mercoledì 29 agosto 2018

VISITA ALLA TOMBA DI MONS. OSCAR ROMERO






Paolo Cugini

Siamo un gruppo di nove missionari in visita ai posti cruciali del cammino della Chiesa salvadoregna. Con noi c’è Maiella, da 32 anni missionaria laica in San Salvador, che ci guida alla scoperta di una Chiesa bagnata dal sangue dei martiri. E’ il cammino di una Chiesa che ha resistito all’arroganza del potere che schiaccia i piccoli. Potere che ha avuto come alleato la gerarchia ecclesiale, vale a dire i vescovi locali, che non hanno mai visto di buon occhio l’operato di una chiesa vicina ai contadini, una chiesa vicino al popolo, quella chiesa nella quale Romero e alcuni preti viveva ogni giorno.
 Il contesto sociale è fortemente marcato dalla divisione di classe creato dai grandi possessori di terre: 14 famiglie si dividono tutta la terra salvadoregna. Ovunque ci sia il latifondo ci sono problemi sociali, perché il latifondo genera situazioni di povertà e di conflitti sociali. Lo sappiamo moto bene: chi più possiede più vuole e fa di tutto per avere sempre di più. In questa lotta di sopruso e di potere, chi non ha avrà sempre meno e sarà costantemente e pesantemente oppresso e alienato in tutte le sue rivendicazioni. Erano gli anni in cui il mondo era diviso chiaramente in due parti: USA e URSS, vale a dire da una parte il modello economico capitalista e, dall’altra, il modello marxista/comunista. La Chiesa sin dagli anni ’20 del secolo scorso, attraverso una serie di documenti ed encicliche aveva dipinto il comunismo come ateo e, di conseguenza, niente di buono poteva venire dalle sue file. Per questo motivo, tutti coloro che assumevano un linguaggio od una riflessione che riprendeva le riflessioni economiche di Marx, veniva tacciato di comunista e, di conseguenza, era considerato nemico. Per molti decenni il mondo ha vissuto dentro questa contraddizione senza nessuna possibilità di liberarsi dalla durezza irrazionale di una simile contrapposizione. Soprattutto però, l’Occidente ha compiuto un errore storico identificando il comunismo Sovietico con il comunismo di qualsiasi altro lato della terra, facendo di ogni erba un fascio. Questo giudizio a-storico è stata una delle cause principali degli orrori contro il popolo salvadoregno e potremmo dire sudamericano. Dove c’era puzza di comunismo, voleva dire nemico e quindi, in molti casi, la giustificazione di uccidere. L’aspetto più allucinante in questa storia veramente squallida, è il coinvolgimento di vescovi in appoggio al potere locale che dava ordine ai propri militari di uccidere i contadini poveri accusati di complotto comunista.

Il gruppo di Missionari ascolta la testimonianza di Mariella

La visita alla tomba di Mons Oscar Romero, vescovo di El Salvador per soli tre anni, vale a dire dal 1977 al 1980, posta nella cripta della cattedrale, significa toccare con mano il maggior testimone di un vero e proprio massacro di cristiani la cui unica colpa è stata quella di vivere il Vangelo. Sono state le omelie di Romero a disturbare il potere locale. Sono state le parole evangeliche incarnate nella situazione locale che metteva il dito nella piaga di un potere accecato dalla propria arroganza, che maltrattava i poveri contadini, che hanno fatto scattare la scintilla dell’odio. Romero, nelle sue omelie, parlava di giustizia, di uguaglianza; annunciava l’insegnamento di Gesù che tutti siamo fratelli e sorelle e che nessuno davanti a Dio può sentirsi migliore di un altro al punto da arrogarsi il diritto di trattare male il fratello o la sorella. Romero e anche alcuni suoi fedeli sacerdoti, mettevano il dito nella piaga di contadini poveri che non ricevevano il salario dai loro padroni. Parole chiare e dure come il ferro per le orecchie dei signori del luogo che, nonostante tutto, si presentavano regolarmente alla messa domenicale da buoni cattolici. Negli incontri fatti in questi giorni con alcuni testimoni di questi fatti, è spesso emersa una riflessione, vale a dire la distinzione tra fede e religione. Mentre la religione dice di un modo di stare dinanzi a Dio rassicurante, perché porta l’individuo a compiere tutta una serie di riti e precetti per sentirsi a posto dinanzi al divino, la fede indica una relazione d’amore con Dio che spinge la persona ad un cammino di conversione, di cambiamento di vita, di togliere il male dalle proprie azioni per fare spazio all’amore di Dio. 

