immagine più realistica di Dio. Oggi ci sono due tesi: da una parte c’è chi identifica le religioni come responsabili del fanatismo. Dall’altra c’è chi dice che le religioni non c’entrano. Sono entrambi risposte sbagliate. Non possiamo dimenticare le nostre responsabilità nei colonialismi vecchie e nuovi. Quello che non possiamo sopportare è il sistema di iniquità economica che produce disuguaglianze esplosive. Dove sono le religioni in una stagione storica così delicata? Dovrebbero essere li dove si dice che occorre recuperare la dignità umana per tutti.
Giuseppe: Il documento di Abudabi cerca di mantenere una riflessione condivisa tra cattolici e mussulmani. Esistono, però dei codici diversi d’interpretazione. Come si dialoga a partire dalle differenze?

Adnane: ci sono differenze non solo tra Occidente e Oriente, ma anche dentro l’Islam e anche dentro il cristianesimo. La vera differenza è quella tra oppressori e oppressi, tra dittatori e quelli che subiscono la dittatura. Nel mondo arabo c’è sete di libertà e democrazia. La dittatura nel mondo arabo non è separata dal tema del denaro. I potenti coprono le situazioni di disuguaglianza. C’è una solidarietà del male. Dobbiamo rispondere con la solidarietà del bene. Nel documento si capiscono i valori postivi condivisi. La libertà come dono e il pluralismo come fatto positivo: questa è una novità teologica. Dio ci vuole diversi. L’interpretazione dei testi sacri ci aiuta molto, perché ci aiuta a capire che Dio può parlare in diverse lingue e culture e ogni credente può imparare da tutti.

Salvarani: Un passaggio di questo testo del documento di Abudabi apre ad una posizione teologica che non c’era stato in un nessun documento cattolico. “Il pluralismo di fedi, culture, di sesso, è sapiente volontà divina”. Sparisce il paradigma inclusivista e esclusivista: Dio ha creato il plurale. Sono una sapiente volontà divina. In Europa si ha l’impressione che quella che oggi non ci aiuti è la crisi della politica. Oggi la politica dovrebbe rendersi conto che il fatto che le religioni vogliono essere presenti sullo spazio pubblico è una benedizione. Siamo in una stagione fatta di paure e strumentalizzazioni. Dobbiamo ricostruire un tessuto di comunità. È possibile camminare insieme.
Giuseppe: viviamo il problema delle differenze interne nelle nostre culture. A partire da quello che siamo, come impostare un dialogo autentico? Quale Islam oggi e come superare le differenze?

Adnane: da mussulmano posso parlare, analizzare la crisi del mondo islamico, ma sono anche interessato gli sviluppi dentro il cristianesimo e in particolare la missione di Papa Francesco. Occorre trovare nuovi linguaggi, nuovi cammini. Francesco sta in mezzo ad una tempesta, senza cambiare via, senza lasciarsi travolgere dalle tempeste negative. Sunniti e sciti hanno il compito per dire che non c’è nessuna giustificazione per la guerra e la violenza.

Salvarani: attenzione nei confronti di quanto sta succedendo oggi nel cristianesimo. Oggi tutte le religioni stanno vivendo una lotta durissima al proprio interno. C’è una spinta verso l’idea che la tradizione sia il tradizionalismo, mentre la Tradizione significa coltivare le cose che vengono dal passato con la novità della contemporaneità. La Chiesa si fa colloquio. Novembre 2015 a Firenze, Francesco diceva che noi siamo in un’epoca del cambiamento. Noi siamo gli ultimi cristiani di un certo modo di essere cristiani. Non sono più sufficienti i rosari, le devozioni, per essere credibili. Oggi il mondo non ha bisogno di parole, ma di uno stile. Il problema è come vive il cristiano. Le difficoltà, le perplessità sono pane quotidiano di un cammino di fede. Oggi non si può più identificare il cristianesimo con l’Occidente. Se c’è una forza nel Vangelo è quella di rompere le appartenenze culturali. Il Vangelo va oltre. Balducci parlava di uomo planetario.