giovedì 21 ottobre 2021

TI APSETTO NEL SILENZIO




Paolo Cugini 

Cammino su quel sentiero che costeggia il canale, immerso nei miei pensieri di sempre, che scorrazzano tra passato e futuro, lasciando in disparte il presente. Non cerco delle risposte. Le ho già avute. Non cerco nemmeno delle certezze. Non ne ho bisogno e poi non sono reali. Cerco Te.

Vorrei sentirti, percepirti. Vorrei sentirti in quel modo palpabile che non lascio spazio a dubbi, quel modo che riempie in un istante l’anima, la mente. Percepirti in quel modo che mi fa muovere immediatamente verso di Te, in modo esclusivo, in quell’esclusività che diventa spazio per tutti e tutte.

Ti cerco di notte nel silenzio di una chiesa buia. Non c’è nessuno e questo mi emoziona. Non c’è nessuno, per questo sono qui. Ti sento nel silenzio del buio di una chiesa. Sento il Tuo respiro, il Tuo sguardo su di me, che mi ridona vita, mi fa sentire amato, voluto, desiderato.

Ed è questo amore sensibile che riempie la mia anima in un istante, che riorganizza i miei pensieri, li toglie dall’affanno di cercare altrove, dona al tempo una bellezza che diviene voglia di vivere adesso. Smetto di pensare altrove, di perdermi nelle immagini di un futuro ipotizzato, semplice fuga momentanea per ingannare quel tempo che ora si è riempito di senso.

Per questo ti cerco. Nel silenzio. 

venerdì 15 ottobre 2021

CAPIRE PAPA FRANCESCO - INCONTRO A PALATA PEPOLI DOMENICA 14 NOVEMBRE

 


L’obiettivo dell’incontro è quello di fornire alcune chiavi di lettura per tentare di comprendere le dinamiche di crisi che sta vivendo la Chiesa cattolica. Se è vero che la Chiesa nei secoli è passata attraverso situazioni di crisi più o meno accentuate, è altrettanto vero che è raro nella storia vedere una crisi che ha come maggior bersaglio il Papa e, in questo caso, Papa Francesco. Capire la crisi attuale della Chiesa significa comprendere i punti essenziali della proposta ecclesiale di Francesco, gli snodi del suo pensiero e le prospettive che si stanno aprendo. Lo faremo analizzando non solo i testi del Papa, ma anche il pensiero di color che lo contestano.

Ti aspettiamo, allora, a Palata Pepoli Domenica 14 novembre alle 15,30.

giovedì 14 ottobre 2021

IL CARDINAL ZUPPI INTERVIENE NEL DIBATTITO SU FEDE E POLITICA

 



Paolo Cugini

 

Non è facile dire parole di senso, capaci di aprire dei varchi, delle prospettive verso il future, parlando di politica in una prospettiva di fede. Non è facile, perché si tende sempre di più ad identificare la politica con i partiti e, in modo particolare, con schieramenti specifici. Aiutare le persone e, in modo particolare, i fedeli di una comunità cristiana, ad alzare il livello del dibattito, per tentare di pensare al bene comune della polis, più che ad interessi immediati di parte: è stato questo il tentativo del discorso proposto dal Cardinale di Bologna Matteo Maria Zuppi, lunedì 20 settembre, a Dodici Morelli, una piccola frazione del Comune di Cento di Ferrara, appartenente, comunque, all’Archidiocesi di Bologna.