In silenzio alla tomba di Romero

La presenza dei potenti del territorio alle messe domenicali e la violenza esacerbata contro i poveri contadini, viene letta dai protagonisti del periodo come religione. C’è una religione, un dio che permette ed esige il sangue dei piccoli, le ingiustizie. Venire alla tomba di Romero significa mettersi in ginocchio dinanzi ad un pastore che, ad un certo punto del suo cammino, è stato convertito dal Vangelo di Gesù presente nella vita dei poveri contadini, dalle loro sofferenze ed umiliazioni e ha deciso di prendere una posizione chiara, mettendosi dalla loro parte. Dall’altare il Vescovo Romero parlava come Gesù, denunciando i soprusi dei potenti, schierandosi dalla parte dei piccoli. Per questo è stato ucciso e con lui migliaia di catechisti, preti, religiosi e religiose con l’accusa di comunismo. La gerarchia locale della chiesa che, durante i fatti di sangue era tutta schierata dalla parte del potere che uccideva i cristiani, ora a distanza di quasi quarant’anni dichiara Mons Oscar Romero Santo. C’è molto su cui riflettere su questa squallidissima storia.
Mons Oscar Romero difendendo i poveri contadini, ha difeso i loro diritti, ha lottato affinché regnasse la giustizia di Dio. Interessante è che la sua nomina a Vescovo di El Salvador era stata salutata positivamente dall’oligarchia locale. Romero, infatti, sino a quel momento, oltre ad essere riconosciuto come un conservatore, era considerato un uomo buono, tranquillo, che senza dubbio non avrebbe messo i bastoni tra le ruote ai prepotenti del tempo. E invece no: il Signore Gesù presente nei poveri contadini salvadoregni, gli ha toccato il cuore, lo ha portato a scelte nuove, ad un comportamento nuovo. La riflessione sulla storia di Romero e della chiesa della sua epoca ha condotto il teologo Jon Sobrino a dire che senza i poveri non c’è Chiesa.

Concludo citando un brano di un’omelia di Romero:
"La violenza non la sta seminando la Chiesa, la violenza la sta seminando le situazioni ingiuste, la situazione di istituzioni e leggi ingiuste che favoriscono solo un settore e non tengono conto del bene comune della maggioranza. E qui la Chiesa non potrà tacere perché è un diritto evangelico che la assiste e un dovere nei confronti del Padre di tutti gli uomini, che la obbliga a esigere la fraternità dagli uomini ". (Omelia 1-4-1998

La cattedrale di San Salvador



sabato 25 agosto 2018

UNA CHIESA ATTENTA ALLA STORIA - DAL CONGRESSO DI MEDELLIN



CONGRESSO ECCLESALE 50 ANNI DI MEDELLIN
PROFEZIA, COMUNIONE E PARTECIPAZIONE

23-26 AGOSTO 2018
MDELLIN-COLOMBIA
IL DOCUMENTO DI MEDELLIN: OPZIONI FONDAMENTALI
FONDAMENTI BIBLICI –TEOLOGICI

Relatore: Pedro Maria Trigo (Venezuela)
Sintesi: Paolo Cugini

Noi cristiani dobbiamo imparare capire la realtà alla luce di Gesù Cristo e vedere che realtà possiamo realizzare. Il criterio che troviamo nel Documento di Medellin (DM) è lo sviluppo della realtà dei poveri per passare da una situazione di povertà ad una situazione migliore.
C’è un continuo riferimento allo sviluppo dell’uomo. Ci sono due aspetti importanti: la vita ha un carattere storico. Vivendo la vita seguendo il cammino di Gesù, lo incontriamo. Il secondo è quello di camminare insieme.

