Paolo Cugini
Il
negazionismo è uno strumento politico utilizzato per mantenere il potere.
Negare la realtà, soprattutto quella realtà che provocherebbe un cambiamento
negli atteggiamenti politici adottati da un dato potere, è un'esigenza
intrinseca dei poteri totalitari, che tendono a imporre la propria visione del
mondo. Questa è l'essenza del problema. I partiti politici di estrema destra,
che per loro natura sono conservatori, tendono a prendere il potere per imporre
una visione del mondo, un modo di pensare la realtà. Tutto ciò che potrebbe
interferire con il cambiamento di questa visione diventa un ostacolo da
superare. A questo punto, il negazionismo è uno strumento di persuasione delle
masse, perché il suo obiettivo è mantenere la propria visione del mondo dichiarando
falso tutto ciò che potrebbe ostacolarla. La menzogna è un altro aspetto
fondamentale dei sistemi di estrema destra.
Il
negazionismo contemporaneo, particolarmente evidente nei movimenti di estrema
destra, trascende la mera ignoranza o lo scetticismo. È una strategia politica
deliberata per consolidare e mantenere il potere, imponendo una visione del
mondo monolitica e combattendo le realtà che sfidano questa narrazione.
La negazione della realtà fattuale, unita all'uso sistematico di menzogne,
diventa un pilastro fondamentale di questi regimi e movimenti.
La
necessità di negare fatti concreti sorge quando la realtà minaccia gli
atteggiamenti politici adottati da un particolare potere. Come osserva la
filosofa politica Hannah Arendt nel suo saggio Verità e politica, i
regimi totalitari dimostrano un profondo disprezzo per i fatti oggettivi. Per
Arendt, "il soggetto ideale del regime totalitario non è il nazista
convinto o il comunista convinto, ma persone per le quali la distinzione tra
fatto e finzione (cioè la realtà dell'esperienza) e la distinzione tra vero e
falso (cioè gli standard di pensiero) non esiste più" (Arendt, Tra
passato e futuro).
L'imposizione
di una "visione del mondo" (Weltanschauung) esige che tutto ciò che
potrebbe interferire o modificare tale visione del mondo venga dichiarato
falso. Il sociologo e filosofo Jürgen Habermas sostiene che la comunicazione
politica debba basarsi su presupposti di veridicità e razionalità. Il
negazionismo, sovvertendo questi presupposti, corrompe la stessa sfera pubblica
democratica.
Il
negazionismo funge da strumento per persuadere le masse, mirando a mantenere la
coesione attorno all'ideologia dominante. La negazione del consenso scientifico
(come il cambiamento climatico o l'efficacia dei vaccini) o di fatti storici
(come l'Olocausto) non è un dibattito razionale, ma un attacco all'autorità
della conoscenza condivisa. In questo contesto, la menzogna è un aspetto
fondamentale dei sistemi di estrema destra. Lo storico Robert Paxton, in Anatomia
del fascismo, descrive come i movimenti fascisti usassero la
"banalizzazione della menzogna" e la manipolazione delle informazioni
per creare una realtà parallela che servisse ai loro scopi.
Il
filosofo politico Leo Strauss, discutendo la natura della dissimulazione
politica, ha suggerito che la menzogna può essere utilizzata per proteggere
l'ordine sociale, ma nei regimi moderni e totalitari viene impiegata per
distruggere l'ordine sociale esistente e imporne uno nuovo.
Il
negazionismo, alimentato da menzogne e manipolazioni, è quindi uno strumento intrinseco
dei poteri totalitari o autoritari. Non ricerca il dibattito o la verità,
ma piuttosto la sottomissione della realtà a dettami ideologici, mirando al
mantenimento del potere a qualsiasi costo, come dimostra l'ascesa e l'operato
dei partiti politici di estrema destra in epoca contemporanea.
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