Il nucleo del discorso del Cardinale è stata la riflessione su uno dei quattro principi proposti da Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica Evangeli Gaudium del novembre 2013. La dottrina dei quattro principi è interconnessa sia con la spiritualità ignaziana, sia con la riflessione sulla teoria dell’opposizione polare. Papa Francesco presenta i quattro principi nell’Evangelii Gaudium ai numeri 221-237, affermando che sono «relazionati a tensioni bipolari proprie di ogni realtà sociale» (EG 221).  Nel discorso Noi come cittadini, noi come popolo, tenuto da Bergoglio il 6 ottobre 2010 a Buenos Aires in occasione della XIII giornata di pastorale sociale, in un passaggio intitolato Principi per illuminare il nostro essere come cittadini e come popolo,[1] Bergoglio presenta quelli che lui chiama i quattro principi fondamentali: il tempo è superiore allo spazio; l’unità è superiore al conflitto; la realtà è superiore all’idea; il tutto è superiore alla parte. Fa da sfondo alla presentazione dei quattro principi, la consapevolezza dell’esistenza di tre tensioni polari, necessarie per la costruzione di un progetto comune nella vita di un popolo: pienezza e limite, idea e realtà, globalizzazione e localizzazione. Queste tensioni polari dovrebbero contribuire «a risolvere la sfida di essere cittadini, l’appartenenza logica a una società e la dipendenza storico-mitica da un popolo». Attraverso queste tensioni e i quattro principi, Bergoglio analizza in modo evangelico la dimensione sociale e politica della realtà. Non a caso, la presentazione dei quattro principi nell’Evangelii Gaudium è realizzata nel capitolo relativo a bene comune e pace sociale. Comprendere questi principi bergogliani e le tensioni polari a cui fanno riferimento, rappresenta la chiave ermeneutica per cogliere il pensiero di Francesco sulla dimensione sociale della vita.  


Il Cardinal Zuppi la sera del 20 settembre sceglie di sviluppare il primo di questi quattro principi, vale a dire: il tempo è superiore allo spaio, per parlare di politica in una prospettiva di fede. Perché questa scelta e quale contributo può dare al senso della politica? Gestire la politica, il bene dei cittadini a partire dal tempo, significa apprendere a ragionare sulle prospettive di una città, coinvolgendo i cittadini e i collaboratori per elaborare un progetto di città, capace di indirizzare gli sforzi non tanto sulle necessità immediate, ma sul raggiungimento di obiettivi comuni. Il problema, come ha sottolineato lo stesso Cardinal Zuppi consiste “nel dover prendere decisioni in fretta, perché rende complicato il percorso”. È questo, per certi aspetti, il dramma della politica costruita sulla risposta immediata alle esigenze del presente, che risponde all’ unica necessità di costruire consenso in vista del successo personale, senza far riferimento ad un progetto politico. Con una serie di esempi, tipico dello stile del Cardinale, che cerca di aprire dei varchi nelle coscienze degli ascoltatori con delle immagini, più che con argomentazioni deduttive, Zuppi ha mostrato il beneficio per i cittadini, di una politica capace di lavorare su progetti a lunga distanza, perché: “avere un piano strategico serve a tutti e mette insieme le parti”. Parole semplici, ma profonde e chiare, che hanno lasciato nei presenti la sensazione della possibilità di un modo di fare politica capace di guardare al futuro con il cuore pieno di speranza.

 

 



[1] Bergoglio, Noi come cittadini noi come popolo, Jaca Book, Milano 2013, p. 57-69. 

sabato 9 ottobre 2021

Alcune riflessioni in margine agli ultimi casi di pedofilia emersi in Francia




 CHIEDERE PERDONO? VA BENE, MA CI VOGLIONO FATTI


 

Paolo Cugini

 

Le parole non servono più. Nemmeno le richieste di perdono non hanno più senso, anzi, possono sembrare una presa in giro, soprattutto quando non si accompagna la parola di perdono con scelte chiare di rottura con ciò che ha causato il male. È questo che viene da pensare dopo l’ennesimo scandalo dalle proporzioni mostruose, che ha investito la Chiesa cattolica. Più di trecentomila minori abusati da circa tremila preti negli ultimi settant’anni in Francia: è terribile. È questo che ci consegna il: Rapport de la Commission indépendante sur les abus sexuels dans l’Église en France, pubblicato all’inizio del mese di ottobre 2021, coordinato da Jean-Marie Sauvé e da una commissione composta da una ventina di persone con competenze specifiche in diversi campi. Una sofferenza infinita, che non sembra terminare mai, perché questi ultimi casi si aggiungono a tanti altri emersi negli ultimi anni in luoghi diversi (Stati Uniti, Cile, Australia, Irlanda, Olanda, Germania, Belgio, Regno Unito). Tante vite spezzate, perché un abuso sessuale su un minore rovina la vita, lascia dei segni indelebili, difficili da eliminare. La domanda immediata che sale dal cuore dopo la lettura del succitato rapporto è la seguente: che cosa dobbiamo aspettare, ancora, perché ci si muova verso una riforma radicale della Chiesa e, in modo speciale, della sua gerarchia?