La vita è storica. Il DM dice che siamo in un momento storico. Dice anche che la finalità di Dio è l’umanizzazione degli uomini e le donne. Tutto ciò che realizza la trasformazione degli uomini dev’essere valorizzata. Il soggetto della storia non può essere un gruppo privilegiato. Gli uomini non possono essere oggetti ma protagonisti della loro storia.

La chiesa ha una grande responsabilità storica per compiere il progetto di Dio. Siamo coscienti diceva la Gaudium et Spes (GS) che sta nascendo un nuovo umanesimo. Occorre fare in modo che tutti partecipino al cammino della storia. I potenti sono spesso disumani, perché vogliono lasciare fuori dal cammino della storia la maggior parte delle persone.

C’è un impegno di liberazione che la chiesa deve guidare. Questo processo ha prima di tutto una indole temporale, in ordine alla trasformazione della storia. Questo impegno deve essere un segno di sviluppo. Questo Cammino nel DM è spigato nel capitolo sulla catechesi. L’AL vive oggi un momento storico che la catechesi non può ignorare. Spetta alla catechesi aiutare lo sviluppo integrale dell’uomo. La responsabilità nella storia è la responsabilità con la conversione degli uomini e delle donne. L’originalità del messaggio cristiano è la conversione del cuore dell’uomo. Non si costruisce un continente novo senza uomini e donne nuove. Il cristianesimo dev’essere compreso come un cammino di liberazione. Come cristiani crediamo che il cammino di liberazione della storia è inserita nel cammino di salvezza. La storia non è umana se non salva dalla disuguaglianza.

L’ impronta divina nella storia la vediamo nell’integrazione degli uomini nel cammino dell’amore di Dio. L’opera divina è un processo di liberazione integrale. Cristo attivamente presente nella storia, anticipa la realizzazione definitiva attraverso l’opera della comunità che vive il suo Vangelo. L’umanizzazione allora, si realizza nella storia. La storia è di Dio con gli esseri umani. Il processo d’incarnazione di Cristo indica il cammino.
Il testo liturgico non è autentico se non indica un impegno di umanizzazione nella storia. La missione della chiesa non si realizza con la forza ma con la testimonianza. Solo la povertà evangelica della Chiesa potrà mostrare il volto di Cristo nella storia.
La situazione storica e l’attenzione alle persone è parte fondamentale della catechesi: è questo che sosteneva il DM.

Interpretare i segni dei tempi. Lo diceva il Concilio e lo riprende il DM. Occorre realizzare un continuo discernimento per una fede adulta costantemente confrontata con le sfide attuali. Storia è un luogo teologico che esige un continuo sforzo di interpretazione. Per questo, la chiesa deve continuamente incentivare la formazione dei laici e delle laiche, per aiutarli a realizzare un discernimento dei segni dei tempi, per capire gli eventi e impegnarsi nel cammino di discernimento.
Lo stesso il DM diceva ai preti per fare in modo che i pastori si mettano sempre a disposizione per aiutare le comunità a leggere i segni dei tempi, a vivere nella storia senza lasciarsi travolgere dagli eventi, ma interpretandoli alla luce del Vangelo. Per questo il seminario non può essere un’isola fuori dal mondo, ma dev’essere ben inserito. In seminario dovrebbe realizzarsi continuamente una lettura del segno dei tempi per formare pastori ben incarnati nella realtà.

