Paolo
Cugini
Il
termine postumanesimo designa una molteplicità di prospettive critiche legate
ad ambiti di studio e oggetti di ricerca diversificati, che convergono nella
messa in discussione degli assiomi fondanti del pensiero occidentale, in
particolare, degli assunti dualistici e antropocentrici riferibili alla
filosofia dell’Umanesimo. Secondo Stefano Rozzoni chiave nel dibattito post
umanista è “l’indagine critica sul concetto di ‘uomo’ nell’ottica di superare
l’abitudine intellettuale che lo pone ‘al centro dell’universo’ o come ‘misura di
tutte le cose” (Rozzoni, 2021, p. 67). Il postumanesimo persegue, infatti, una
visione volta a scardinare le gerarchie e le implicite discriminazioni che tale
concetto possiede, (ri)posizionando l’essere umano all’interno di un’ampia e
complessa rete di relazioni con altri enti organici e inorganici (compresi
animali, vegetali, minerali, ma anche la tecnologia), con i quali costituisce
un unicum pluralista e orizzontale.
Nel
dibattito accademico contemporaneo, ‘postumano’ è diventato, dunque, un
concetto chiave, in grado di fronteggiare l’urgenza di un’integrale
ridefinizione della nozione di umano, determinata dagli sviluppi
onto-epistemologici, nonché da quelli scientifici e bio-tecnologici, del XX e
del XXI secolo. La filosofa italiana Francesca Ferrando, in un articolo di
sintesi sul fenomeno in questione, ha sostenuto che:
Il paesaggio filosofico che si è andato
delineando comprende diversi movimenti e scuole di pensiero teoretica e
metodologica sia nel pubblico esperto che in quello generalista. Il termine
‘postumano’ viene infatti impiegato come termine ombrello per indicare: il
Postumanesimo (Filosofico, Culturale e Critico); il Transumanesimo (nelle sue
varianti, quali: l’Estropianesimo, il Transumanesimo Liberale e il
Transumanesimo Democratico, tra le varie correnti); il Nuovo Materialismo (una
specifica declinazione femminista all’interno della cornice postumanista); il
paesaggio eterogeneo dell’Antiumanesimo; le Postumanità e le Metaumanità
(Ferrando, 2017, p. 137).
Le
aree più confuse di significazione sono quelle condivise dal Postumanesimo e
dal Transumanesimo e su questo intendo fermare l’attenzione.
Secondo
Gilbert Hottois i termini "transumanesimo" e
"postumanesimo" vanno distinti da "transumano" e
"postumano" (Hottois, 2017, p. XXXIV). La prima coppia si riferisce a
posizioni teoriche – filosofia, ideologia, dottrina – caratterizzate dal loro
rapporto con le tradizioni umaniste e dalla loro ridescrizione dell'umanità e
del suo futuro. Queste posizioni hanno un significato normativo e pratico
attuale perché incoraggiano o ostacolano i programmi di ricerca
tecnoscientifica e le forme di società. Sempre secondo Hottois, la confusione
che circonda l'uso di "transumanesimo" e "postumanesimo" è
spesso dovuta alla mancanza di riflessione critica (Hottois, 2017, XXXI).
Tuttavia, è consapevolmente abbracciata da coloro che trattano
"transumanesimo" e "postumanesimo" come sinonimi o quasi
sinonimi, convinti che, a lungo termine, il futuro del transumano sia il
postumano. Occorre, dunque, fare un minimo di distinzione di termini.
In
primo luogo, il transumanesimo in senso stretto, incoraggia, su base
volontaria, il miglioramento e l'aumento (potenziamento) delle capacità
individuali (fisiche, cognitive, emotive), utilizzando tecnologie materiali a
tempo indeterminato. Questa definizione ovviamente non esclude l'uso di
tecniche tradizionali di potenziamento simbolico per l'individuo e la società
(educazione, moralità, diritto e istituzioni democratiche in generale); non
preclude la necessità di una qualche regolamentazione dell'uso individuale di
tecniche di potenziamento, tenendo conto dei rischi (salute, sicurezza, ecc.) e
di determinati valori (uguaglianza, giustizia, bene comune, ecc.). Ecco una
breve definizione di transumanesimo: "Il transumanesimo è un movimento
filosofico e culturale che si occupa di promuovere modi responsabili di
utilizzare le tecnologie per migliorare le capacità umane e accrescere la
portata del benessere umano" ().