Ormai è chiaro che non si tratta più di casi sporadici, ma di una realtà che è frutto di un sistema, prodotto da un sistema, che si è costruito nei secoli e che dev’essere cambiato. La Chiesa sin dagli inizi, si è lasciata plasmare da quella cultura patriarcale contro la quale Gesù aveva fatto prevalere il suo Vangelo di uguaglianza. La comunità di discepole e discepoli uguali voluta dal Maestro è durata poco. La struttura maschile della gerarchia della Chiesa è un prodotto della cultura patriarcale, più che dallo stile voluto da Gesù. È la cultura patriarcale che si è insinuata nei secoli modificando il massaggio di Gesù, che va colpita alla radice. Colpire la struttura patriarcale della Chiesa significa porre in atto un cantiere capace nel tempo di eliminare tutti i suoi derivati: maschilismo, misoginia e omofobia. Una struttura dominata dal maschio produce relazioni diseguali con le donne, gli omosessuali, le lesbiche, i trans. La disuguaglianza delle e nelle relazioni è la negazione del messaggio che Gesù ci ha lasciato nel Vangelo.

Su un dato è importante soffermare l’attenzione e da qui partire per una riforma strutturale della Chiesa. Non è tutta la Chiesa coinvolta in questi scandali di pedofilia, di abusi di minori, ma la sua gerarchia. Ciò significa che è questo settore della Chiesa che dev’essere ristrutturato radicalmente. I casi di pedofilia che da anni stanno devastando la Chiesa e che trovano coinvolti uomini appartenenti alla sua gerarchia, devono poter incontrare delle scelte radicali capaci di cambiare quel sistema che è alla base di tutto ciò. Il Sinodo, che è già in atto, potrebbe prendere sul serio la revisione della formazione dei presbiteri, promovendo un percorso più umano e al passo coi tempi, per coloro che un giorno dovranno guidare le comunità cristiane. Abbandonare la struttura patriarcale della cultura dominante, per la Chiesa dovrebbe voler dire la possibilità di un cambiamento radicale nella scelta e formazione dei suoi leaders. Occorrerebbe, prima di tutto, abbandonare i seminari come luogo di formazione, per incentivare una preparazione sul campo, vale a dire nella comunità, a contatto con quelle persone che un giorno saranno chiamati a servire. Formazione sul campo significa aprire lo spazio a tutti coloro che manifestano il desiderio di servire la comunità, indipendentemente dall’identità sessuale, a tutti coloro che sentono il desiderio di servire il Vangelo, di collaborare alla realizzazione del regno di pace, giustizia e amore inaugurato da Gesù.

Se è vero che è nella gerarchia della Chiesa cattolica che troviamo le persone responsabili degli abusi sessuali non solo in Francia, ma in tutti i Paesi in cui si è svolta una ricerca sul problema in questione, è prevedibile che, dalla stessa gerarchia, non verranno scelte che la metta in discussione. Difficilmente una struttura opera scelte che la possono danneggiare. Al massimo, verranno proposte alcune modifiche al percorso formativo nei seminari, ma nulla che possa intaccare quella struttura maschilista, che è la fonte del male in questione. Ciò significa che la spinta innovatrice dovrà venire dalla base, da quella parte del popolo di Dio che sono i fedeli laici. Non saranno riunioni o conferenze a cambiare la struttura maschilista della Chiesa cattolica, ma esperienze poste in atto dalla base stessa che, nel tempo, possono cambiare dall’interno il sistema. Comunità cristiane guidate da donne, da religiose, da coppie di sposi sono esperienze pastorali già presenti in varie parti del mondo: occorre moltiplicarle per farle divenire consuetudine e non un’eccezione. Una Chiesa di comunità nelle quali i fedeli sono i protagonisti della trasmissione della fede, che sanno celebrare la Parola, condividere con i più poveri, lottare per la giustizia e l’uguaglianza.