La Chiesa deve aiutare per risvegliare l’umanità al compito di umanizzazione. Questo aspetto è decisivo perché Gesù è la luce del mondo, della vita: è questa luce che dev’essere vista. La Chiesa non è maestra se non s’incarna nella storia. Il DM chiama continuamente ad assumere la responsabilità del cammino di umanizzazione, della lotta per la giustizia contro ogni forma di discriminazione. La chiesa dev’essere schierata in questa lotta.
C’è un cammino di personalizzazione che deve poter aiutare ogni uomo ed ogni donna a riscoprire in ogni momento la propria dignità di figli e figlie di Dio. Per questo occorre fare di tutto per terminare la separazione tra fede e vita.
La catechesi deve avere sempre di vista la realtà per poterla interpretare. Una chiesa che partecipa alla vita sociale e politica è una chiesa che può essere luce per il mondo. Non può rimanere chiusa nelle chiese e non può bastargli di celebrare dei pontificali. Occorre favorire l’organizzazione di base delle comunità. Il riferimento è chiaro alle Comunità Ecclesiali di Base (CEBs) che sono il primo nucleo ecclesiale che aiuta ad espandere la fede. La parrocchia, in questa prospettiva, deve sempre di più decentralizzarsi.

L’impegno per i poveri accompagna e attraversa tutto il DM. La solidarietà con i poveri è fondamentale per la chiesa assomigliare al cammino di Gesù. Il DM venne accusato di essere marxista da coloro che non volevano che si realizzasse questo progetto evangelico, che faceva e fa ancora paura ai potenti che vivono sulla carne dei poveri. E’ la stessa critica che fanno a Papa Francesco per lo stesso motivo.

La devozione non ha per centro Gesù Cristo ma altre cose. Se nella devozione al santissimo sacramento non c’è conoscenza del Vangelo diventa qualcosa di strano. I potenti hanno bisogno del popolo e per questo utilizzano la devozione e la chiesa per raggiungere i propri obiettivi.
Crediamo nel paradigma di Gesù nell’umanizzazione dell’umanità: è in questo che crediamo e che sia possibile anche con il nostro impegno. Crediamo che il Vangelo sia la cosa migliore da vivere.
Quello che propone il DM è possibile!





IL DOCUMENTO DI MEDELLIN
VALORIZZAZIONE PASTORALE DAL MAGISTERO DI PAPA FRANCESCO

Relatore: Maria Clara Lucchetti Bingemer (Brasile)
Sintesi: Paolo Cugini

Il Concilio Vaticano II è stato un evento fondamentale del secolo scorso. Il Concialo ci insegnava a stare attenti alle persone, soprattutto ai poveri. L’occupazione principale della Chiesa dev’essere quella d’incarnarsi nelle situazioni, soprattutto, quelle che gridano alla giustizia. Il DM assunse questa sfida cercando un cammino che si adeguasse al Continente.

Il DM percepisce l’accumulazione delle risorse in poche mani provocando situazioni di ingiustizia. Dinanzi a questa realtà la chiesa s’interroga come evangelizzare in questa situazione.
Medellin ha avuto tre priorità:
1.      nuova prospettiva per comprendere la chiesa
2.      Nuovo modo di pensare la fede con il metodo vedere, giudicare e agire.
3.      Stimolo per un nuovo modo di essere chiesa attraverso l’appoggio delle CEBs. Ciò fu percepito con una Ecclesiogenesi, aiutata dalla lettura popolare della bibbia.

E’ la chiesa di AL che ha aperto la chiesa all’amore preferenziale per i poveri, aprendo una nuova tappa del pensiero sociale della chiesa. La chiesa LA ha un messaggio per tutti, per lottare contro le ingiustizie causate sia dal capitalismo che dal marxismo.
Una chiesa che non separa fede e giustizia: sono le basi della teologia della liberazione che è una riflessione critica sulla pratica, che comincia con un’esperienza mistica, dall’incontro con il Signore. Questa teologia vuole contribuire con la lotta dei poveri per una società più giusta e fraterna. La Chiesa capiva che occorreva avvicinarsi ai poveri.

Dopo 50 anni capiamo che il DM è stato un passaggio fondamentale non solo per la chiesa del Continente, perché ci ricorda che mai possiamo dimenticare i poveri. La povertà di tanti fratelli e sorelle chiama i cristiani a porsi al loro lato, ad assumere la povertà evangelica, per rompere l’egoismo che deriva dal modello capitalista Occidentale. La Chiesa a Medellin vuole assumere un volto povero.

