Paolo Cugini
In
un’epoca segnata da trasformazioni repentine, la complessità del reale viene
spesso percepita come una minaccia. Di fronte al peso del cambiamento, emerge
una forma di resistenza che non è prudenza, ma vera e propria pigrizia
mentale: il negazionismo. Quando questa chiusura incontra il tradizionalismo,
si crea un sodalizio che, sotto il pretesto della difesa dei valori, finisce
per deturpare proprio ciò che dichiara di proteggere.
La
Tradizione come vita, non come museo
Il
cuore del problema risiede nel fraintendimento radicale del concetto di
Tradizione. Il tradizionalista ingessa il passato, selezionando solo i
frammenti che confermano i propri pregiudizi. Al contrario, la vera Tradizione
è per sua natura dinamica. Come scriveva il compositore Gustav Mahler: "Tradizione
non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco."
Ingabbiare
questo fuoco significa spegnerlo. Il tradizionalismo trasforma la fede in un
reperto archeologico, negando lo sviluppo del dogma e dimenticando che la
comprensione della verità cresce con il cammino dell'umanità.
Il
tradimento dell’Incarnazione
Questa
rigidità non è solo un errore metodologico, ma una ferita teologica. Negare
l'evoluzione della Tradizione significa negare l'Incarnazione. Se Dio è entrato
nella storia, significa che Egli cammina con l’uomo nel mutare dei secoli. I
negazionisti e i tradizionalisti, autoproclamandosi difensori del
cristianesimo, ne diventano in realtà i deturpatori. Come aveva sottolineato Papa
Francesco in più occasioni: "Il tradizionalismo è la fede morta
dei vivi; il cristianesimo è sempre in cammino, l’Incarnazione accade ogni
giorno nella storia." Fermare questo processo significa rifiutare un
Dio che si sporca le mani con il presente, preferendo un idolo statico e
rassicurante.
Un
freno alla società: dal dogma al clima
Le
conseguenze di questa postura mentale non restano confinate ai banchi di una
chiesa, ma si riflettono pericolosamente sulla società civile. Il negazionismo
è una minaccia politica e ambientale. Quando chi rifiuta la complessità
raggiunge il potere, la prima vittima è la responsabilità verso il bene comune.
L'esempio del cambiamento climatico è emblematico: negare l'evidenza
scientifica non è un atto di libertà, ma un rifiuto di abitare la realtà.
Questa pigrizia impedisce l’adozione di soluzioni urgenti, mettendo a rischio
il futuro di tutti in nome di un presente immobile.
Il
negazionismo e il tradizionalismo sono due facce della stessa medaglia: la
paura del divenire. Per evolversi, sia come credenti che come cittadini, è
necessario riscoprire il coraggio della complessità. Solo accettando che la
verità è una forza viva che respira nella storia potremo evitare di trasformare
la nostra eredità in una prigione, permettendo invece al Verbo di continuare a
camminare al nostro fianco.
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