L'orizzonte filosofico generale del transumanesimo è evoluzionistico,
utilitaristico e pragmatico. Si sforza di articolare il paradigma
dell'evoluzione e le esigenze etiche.
In
secondo luogo, l'uso di "transumanesimo" ("transumano") e
"postumanesimo" ("postumano") come (quasi) sinonimi. Il più
significativo di questi usi è il postumanesimo del potenziamento transumanista
"estremo" che, a lungo termine, porterebbe alla fine della specie
umana.
Occorre,
poi, sottolineare i vari usi di "postumanesimo" che criticano alcuni
aspetti dell'umanesimo, in particolare l'umanesimo progressista individualista
moderno. Nel processo, questo postumanesimo denuncia anche il transumanesimo
come un'ideologia che perpetua o addirittura esacerba questa Modernità.
Dedicato alla critica ideologica e culturale, vicino alle scienze umane, questo
postumanesimo presta un'attenzione molto disomogenea alle tecnoscienze. Non
conduce al di fuori dell'umanità, tanto meno al di fuori della specie umana, poiché
estende l'umanesimo denunciandone pregiudizi e illusioni.
Infine,
segnalo un postumanesimo incentrato sulla tecnoscienza e sulla sua autonoma
portata evolutiva, che anticipa la scomparsa della specie umana. Questo è il
postumanesimo della sostituzione della specie umana e della
"tecnoevoluzione".
Queste
nuove specie postumane non attraverserebbero la fase transumana perché la
prospettiva non è più il miglioramento degli umani, ma la loro sostituzione
deliberata o accidentale con entità superiori capaci di riprodursi e
perfezionarsi – in breve, di evolversi autonomamente (Hottois, 2017, XXXVI).
Emerso a metà del XX secolo, questo postumanesimo si è inizialmente concentrato
sulla cibernetica, sulla ricerca in IA (Intelligenza Artificiale), la robotica
e sulle ICT (Technologies
de l’Information et de la Communication). Ora la ricerca include scienze
cognitive, nanotecnologie e biologia sintetica. Questo postumanesimo autonomo è
espressamente evoluzionista, spesso indifferente o ostile all'umanesimo
considerato conservatore o reazionario. È ipertecnofilo, a volte con sfumature
misantropiche.
Ray
Kurzweil (2007) è forse la figura che meglio illustra il trans/postumanesimo,
l'intreccio tra trans- e postumano. Kurzweil annuncia l'alba di un'era che si
estende e rompe con l'umanità, realizzandone la fusione con la tecnologia e
proseguendo l'evoluzione che ha già superato numerose soglie
"singolarmente", come l'emergere della vita, la riproduzione sessuale
o il linguaggio articolato.
Nel
suo libro sulla Superintelligenza (SI) – la forma più frequentemente attesa
della Singolarità – Nick Bostrom (2014) chiarisce il concetto, descrive in
dettaglio i tipi di ricerca tecnoscientifica che possono portare alla SI, ne
identifica i rischi e immagina come affrontarli. La sua premessa è che,
l'ascesa autonoma di una Superintelligenza artificiale, cosciente e volontaria,
una volta raggiunto il livello dell'intelligenza umana, sarà abbagliante
(esplosione di intelligenza); egli postula inoltre che l'avvento della SI sia
imminente. L'anticipazione dei rischi associati all'ascesa di una SI è ispirata
simultaneamente dall'immaginazione antropomorfica (SI guidata da una volontà di
potere egemonico) e dalla consapevolezza dei limiti dell'antropomorfismo: la SI
potrebbe perseguire obiettivi radicalmente estranei e incomprensibili alla
ragione e alla sensibilità umana. Questi rischi sono gravi, esistenziali:
minacciano la perpetuazione dell'umanità. Il tema centrale di Bostrom è
esaminare le misure che possono essere adottate per prevenirli: come possiamo
contenere, controllare ed educare contro la SI? Di fronte all'inadeguatezza dei
mezzi attualmente concepibili, egli conclude che la prudenza impone di
astenersi dall'impegnare ulteriormente la ricerca e sviluppo in percorsi che
potrebbero portare alla SI e, invece, di cercare di ritardarne l'avvento (Nick
Bostrom, 2014, p. 379-413).
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