Medellin percepisce che c’è una povertà socio-culturale. Questa intuizione è stata sviluppata dalla teologia del popolo che si è affermata in Argentina. L’attenzione ai poveri ha caratterizzato il magistero di Papa Francesco. Già in Argentina Francesco vive con questa sensibilità. Quando parla della gioia del Vangelo dice quello che sta vivendo. La gioia è gratuita e profonda. Secondo Francesco i poveri sono maestri spirituali, che offrono una vera mistica. L’opzione per i poveri è implicita nella prospettiva cristologica e non è appena una scelta sociale. La Nuova Evangelizzazione ci spinge verso i poveri per essere loro amici.



Uno dei cardinali presenti al Congresso




TAVOLA ROTONDA
PROSPETTIVE DEL FUTURO PER LA CHIESA LATINOAMERICANA
DAI 50 ANNI DI MEDELLIN

Relatore: Maria Cristina
Sintesi: Paolo Cugini

Nel tempo della storia della salvezza c’è un posto speciale per la risposta di Dio al grido dei poveri. La Chiesa è la comunità di tutti gli innocenti della storia. La mediazione della chiesa partecipa alla creatività di Cristo.
Due elementi: l’uscita missionaria e la conversione pastorale. La prima sfida è essere una comunità in uscita, una chiesa in movimento. Un’uscita fuori per evangelizzare il popolo. Uscita anche dai nostri paradigmi teologici che non sanno comprendere le sfide di oggi. Uscita per essere vicini alla vita. Dobbiamo umanizzare con la comunione con i più poveri. Nel cammino della conversione ci dev’essere la radicalità del Vangelo. La religiosità popolare e la lettura popolare della bibbia, assieme alla vita comunitaria sono elementi fondamentali nel cammino di conversione della chiesa LA.

Oggi siamo responsabili della terra. Francesco ci ricordo che il problema è il nostro modo di abitare la terra. La conversione ecologica ci deve condurre a cambiare il nostro modo di relazionarci con la natura. E’ un segno dei tempi il grido della terra. La Laudato Sii è una proposta pedagogica e spirituale che deve aiutarci a maturare nella solidarietà globale per farci comprendere che siamo parte del mondo, del cosmo. Solo così possiamo arrivare a conviere nella diversità.

Alfonso Murad
Cinque priorità:
1.      Stiamo pescando nell’acquario. Occorre optare per una chiesa comunità che evangelizza in dialogo con il mondo contemporaneo. A volte ci manca coraggio. A Medellin c’era un grande profetismo: oggi dovremmo avere un po’ di sapienza per i 50 anni che sono trascorsi.
a.       Promuovere la sussidiarietà, collegialità e protagonismo dei laici;
b.      Celebrare una liturgia significativa e inculturata
c.       Mettere al primo posto la missione e non gli interessi istituzionali

d.      Realizzare l’azione pastorale simultaneamente in gruppi, eventi di massa e spazio mediatico;
e.       Assumere attitudini pubbliche di visibilità profetica. Visibilità profetica indica Gesù e il regno di Dio; non indica eventi di massa o spettacolari

2.      Collaborare per una società inclusiva, equitativa e sostenibile (presenza pubblica in vista di una nuova società). Occorre apprendere con chi abbiamo vicino.
a.       Coltivare la dimensione comunitaria e sociale della fede cristiana
b.      Dal sociale per il socio-ambientale

3.      Modificare l’iniziazione teologico-pastorale e spirituale nei seminari e nelle case di formazione. Oggi la formazione dei seminari non crea dei pastori ma dei principi! Creiamo padroni e non persone che si fanno servi.
a.       Stabilire criteri di selezione e applicarli
b.      Considerare le differenze etiche e culturali