Per non sentire più notizie terribili come quelle ascoltate in questi giorni dai giornali francesi, che coinvolgono tutte le comunità cristiane, non possiamo più lasciare che il problema sia risolto dalla gerarchia, da coloro che sono anche indirettamente coinvolti. Tutta la comunità deve sentirsi interpellata; tutti i fedeli devono sentire la responsabilità di uscire dall’omertà e, quando è necessario, di denunciare. Quest stile nuovo di comunità di fedeli che assumono la responsabilità, di laiche e laici che si fanno promotori di cammini di trasparenza, non è per nulla facile, soprattutto in occidente. Secoli di monopolio autoritario delle comunità da parte dei chierici maschi, abituati a decidere da soli, considerando gli strumenti in cui è possibile elaborare decisioni comunitarie, come semplici organi consultivi, hanno appiattito al ribasso la spinta alla sinodalità, vale a dire, alla possibilità di decidere insieme. Un problema grave come quello della pedofilia operata per lo più dai membri maschi della gerarchia, sta mettendo a nudo i limiti di un cammino comunitario sbilanciato sulla dipendenza della comunità dal capo maschio. Bisogna cambiare rotta. Subito. 

venerdì 8 ottobre 2021

Idee di sacerdozio femminile tra ‘800 e ‘900

 



Giovedì 14 ottobre 2021 alle ore 17,30, via zoom

Catti Cifatte presenta il libro di

 

 Liviana Gazzetta, Virgo et sacerdos. Idee di sacerdozio femminile tra ‘800 e ‘900

 L’Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne, OIVD curerà la presentazione via webinar del libro Virgo et sacerdos. Idee di sacerdozio femminile tra ‘800 e ‘900. Maria Caterina Cifatte, architetta e donna impegnata nella ricerca spirituale, introdurrà il tema. L’autrice, Liviana Gazzetta, storica, ha fatto una fine analisi storica. Entrambe sono socie OIVD. Con uno sguardo reso attento dall’attuale sensibilità sul nodo del sacerdozio femminile, la ricerca fa emergere una ricchezza di elementi fin qui insospettata su questo tema, ben prima che il problema si ponesse ufficialmente al Concilio Vaticano II: molteplici tracce, cioè, di una via che potremmo definire di natura cultuale e mariologica al sacerdozio femminile, via che precede e accompagna la via ‘rivendicativa’ ad esso.

Connessa a tutta un’elaborazione teologica e ad una riflessione spirituale sul ruolo della Vergine nella vita dei preti, oltre che allo sviluppo otto-novecentesco del movimento mariano, questa linea cultuale faceva perno sulla figura della Madonna concepita e invocata come sacerdote, ovvero come «Vierge Prêtre o Virgo Sacerdos». Questa devozione si sviluppò in particolare nella famiglia delle Figlie del Cuore di Gesù, fondata nel 1872 dalla beata Maria Deluil-Martiny (1841-1884) e approvata definitivamente nel 1902 da Leone XIII.

Oltremodo interessante è il fatto che, in osmosi alla spiritualità mariana, nella congregazione si esprimesse anche una forte preoccupazione per le sorti della Chiesa nella società moderna e il desiderio di espiazione per le defezioni del clero, soprattutto il clero secolare, che portava le religiose ad attribuirsi un ruolo di supporto e in qualche modo ‘sostitutivo’ dei preti inadeguati, tanto più in associazione col modello della Vergine sacerdote.

 Il tema del sacerdozio della Vergine usciva così dai seminari e diventava una devozione in cui si manifestava anche una crescente domanda femminile a proporsi come co-essenziali nella vita ecclesiale, pur senza mettere in dubbio la dottrina cattolica ufficiale. Venuto a conoscenza dello sviluppo della devozione, il Sant’Uffizio intervenne tre volte tra il 1913 e il 1927 sulla piccola congregazione contemplativa, vietando esplicitamente il loro culto non per la dottrina della funzione di Maria nella salvezza, ma per l’attribuzione del titolo di sacerdote, che risultava riprovevole perché ingenerava l’associazione simbolica tra sacerdozio e genere femminile. Sottesa a tutta la vicenda stava insomma la questione dell’impedimentum sexus, e con un peso tale da determinare il blocco sull’uso stesso del titolo, che scomparve improvvisamente da devozioni, preghiere e libri.

