Paolo Cugini
Ieri
sera – domenica 30 novembre 2025 – celebrazione di 74 cresime tra giovani e
adulti. Non avevo mai visto tante persone emozionarsi nel momento della
cresima. Non si tratta di sentimentalismo, ma di qualcosa di profondo, un
sentimento religioso che sconvolge l’animo. Il Vescovo Hudson è stato molto
bravo a dialogare con i giovani durante l’omelia. C’era un bel clima spirituale
e umano. Ieri sera avevo la sensazione di conoscere questi ragazzi, ragazze,
adulti che si avvicinavano all’altare per ricevere il sacramento, C’erano anche
coppie disposi, che si sono cresimati nello stesso giorno del loro figlio più
grande. C’erano anche signori di 50 anni, che si sono decisi di fare il passo
importante. Lacrime di uomini e donne nel momento in cui il Vescovo Hudson unge
le loro teste e dialoga con loro. Singhiozzi, difficoltà a pronunciare alcune
sillabe: c’è tanto amore in tutto questo, tanta percezione di far parte di un
progetto più grande che non si riduce alla sola materia, ai soldi, alle cose di
tutti i giorni. Lacrime e singhiozzi che rivelano qualcosa di autentico, un
sentimento profondo di vita e che, allo stesso tempo, rivela l’autenticità di
un gesto. Il dato interessante, che conferma quello che sto scrivendo, è che la
maggior parte dei giovani e degli adulti che ieri sera hanno ricevuto il
sacramento della cresima, sono già inseriti nei gruppi giovani delle comunità o
nei servizi pastorali. Lo stesso vale per i padrini e le madrine: quasi tutti e
tutte sono leader di comunità.
Altro
dato importante. Le prime cresime vissute direttamente in questa parrocchia, sono
avvenute un mese dopo della mia entrata ufficiale come parroco e cioè due anni
fa. All’inizio di dicembre del 2023 furono cresimati quasi cento giovani.
Ebbene, ieri sera erano quasi tutti presenti alla celebrazione eucaristica. Chi
non c’era era perché ha cambiato quartiere o era al lavoro. Dalle cresime di
due anni fa è sorto il cammino della pastorale giovanile della parrocchia, che
ora conta con un gruppo giovani in ogni comunità. Ieri sera, al momento degli avvisi, tre
giovani che si sono cresimati due anni fa, hanno invitato i giovani lì presenti
freschi di cresima a partecipare dell’Assemblea dei giovani che avverrà il 14
dicembre. Mentre parlavano gli hanno comunicato che la cresima è il punto alto
di un cammino che manifesta il desiderio di appartenere ad una comunità (è
stato il tema dell’omelia del Vescovo Hudson), alla Chiesa e loro gli hanno
spiegato quel’è il loro posto nella chiesa oggi: nei gruppi giovanili delle
comunità. Come parroco sento tutta la pienezza di un cammino pastorale che ha
un senso, che costruisce qualcosa di nuovo che sa di Vangelo, di vita nuova, in
cui si percepisce la presenza di Gesù.
Queste
sensazioni non le ho mai avute negli anni trascorsi a Reggio Emilia dove, in
ogni celebrazione di Cresima, venivo invaso da sensazioni di vuoto assoluto,
che creavano frustrazione, crisi del ministero, conati di vomito, volontà di
scappare via. Non solo i cresimati svolgevano l’ultimo atto di un cammino che
per la stragrande maggioranza sarebbe terminato lì, ma scandalosa era la
presenza dei così detti padrini e madrine impresentabili, con nessun legame con
il cammino della Chiesa. Una farsa. Una grandissima pagliacciata, alla quale
noi preti non riusciamo a sottrarci, per la paura del linciaggio pubblico, delle
tirate d’orecchio da parte dei nostri superiori o altre cose peggiori,
innominabili.
Dopo
la celebrazione di ieri sera il malessere spirituale nei confronti del cammino
ecclesiale italiano è aumentato ad un livello esponenziale. Non so che medicine
prendere, non so che fare, cosa pensare. Mi godo il presente che il Signore mi
sta concedendo, senza pensare al futuro, ma con i piedi ben piantati per terra,
cercando di cogliere quello che il Mistero rivelato in Gesù vuole dirmi, senza
correre troppo nelle interpretazioni immediate, che sono pericolosamente
esaltanti.

Grazie della testimonianza...noi stiamo respirando un aria inquinata e pesante ecclesialmente....abbiamo bisogno di imparare a vivere la fede in modo bello così come ci hai raccontato tu.grasue
RispondiEliminaCiao Paolo. Anche da parte mia, nostra, grazie per la condivisione. Quanto hai scritto mi ha commosso, per il Bene che ho percepito essere presente nella celebrazione delle Cresime e per la triste situazione della Chiesa Reggiana, ma credo di potermi allargare a quella italiana e spero di sbagliare. La domanda che mi pongo è: come possiamo dire di essere battezzati e continuare a comportarci come i peggiori farisei e sadducei? Siamo senza vergogna!
RispondiEliminaCome diceva stamattina don Daniele Simonazzi "dobbiamo convertirci" ma prima è necessario riflettere sul significato profondo della parola conversione! Proprio noi, "cristiani italiani, reggiani" siamo coloro che necessitano più di tutti di una conversione "totale". Conversione dimostrata con le opere nuove. Noi abbiamo avuto la grazia di conoscere alcune persone che ci hanno spinto da anni a questa conversione: penso a don Renzo Braglia (il Brasile visto come università di vita), don Giancarlo Pacchin "Gianchi", don Umberto Iotti, Don Paolo Cugini, padre Pino Piva sj, don Guerrino, don Daniele Simonazzi ed altri... Per noi ripartire dal mondo LGBT+ è stato fondamentale quindi penso che una delle possibilità che ci sono offerte sia proprio aprire il nostro cuore a tutti coloro che abitualmente allontaniamo, smettere di giudicare sentendoci sempre nel giusto, accogliere anche i fratelli "perfetti"...
Quindi goditi il presente che il Signore ti sta donando! Se qualcuno non vuole accettare la necessità della conversione speriamo possa farlo in futuro!
Grazie ancora per tutto quanto ci hai condiviso e ci stai condividendo.
P.S. Condivido ciò che Andrea P. ha descritto molto bene e con poche parole! Grazie anche a lui.
NON sei un povero prete!