4.      Strutturare la formazione a partire dalla Bibbia, linguaggi e metodi nuovi. Combinare le modalità di lezioni presenziali con quelle a distanza.
5.      Dare attenzione speciale alle nuove generazioni
a.       Stare vicino ai giovani
b.      Offrire diverse alternative di evangelizzazione
c.       Promuovere la catechesi come iniziazione cristiana
afonsomurad.blogspot.com


Augusto Zampini
Riquezas/talentos.
·         Dinamismo e sviluppo
·         Ricchezza dell’ambiente
·         Ricchezza spirituale
Sviluppo: l’AL è una società in movimento.
Per uno sviluppo umano e integrale occorre includere l’ambiente naturale e sociale. In AL abbiamo il 40% della biodiversità del mondo. E possediamo il 30% dell’acqua dolce del mondo. Tutte le forme in cui viviamo sono interconnesse tra di loro.
a.       Abbiamo molto resistenza a cambiare le nostre attitudini
b.      Dimensioni della spiritualità: iconica, liturgica, ascetica
Prospettive future: sono già contenute nella Laudato Sii, soprattutto le proposte contenute nella liturgia e nella catechesi.

La cappella del seminario di Medellin dove si sta svolgendo il Congresso


PROFEZIA COMUNIONE E PARTECIPAZIONE-LA CHIESA LATINOAMERICANA IN CONGRESSO



La sala dell'università pontificia di Medellin dove si è tenuto l'evento iniziale del Congresso


cattedrale di Medellin

messa di apertura del Congresso


CONGRESSO ECCLESALE 50 ANNI DI MEDELLIN
PROFEZIA, COMUNIONE E PARTECIPAZIONE

23-26 AGOSTO 2018
MDELLIN-COLOMBIA

SITUAZIONE SOCIALE, POLITICA, CULTURALE ED ECOLOGICA DELL’AMERICA LATINA OGGI. NUOVI SCENARI IN RELAZIONE AL ‘68

Relatore: Juan Luis Hernandez,
Sintesi: Paolo Cugini
Ci sono due eventi importanti che occorre segnalare. Il primo è papa Francesco, che viene proprio dal continente Latinoamericano. Il secondo è la canonizzazione di Mons Oscar Romero.

Sul continente LA Dio ha proiettato una grande luce che è stato il documento di Medellin. Siamo negli anni ’60 del secolo scorso ed era l’epoca delle dittature militari e con i paesi LA pieni di poveri. L’evento di Medellin ha dato grande speranza a tutti. Medellin ha invitato la Chiesa LA a unire la fede con la vita, una fede che s’impegna con i più poveri. Oggi siamo qui perché c’è stato un evento come Medellin.

Attualmente l’AL è la regione più diseguale del mondo e dove avvengono molti omicidi. Siamo la regione più violenta del mondo. I latinoamericani sono Cattolici. E’ un paradosso. I personaggi politici, come i paramilitari, come gli assassini si dichiarano cattolici.
A Medellin ci si chiedeva che ermeneutica sociale e politica era necessaria. Dobbiamo ascoltare i clamori del popolo dell’AL.I grandi problemi sono: l’immigrazione, la depredazione del territorio, la corruzione.

Cinquanta anni fa ci si preoccupava della dittatura politica. Oggi ci dobbiamo preoccupare con la dittatura del mercato. C’è la supremazia di un potere arrogante e ignorante. Un’altra sfida è che necessitiamo di uno stato minimo di diritti. Abbiamo bisogno di una vita politica in cui la gente partecipa.

Capistocrazia: negli ultimi anni gli elettori hanno votato persone ignoranti, che leggono poco. Ormai i ricchi hanno capito che il miglior luogo per fare i propri interessi, per essere ancora più ricchi è la politica. Il neoliberalismo ha minato le nostre strutture politiche. La scuola e l’educazione stanno male. Il territorio è fondamentale nella vita politica. Chi domina il territorio locale nell’AL sono coloro che hanno grandi interessi.
Per affrontare la corruzione ci sono due entità importanti: la scuola e la parrocchia. Occorre tornare alle scuole e alle parrocchie. Occorre lavorare sempre di più nella formazione della persona. Occorre formare quadri di persone che entrano nella politica con l’attenzione alla dignità umana e non ai propri interessi. Occorre recuperare gli ideali che la chiesa ha sull’uomo.