Gazzetta Liviana,Virgo et sacerdos. Idee di sacerdozio femminile tra ‘800 e ‘900, Roma: Edizione di Storia e letteratura, 2020

giovedì 23 settembre 2021

UN CORSO PER OPERATORI PASTORALI CON LE PERSONE LGBT

 

 


[Articolo di Luciano Moia e pubblicata sul quotidiano Avvenire il 22 settembre 2021, p.16]

«Aiutare le comunità a camminare in una prospettiva sinodale vuol dire anche aiutare a comprendere il significato della pastorale per le persone lgbt nel cammino della Chiesa». L’ha spiegato nei giorni scorsi il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, intervenendo al Corso di formazione per operatori pastorali di persone e gruppi di cristiani omosessuali che per tre giorni ha radunato alcune decine di sacerdoti, religiosi e laici, al centro di spiritualità Villa San Giuseppe, accanto al santuario di San Luca, proprio nel capoluogo petroniano.

Zuppi ha sollecitato ad affrontare ‘serenamente’ questo cammino perché il prezzo da pagare non affrontandolo sarebbe troppo alto: la sofferenza di tante persone. «Persone che sono fatte così – ha osservato l’arcivescovo di Bologna – e che sono parte della comunità». Con l’auspicio che, anche grazie alla pastorale per e con le persone omosessuali, arrivi un po’ d’entusiasmo per il cammino sinodale e si abbia il coraggio di andare ovunque: «C’è una marea di gente che sta aspettando, che pone domande, dobbiamo rispondere in modo vero, concreto, generativo». Zuppi ha poi proposto un parallelo tra la pastorale per le persone lgbt e l’impegno per le periferie esistenziali.

«Tra gli inviti di papa Francesco – ha fatto notare – quello sull’impegno di andare verso le periferie esistenziali è insieme il più citato e il più disatteso. È un impegno certamente difficile. Spesso si tratta di andare verso le periferie del nostro cuore, quelle non chiarite perché troppo complicate, che rendono faticoso andare fino in fondo». Allo stesso modo la pastorale con le persone omosessuali che, secondo l’arcivescovo di Bologna, non può essere definita pastorale di frontiera perché «tutta la pastorale è di frontiera, è nella natura di Cristo andare oltre, superare i confini». Scomodo sì, ma occorre farlo, superando i pregiudizi, come appunto quando si affrontano questioni legate alle persone lgbt. Temi, in ogni caso, che sia dall’intervento di Zuppi, sia dalle riflessioni degli altri relatori, appaiono non più eludibili perché ritardi e indifferenza si traducono in altrettante ferite per persone già a lungo ai margini della vita delle comunità.

Concetti che si ritrovano anche nel testo inviato dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, che ricordando il suo incontro con una coppia di genitori con un figlio gay, ha condiviso la loro sofferenza nel vedere la scarsa accoglienza da parte della comunità cristiana. «Come è possibile – si chiede Semeraro – che invece di accompagnare situazioni già di per sé estremamente complesse, noi rendiamo addirittura più pesante tanta complessità?». Da qui l’invito all’accoglienza autentica con un approccio che sappia mettere al primo posto «la maternità e paternità pastorale della Chiesa, perché si tratta innanzi tutto di figlie e di figli nostri, che vanno accolti prima di tutto come tali, al di là di aggettivi e definizioni che pure descrivono la loro condizione di vita».

Ma, ha ribadito il porporato, solo dopo «una sincera accoglienza si potrà parlare di integrazione nella comunità cristiana, tenendo conto della particolare condizione di vita, come insegna il Papa in Amoris laetitia. E l’accoglienza, scrive ancora Semeraro, deve tradursi nella disponibilità ad ascoltare il loro vissuto, lenire le ferite, accettare la disponibilità ad avventurarci nelle zone di frontiera «fuori dai nostri confini culturali, sociali, e perfino ecclesiali».

