lunedì 1 dicembre 2025

RIFLESSIONI DI UN POVERO PRETE MISSIONARIO

 




Paolo Cugini

 

 

Ieri sera – domenica 30 novembre 2025 – celebrazione di 74 cresime tra giovani e adulti. Non avevo mai visto tante persone emozionarsi nel momento della cresima. Non si tratta di sentimentalismo, ma di qualcosa di profondo, un sentimento religioso che sconvolge l’animo. Il Vescovo Hudson è stato molto bravo a dialogare con i giovani durante l’omelia. C’era un bel clima spirituale e umano. Ieri sera avevo la sensazione di conoscere questi ragazzi, ragazze, adulti che si avvicinavano all’altare per ricevere il sacramento, C’erano anche coppie disposi, che si sono cresimati nello stesso giorno del loro figlio più grande. C’erano anche signori di 50 anni, che si sono decisi di fare il passo importante. Lacrime di uomini e donne nel momento in cui il Vescovo Hudson unge le loro teste e dialoga con loro. Singhiozzi, difficoltà a pronunciare alcune sillabe: c’è tanto amore in tutto questo, tanta percezione di far parte di un progetto più grande che non si riduce alla sola materia, ai soldi, alle cose di tutti i giorni. Lacrime e singhiozzi che rivelano qualcosa di autentico, un sentimento profondo di vita e che, allo stesso tempo, rivela l’autenticità di un gesto. Il dato interessante, che conferma quello che sto scrivendo, è che la maggior parte dei giovani e degli adulti che ieri sera hanno ricevuto il sacramento della cresima, sono già inseriti nei gruppi giovani delle comunità o nei servizi pastorali. Lo stesso vale per i padrini e le madrine: quasi tutti e tutte sono leader di comunità.

Altro dato importante. Le prime cresime vissute direttamente in questa parrocchia, sono avvenute un mese dopo della mia entrata ufficiale come parroco e cioè due anni fa. All’inizio di dicembre del 2023 furono cresimati quasi cento giovani. Ebbene, ieri sera erano quasi tutti presenti alla celebrazione eucaristica. Chi non c’era era perché ha cambiato quartiere o era al lavoro. Dalle cresime di due anni fa è sorto il cammino della pastorale giovanile della parrocchia, che ora conta con un gruppo giovani in ogni comunità.  Ieri sera, al momento degli avvisi, tre giovani che si sono cresimati due anni fa, hanno invitato i giovani lì presenti freschi di cresima a partecipare dell’Assemblea dei giovani che avverrà il 14 dicembre. Mentre parlavano gli hanno comunicato che la cresima è il punto alto di un cammino che manifesta il desiderio di appartenere ad una comunità (è stato il tema dell’omelia del Vescovo Hudson), alla Chiesa e loro gli hanno spiegato quel’è il loro posto nella chiesa oggi: nei gruppi giovanili delle comunità. Come parroco sento tutta la pienezza di un cammino pastorale che ha un senso, che costruisce qualcosa di nuovo che sa di Vangelo, di vita nuova, in cui si percepisce la presenza di Gesù.

Queste sensazioni non le ho mai avute negli anni trascorsi a Reggio Emilia dove, in ogni celebrazione di Cresima, venivo invaso da sensazioni di vuoto assoluto, che creavano frustrazione, crisi del ministero, conati di vomito, volontà di scappare via. Non solo i cresimati svolgevano l’ultimo atto di un cammino che per la stragrande maggioranza sarebbe terminato lì, ma scandalosa era la presenza dei così detti padrini e madrine impresentabili, con nessun legame con il cammino della Chiesa. Una farsa. Una grandissima pagliacciata, alla quale noi preti non riusciamo a sottrarci, per la paura del linciaggio pubblico, delle tirate d’orecchio da parte dei nostri superiori o altre cose peggiori, innominabili.



Dopo la celebrazione di ieri sera il malessere spirituale nei confronti del cammino ecclesiale italiano è aumentato ad un livello esponenziale. Non so che medicine prendere, non so che fare, cosa pensare. Mi godo il presente che il Signore mi sta concedendo, senza pensare al futuro, ma con i piedi ben piantati per terra, cercando di cogliere quello che il Mistero rivelato in Gesù vuole dirmi, senza correre troppo nelle interpretazioni immediate, che sono pericolosamente esaltanti.

 

2 commenti:

  1. Grazie della testimonianza...noi stiamo respirando un aria inquinata e pesante ecclesialmente....abbiamo bisogno di imparare a vivere la fede in modo bello così come ci hai raccontato tu.grasue

    RispondiElimina
  2. Ciao Paolo. Anche da parte mia, nostra, grazie per la condivisione. Quanto hai scritto mi ha commosso, per il Bene che ho percepito essere presente nella celebrazione delle Cresime e per la triste situazione della Chiesa Reggiana, ma credo di potermi allargare a quella italiana e spero di sbagliare. La domanda che mi pongo è: come possiamo dire di essere battezzati e continuare a comportarci come i peggiori farisei e sadducei? Siamo senza vergogna!
    Come diceva stamattina don Daniele Simonazzi "dobbiamo convertirci" ma prima è necessario riflettere sul significato profondo della parola conversione! Proprio noi, "cristiani italiani, reggiani" siamo coloro che necessitano più di tutti di una conversione "totale". Conversione dimostrata con le opere nuove. Noi abbiamo avuto la grazia di conoscere alcune persone che ci hanno spinto da anni a questa conversione: penso a don Renzo Braglia (il Brasile visto come università di vita), don Giancarlo Pacchin "Gianchi", don Umberto Iotti, Don Paolo Cugini, padre Pino Piva sj, don Guerrino, don Daniele Simonazzi ed altri... Per noi ripartire dal mondo LGBT+ è stato fondamentale quindi penso che una delle possibilità che ci sono offerte sia proprio aprire il nostro cuore a tutti coloro che abitualmente allontaniamo, smettere di giudicare sentendoci sempre nel giusto, accogliere anche i fratelli "perfetti"...
    Quindi goditi il presente che il Signore ti sta donando! Se qualcuno non vuole accettare la necessità della conversione speriamo possa farlo in futuro!
    Grazie ancora per tutto quanto ci hai condiviso e ci stai condividendo.
    P.S. Condivido ciò che Andrea P. ha descritto molto bene e con poche parole! Grazie anche a lui.
    NON sei un povero prete!

    RispondiElimina