Mons Francisco Nino
Dinanzi alla disuguaglianza occorre lavorare per l’inclusione. Dinnanzi alla corruzione, occorre proporre la decenza. La violenza deve essere sostituita dalla vita. La devastazione del territorio deve portare a lottare per la casa comune. Negli ultimi quindici anni la povertà e la miseria non sono calate in AL. Nel Brasile ci sono il 27% che vivono nella povertà, in Colombia il 20, mentre in Danimarca il 6%.
Nel territorio AL abbiamo di 40 milioni di Indios. In 10 anni l’AL ha perso 64 milioni di ettari di terra della sua superfice terrestre.
In AL avvengono il 50% degli assassini nel mondo. In Honduras ci sono 87,5 assassini ogni 100.000 persone; in Giappone 2.

gli incontri avvengono nel seminario di Medellin






SITUAZIONE SOCIO.RELIGIOSA E PASTORALE DELL’AMERICA LATINA OGGI. NUOVI SCENARI IN RELAZIONE AL ‘68

Relatore: Yolanda Valero Cardenas,
Sintesi: Paolo Cugini
La missione in AL è stata segnata dalla sofferenza e dal dono della vita in difesa del diritto dei poveri, attraverso l’esempio di missionari audaci e profeti che continuano animando la nostra missione. Costruire memoria è un lavoro fondamentale. E’ questa una luce che la Chiesa LA vive con l’esperienza di Medellin.

Apporti di Medellin:
Possibilità della chiesa di comprendersi in un modo nuovo, come popolo di Dio in cammino; tutta la storia è un luogo permanente della manifestazione di Dio Al centro della riflessione c’è la prassi. Dinamismo ecclesiale che, impulsionato dallo Spirito, ha segnato con Medellin la vita della chiesa nel Continente, segnando profondamente il cammino pastorale.

Se il Concilio voleva aprirsi al dialogo con il mondo, ebbene questo è avvenuto senza dubbio a Medellin. I poveri diventano i protagonisti più significativa della vita e del continente. I poveri sono percepiti come sacramento della presenza di Dio. Per questo la chiesa s’impegna con la promozione umana e con la giustizia.

Medellin assume la ecclesiologia del popolo di Dio che si realizza nelle CEBs (Comunità Ecclesiali di Base), compromessa con la liberazione del popolo, valorizzando la religiosità del popolo. Si realizza allora, una teologia contestualizzata, con la lettura popolare ella Bibbia e una nuova evangelizzazione attraverso la catechesi, la liturgia contestualizzate. Medellin continua suscitando un’autentica conversione pastorale di comunità e istituzioni.
Parlare dei poveri significa mettersi a disposizione per aiutare a liberarsi dall’oppressione. La chiesa è preoccupata con i modelli economici e culturali che creano situazioni di disuguaglianza. Per questo incoraggia in ogni attività il legame tra fede e vita.

Novità rispetto al ’68. Medellin continua ricordando il valore di una chiesa comunità di comunità, che vive la comunione, perché la comunione è missione. Papa Francesco segna il cammino attuale delle comunità con le idee di Medellin, che poi vengono riprese dal documento di Aparecida (2007) e che trovano un’attualizzazione significativa nell’Evangelii Gaudium.