Ma come tradurre queste indicazioni in prassi pastorale per le persone omosessuali? Durante il corso di formazione ne hanno parlato don Gabriele Davalli, direttore dell’Ufficio famiglia della diocesi di Bologna e responsabile per la pastorale con persone lgbt e don Gianluca Carrega, che ha lo stesso incarico per la diocesi di Torino (esperienze che riferiamo nell’articolo qui a fianco). E poi padre Victor De Luna, responsabile dell’apostolato Courage, che ha spiegato i capisaldi di una proposta che mette al primo posto castità, testimonianza, amicizia, comunione e servizio.

Un approccio quindi tutto pastorale che, come è apparso da tutti contributi – tale anche lo spirito del Corso di formazione – preferisce lasciare sullo sfondo le questioni dottrinali. Perché solo uno sguardo pastorale – hanno spiegato nelle conclusioni padre Pino Piva, gesuita esperto di pastorale di frontiera e Gianni Geraci – può favore l’integrazione delle persone omosessuali nella comunità cristiana.

«Due le prospettive considerate urgenti: quella dei ‘single’ lgbt, perché la loro condizione nella Chiesa li pone in una situazione di ‘regolarità’ nei confronti delle norme ecclesiastiche e quindi dovrebbe permettere loro di inserirsi apertamente e pienamente nella comunità cristiana anche a partire dal loro orientamento».

Più problematica la questione delle coppie omosessuali. A questo proposito Piva e Geraci hanno proposto un parallelo con le coppie divorziate in seconda unione, secondo quanto spiegato nel capitolo VIII di Amoris Laetitia che affronta la questione in modo inclusivo. «Se anche per le persone omosessuali vale l’obiettivo di accogliere, discernere e integrare, perché non estendere anche a loro gli stessi criteri pastorali dell’Esortazione postsinodale?».

Il Tema del corso

La proposta del cardinale Zuppi al Corso per operatori con persone omosessuali: sono periferia esistenziale Il cardinale Semeraro: invece di accoglierli troppo spesso rendiamo più̀ pesante questa complessità̀. Al Corso di formazione anche l’intervento di don Gianluca Carrega (Torino): «Queste persone chiedono di essere accompagnate e formate. È ora di uscire da una pastorale di nicchia»

Il Vescovo Russo: segno del volto materno della Chiesa

     Al Corso di formazione per accompagnatori spirituali e operatori pastorali per gruppi e persone omosessuali è arrivato anche il messaggio del vescovo Stefano Russo, segretario generale della Cei che, rivolgendosi a padre Pino Piva, organizzatore dell’evento, ringrazia per l’impegno profuso «segno di quel volto materno della Chiesa a tutti caro» e auspica in un prossimo incontro di «condividere quanto di prezioso state facendo». Nei mesi scorsi agli operatori pastorali impegnati con persone e gruppi omosessuali si era rivolto anche il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, con una lettera riservata in cui esprime grande vicinanza e condivisione per le persone impegnate in questo apostolato, assicurando gli aiuti necessari per questi itinerari di integrazione ecclesiale.

Il Corso concluso nei giorni scorsi fa parte di un progetto che ha già visto un modulo di approfondimento teologico svoltosi a febbraio con gli interventi di Damiano Migliorini, don Stefano Guarinelli, Chiara D’Urbano e padre Giovanni Salonia. Mentre a giugno il modulo proposto ha approfondito gli aspetti teologici con don Aristide Fumagalli, Cristina Simonelli, don Basilio Petrà e don Gianluca Carrega.

fonte Dal corso per operatori pastorali di Bologna: «La pastorale con le persone LGBT sia parte del cammino sinodale» - Progetto Gionata 

 

lunedì 20 settembre 2021

FEDE E POLITICA - CARDINAL MATTEO ZUPPI

 





DODICI MORELLI  20 Settembre 2021

Sintesi Paolo Cugini

 

Il tema della politica interessa alla chiesa. Oggi le scelte che faremo sono le scelte che condizioneranno i prossimi anni. Occorre capire come vogliamo uscire da questa situazione.  

Il tempo è superiore allo spazio. Il tempo vuole dire quello che oggi non c’è ma ci sarà in base alle scelte che facciamo oggi. Ad una persona che fa politica questo discorso sta stretto.

Scegliere qualcosa che guarda al futuro fa bene alla politica. Spesso la politica punta più sulla comunicazione che sui contenuti. Spesso le regole della comunicazione condizionano i contenuti.

