martedì 27 gennaio 2026

Il negazionismo come strumento di potere politico

 




Paolo Cugini

 

 

Il negazionismo è uno strumento politico utilizzato per mantenere il potere. Negare la realtà, soprattutto quella realtà che provocherebbe un cambiamento negli atteggiamenti politici adottati da un dato potere, è un'esigenza intrinseca dei poteri totalitari, che tendono a imporre la propria visione del mondo. Questa è l'essenza del problema. I partiti politici di estrema destra, che per loro natura sono conservatori, tendono a prendere il potere per imporre una visione del mondo, un modo di pensare la realtà. Tutto ciò che potrebbe interferire con il cambiamento di questa visione diventa un ostacolo da superare. A questo punto, il negazionismo è uno strumento di persuasione delle masse, perché il suo obiettivo è mantenere la propria visione del mondo dichiarando falso tutto ciò che potrebbe ostacolarla. La menzogna è un altro aspetto fondamentale dei sistemi di estrema destra.

Il negazionismo contemporaneo, particolarmente evidente nei movimenti di estrema destra, trascende la mera ignoranza o lo scetticismo. È una strategia politica deliberata per consolidare e mantenere il potere, imponendo una visione del mondo monolitica e combattendo le realtà che sfidano questa narrazione. La negazione della realtà fattuale, unita all'uso sistematico di menzogne, diventa un pilastro fondamentale di questi regimi e movimenti.

La necessità di negare fatti concreti sorge quando la realtà minaccia gli atteggiamenti politici adottati da un particolare potere. Come osserva la filosofa politica Hannah Arendt nel suo saggio Verità e politica, i regimi totalitari dimostrano un profondo disprezzo per i fatti oggettivi. Per Arendt, "il soggetto ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma persone per le quali la distinzione tra fatto e finzione (cioè la realtà dell'esperienza) e la distinzione tra vero e falso (cioè gli standard di pensiero) non esiste più" (Arendt, Tra passato e futuro).

L'imposizione di una "visione del mondo" (Weltanschauung) esige che tutto ciò che potrebbe interferire o modificare tale visione del mondo venga dichiarato falso. Il sociologo e filosofo Jürgen Habermas sostiene che la comunicazione politica debba basarsi su presupposti di veridicità e razionalità. Il negazionismo, sovvertendo questi presupposti, corrompe la stessa sfera pubblica democratica.

Il negazionismo funge da strumento per persuadere le masse, mirando a mantenere la coesione attorno all'ideologia dominante. La negazione del consenso scientifico (come il cambiamento climatico o l'efficacia dei vaccini) o di fatti storici (come l'Olocausto) non è un dibattito razionale, ma un attacco all'autorità della conoscenza condivisa. In questo contesto, la menzogna è un aspetto fondamentale dei sistemi di estrema destra. Lo storico Robert Paxton, in Anatomia del fascismo, descrive come i movimenti fascisti usassero la "banalizzazione della menzogna" e la manipolazione delle informazioni per creare una realtà parallela che servisse ai loro scopi.

Il filosofo politico Leo Strauss, discutendo la natura della dissimulazione politica, ha suggerito che la menzogna può essere utilizzata per proteggere l'ordine sociale, ma nei regimi moderni e totalitari viene impiegata per distruggere l'ordine sociale esistente e imporne uno nuovo.

Il negazionismo, alimentato da menzogne ​​e manipolazioni, è quindi uno strumento intrinseco dei poteri totalitari o autoritari. Non ricerca il dibattito o la verità, ma piuttosto la sottomissione della realtà a dettami ideologici, mirando al mantenimento del potere a qualsiasi costo, come dimostra l'ascesa e l'operato dei partiti politici di estrema destra in epoca contemporanea.

 

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