Guilermo Campuzano
La crisi della chiesa oggi siamo noi.
La Laudato Sii di Papa Francesco permette alla chiesa di entrare in dialogo con la realtà del mondo. La realtà virtuale che si sviluppa con l’accesso diffuso delle tecnologie e di internet ha una grande incidenza nella vita religiosa. Oggi assistiamo al fenomeno della mobilità umana e della pluralità umana. Questi fenomeni nuovi generano l’aumento della xenofobia. La virtualità sta rompendo le culture monolitiche. Le autentiche culture devono mettersi in dialogo. La chiesa si è convertita in una consumatrice di cultura. Il cattolicismo di oggi porta il segno della virtualità e del consumo individualista. Oggi il 60% della popolazione AL utilizza internet. Oggi non si può più controllare nulla.
La persona umana di oggi sta cercando una salvezza più concreta. Il consumatore ha la possibilità di passare da una religione all’altra. In questo transito c’è l’esperienza della duplice o triplice appartenenza. E’ il sincretismo religioso. La virtualità rompe muri.

Volti della chiesa:
1.      Il cattolicesimo monolitico è sparito.
2.      Ci sono molte forme di pluralismo religioso.
3.      Il cattolicismo di oggi si muove tra il cattolicesimo di base e virtuale, morale e anonimo o esistenziale.
4.      Nel Concilio e nelle CEBs c’è una grande coincidenza di un modello di umanità che considera tutti come uguali. Le CEBs hanno tentato di riprodurre questo modello di uguaglianza.
5.      La proposta di Francesco è la stessa, e seduce sia il mondo religioso che il mondo extra religioso. Ma non ha sedotto i preti. Il problema sono i preti e i vescovi.
6.      Il Concilio utilizza la parola testimonianza. Superare la corruzione dentro la chiesa, la manipolazione delle coscienze: è questa la grande sfida.


giovedì 23 agosto 2018

LA CHIESA LATINOAMERICANA SI RIUNISCE IN CONGRESSO




CONGRESSO ECCLESIALE DI MEDELLIN
23-26 AGOSTO 2018

Paolo Cugini

Si stanno avvicinando i 50 anni dalla seconda Conferenza Generale del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM), un'organizzazione che rappresenta e riunisce i vescovi del continente, che si svolse a Medellin, in Colombia. Subito dopo il Concilio Vaticano II i vescovi del continente – unico continente che realizzò un evento del genere - decisero di riunirsi per ascoltare le parole del Concilio e per tentare di renderle attuali nella loro realtà.

I vescovi del continente, con alcune eccezioni, focalizzarono la loro attenzione sulla povertà in cui la stragrande maggioranza delle persone viveva. I vescovi non risparmiarono anche forti critiche, riconoscendo che la Chiesa, alleata alla classe dirigente del tempo, non aveva vissuto fino in fondo il Vangelo. Fu in questo contesto che venne proposta l’opzione preferenziale per i poveri, che condusse vari vescovi, presbiteri, religiosi e laici a scegliere in modo radicale di mettersi dalla parte dei poveri, non occupandosi appena di loro, ma vivendo il più possibile come loro.

Il Congresso - dice il documento-base dell'organizzazione - "cerca di riconoscere con gratitudine l'applicazione di Medellin nelle nostre chiese particolari, approfondire alcune delle questioni fondamentali che rimangono attuali nel presente, esaminare i nuovi segni dei tempi di oggi e progettare un'azione evangelizzatore che tenga conto dello spirito di quella Seconda Conferenza, arricchito con il Magistero della Chiesa latinoamericana, così come il Magistero pontificio, in particolare con l'insegnamento di Papa Francesco ".

L'obiettivo del Congresso consiste nel " commemorare e proiettare il messaggio di Medellín come asse chiave della Chiesa nel continente, in dialogo con la Chiesa universale. In questo modo verrà esaminata la presenza della Chiesa nell'attuale trasformazione dell'America Latina e dei Caraibi Inoltre, si intende celebrare l'evento di Medellín in dialogo con altre istituzioni della Chiesa, rispettando il pluralismo e cercando la convergenza. È interessante identificare le grandi intuizioni teologiche e pastorali di Medellín, particolarmente attuali e necessarie in questo momento storico. "
Nei prossimi giorni, cercherò di presentare le sintesi degli interventi che avverranno durante il congresso.

Incontriamoci al 5° Forum dei cristiani LGBT italiani 2018