Il problema è dover prendere decisioni in fretta, perché rende complicato il percorso. A volte le complicazioni sono difficili da gestire. Il problema è avere delle prospettive a lungo termine.  Necessità di avere un piano strategico che serve a tutti e che mette insieme le parti. A tutti i politici deve stare a cuore la vita in tutte le sue situazioni. La chiarezza d’intenti è fondamentale. Un esempio è la città di Barcellona. È questa capacità decisionale e la chiarezza d’intenti che è necessaria nell’oggi della vita politica.

Altro esempio sono le risorse e il suo uso. Non è possibile continuare a sostenere il benessere che c’è in occidente. Emergente diviene sempre più il tema dell’acqua.

L’economia non può trasformarsi in speculazione. Dovremmo sempre cercare di uscire dalla prigione dell’immediato per collocare le cose in un orizzonte sempre più ampio.

Quando è l’economia a comandare sulla politica, non è positivo. Il pericolo è che comandino le mafie, logiche perverse mafiose. Non dobbiamo mai sottovalutare la capacità del male. Perché la mafia ha investito sulla droga?

Carità politica, progredire verso un ordine sociale, la cui anima sia la carità. La politica è una delle forme più preziosa della carità. Dinanzi ai problemi il politico cerca delle strategie per porre delle soluzioni a lungo termine.

 

 

 

venerdì 17 settembre 2021

RELIGIONI E PROSTITUZIONE - LE VOCI DELLE DONNE


 

Prosegue l'impegno dell'Osservatorio Interreligioso sulla Violenza contro le Donne (OIVD) con la Federazione Donne Evangeliche Italiane (FDEI) nell’affrontare la questione prostituzione come espressione della violenza contro le donne, a cui anche le culture religiose non sono estranee. 


Il Gruppo Prostituzione OIVD ha infatti organizzato un ciclo di incontri su: 


RELIGIONI E PROSTITUZIONE - LE VOCI DELLE DONNE


Al primo appuntamento sentiremo le voci di:

Paola Cavallari,  presidente OIVD e socia Coordinamento Teologhe italiane

Lidia Maggi teologa e pastora battista



Per accedere all'incontro (non comunicare il link se non a persone fidate)

https://us02web.zoom.us/j/84573088564?pwd=S1Y4QkZPRW5IeENGS2F5QS91azJrQT09#success

 



lunedì 13 settembre 2021

Come essere presbitero oggi? Padre Timothy Radcliffe




TRE GIORNI DEL CLERO

BOLOGNA 13 SETTEMBRE 2021

Sintesi: Paolo Cugini

Tutta la predicazione inizia con l’ascolto. 

"In passato l’ignoranza non ti ha mai impedito di parlare".  

La gente sente che la chiesa non ha parole per le donne, gli omosessuali. 

Due discepoli sono in viaggio per Emmaus, erano disillusi. Tutto è sempre andato fallito. Hanno perso la fede e la speranza. Lasciano la comunità dei discepoli e tornano a casa. Come fa Gesù a raggiungerli? Gesù non dice che hanno torto, ma chiede di che cosa stanno parlando. Gesù non parla finché non abbia ascoltato.

Molte persone, anche sacerdoti, si sentono soli, dimenticate e incomprese. Forse è utile guardare i film e le canzoni che loro ascoltano. Se i giovani si trovano in un luogo è lì che dobbiamo avvicinarci.

Gesù non blocca i discepoli di Emmaus, ma cammina con loro. La chiesa è chiamata ad uscire da se stessa, ad andare nelle periferie esistenziali. Condividere il viaggio di tutti, ascoltare le convinzioni di tutti. Lo sconosciuto si unisce ai discepoli di Emmaus per ascoltare la loro conversazione. Gesù è un uomo di conversazione. La prima domanda è: con chi dovremmo parlare mentre camminiamo per strada? Chi è per noi la donna al pozzo? Gesù espone le scritture, perché sono il dialogo di Dio con l’umanità. Dio si fa conoscere attraverso il dialogo che desidera avere con noi. La conversazione è l’unico modo per annunciare Gesù. Qualsiasi altro modo rischia di cadere in ideologia. Arte della conversazione è la qualità specifica del presbitero in questo tempo. Arte d’interagire con persone che pensano in modo diverso. La società occidentale si sta uniformando, persone che pensano allo stesso modo. Gesù è sia al centro che al margine. Anche noi dobbiamo vivere in entrambi i luoghi. La Chiesa è la nostra casa, eppure siamo persone anche delle periferie. Dobbiamo a Gerusalemme e sulle strade di Emmaus.

