Paolo
Cugini
La
teologia femminista e quella post-coloniale hanno evidenziato come la
tradizione sia stata spesso mediata esclusivamente da voci maschili e
occidentali. Intersecando la tradizione, queste prospettive apportano
una correzione antropologica. Elizabeth Johnson spiega questo
arricchimento riguardo al mistero di Dio: "Se l'immagine di Dio è
esclusivamente maschile, allora il maschio è considerato più simile a Dio
rispetto alla donna... L'integrazione di metafore femminili e tratte
dall'esperienza dei margini non è un'aggiunta opzionale, ma una necessità per
la verità del mistero divino".
In questa prospettiva, il guadagno
consiste in una visione del Mistero più inclusiva e meno legata a strutture di
dominio patriarcale o coloniale. La Tradizione smette di essere un monologo e
diventa una polifonia.
L’ampliamento
del Canone non è solo una questione di quote rosa o inclusività sociale, ma
un’operazione di onestà intellettuale. Se il Mistero è ineffabile, nessuna
cultura o genere può vantarne il monopolio. La tradizione, per secoli letta
come una trasmissione verticale da chi ha il potere a chi deve ricevere, viene
riscoperta come un processo orizzontale. Intersecando le voci post-coloniali e
femministe, la teologia passa da un sistema di dominio dove
l'Occidente spiega il Mistero agli altri, a un sistema di relazione, dove
l'esperienza dei margini diventa luogo teologico privilegiato.
Come
suggerisce Johnson, l'uso di categorie esclusivamente maschili e occidentali ha
creato un idolo a immagine del potente. L'apporto di queste prospettive
scardina l'idea di un Dio che giustifica lo status quo. Ad esempio,
rileggere il Mistero attraverso la categoria della Sapienza Sophia o
del Dio che soffre con gli oppressi, come fa la Teologia della Liberazione, restituisce
dignità a chi è stato reso invisibile. Il guadagno reale è la fine del
monologo. Una tradizione che non accoglie l'altro diventa un pezzo da museo. La
polifonia, invece, permette alla fede di parlare lingue nuove, rendendo il
Canone non un recinto chiuso, ma uno spazio di ospitalità. In questo
senso, la verità del Mistero divino si guadagna proprio nel momento in cui si
accetta di perdere l'esclusiva della parola.
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