 Appartenere a tutti. I presbiteri sono chiamati a vivere costantemente in uno spartiacque. Ciascuno deve imparare a valorizzare il carisma dell’altro. Tutti sono necessari. La nostra speranza è che le nostre vite abbiano significato. Abbracciare le sofferenze delle persone, le loro storie. Abbracciare le storie delle persone.

Dicono a Gesù: resta con noi perché è sera. Offrono a Dio un pasto e un letto per la notte. Predichiamo accettando l’ospitalità. Gesù sta alla porta e bussa. Il nostro ministero sacerdotale include l’accettazione dell’ospitalità. Imparare l’arte di essere ospite nelle case di altre persone, per condividere le speranze degli altri, di chi incontriamo, Coraggio ad accettare l’invito a riposare con i giovani, artisti, per godere della loro compagnia. Essere a casa con tutti. La notte prima di morire Gesù ha compiuto un gesto di speranza. Quando tutto sembrava buio, Gesù ha dato un segno di speranza che ripetiamo ogni giorno. Che cosa dire dinanzi alle sofferenze del mondo? Gesù prese il pane e lo benedisse dicendo: questo è il mio corpo. Questa è la speranza dei discepoli: una speranza sulla morte. Come dare speranza a coloro che la perdono?

Se andiamo nei luoghi della miseria ci chiediamo che cosa dobbiamo dare? Ma è proprio lì che ci verrà dato. Se andiamo tra i giovani o tra i malati, ci sentiremo poveri, ma poi il Signore ci darà la parola necessaria. Usciamo dalle acque in cui ci sentiamo più sicuri. In Gesù si rivela il volto di Dio. Il nostro ruolo di presbiteri: essere il volto di Cristo.

Guardare le persone negli occhi. Essere messaggeri del verbo: aiutare a crescere per poi sparire. Il cuore delle persone arde quando predichiamo. Como possiamo predicare in modo che le persone siano piene di gioia? Siamo chiamati a diventare umani come lo era Gesù. 

martedì 7 settembre 2021

A che punto siamo con gli abusi di potere, di coscienza e abusi sessuali dentro le chiese?


 

A che punto siamo con gli abusi di potere, di coscienza e abusi sessuali dentro le chiese? Continua la nostra ricerca perché nelle chiese e nelle comunità religiose le voci di donne escano dal silenzio. Il nostro obiettivo è di proseguire la campagna contro gli abusi clericali sulle religiose espressione più significativa della condizione di subordinazione delle donne nella Chiesa. Per questo abbiamo voluto dare voce alle autrici di due testi differenti che aiutano a comprendere meglio questa complessa realtà: da una parte un racconto di vita religiosa segnata drammaticamente dall’abuso sessuale e dall’altra il percorso di progressiva presa di coscienza della condizione delle donne attraverso la vita religiosa ma anche la maternità e l’esperienza nel movimento femminista. Insomma diamo voce a due donne non solo vittime ma soprattutto esempio di azione di cambiamento.

 

Doris Reisinger Wagner è teologa ,filosofa e ricercatrice in questo momento è una delle massime esperte mondiali sugli abusi clericali e la sua testimonianza rappresenta una delle più forti sfide alla gerarchia ecclesiale perché va a toccare il fulcro del potere vaticano.

Paola Lazzarini è sociologa della religione, giornalista e fondatrice dell’associazione ”Donne per la Chiesa” di cui è presidente impegnata come voce critica e libera per promuovere un movimento “dal basso” di donne cattoliche.

Condurrà l’incontro Ludovica Eugenio direttora di Adista che da tempo affronta le tematiche più controverse della condizione delle donne nella Chiesa con serietà e coraggio.

Vi invitiamo a partecipare giovedì 16 settembre h 18. Troverete il link nella locandina.