La
strana alleanza tra i cristiani tradizionalisti americani e l’estrema destra
Paolo
Cugini
Negli
ultimi decenni negli Stati Uniti si è osservato il consolidarsi di un’alleanza
tra il cristianesimo tradizionalista e le formazioni dell’estrema destra
politica. Questo fenomeno può apparire contraddittorio, soprattutto se si
considera che molte delle idee cardine del cristianesimo — come la solidarietà,
l’accoglienza del prossimo e la carità — sembrano in aperto contrasto con
posizioni che, talvolta, respingono o svalutano questi stessi principi.
Tuttavia, questa alleanza si fonda su radici culturali, storiche e teologiche
profonde. In queste poche righe provo a spiegare perché una parte significativa
di cristiani tradizionalisti americani sostiene ideologie e movimenti di
estrema destra, che interpretano la solidarietà in chiave negativa.
Per
comprendere il fenomeno contemporaneo, occorre risalire alle origini del
rapporto tra cristianesimo conservatore e politica americana. Lo storico Kevin
M. Kruse, nel suo libro One Nation Under God: How Corporate America Invented
Christian America (2015), sostiene che il connubio tra cristianesimo
tradizionale e politiche economiche di destra nasce già negli anni Quaranta e
Cinquanta quando, imprese e leader religiosi si unirono contro il New Deal e la
crescente influenza dello Stato sociale. Secondo Kruse, a partire da quegli
anni il cristianesimo venne progressivamente associato ai valori
dell’individualismo, della libertà economica e della diffidenza verso
l’intervento pubblico, visti come "minacce" alla libertà
dell’individuo.
L’antropologa Kristin Kobes Du Mez, in Como o evangelho foi cooptado por movimentos culturais e politicos (2019), mostra come l’evangelicalismo bianco americano abbia promosso una visione del cristianesimo come baluardo di valori conservatori — autorità, ordine, patriottismo — spesso in contrasto con un’idea di solidarietà collettiva o responsabilità sociale e orientato piuttosto alla difesa della "legge e dell’ordine" contro ogni forma di dissenso o rivendicazione dei diritti civili. Per comprendere perché la solidarietà sia vista in chiave negativa da molte formazioni di estrema destra, è utile fare riferimento al pensiero di Patrick J. Deneen, docente di Scienze Politiche a Notre Dame e autore di Cambio di regime. Verso un futuro post-liberale (2025). Deneen spiega come una parte della destra americana ritenga che i progetti sociali collettivi — spesso associati al termine “solidarietà” — abbiano prodotto, in realtà, solo dipendenza e inefficienza, minando la libertà e la responsabilità individuale. Fra le fonti più citate dai tradizionalisti, c’è anche il pensiero di Ayn Rand, benché non cristiana. Rand, in La virtù dell’egoismo. Un concetto nuovo di egoismo (2023) sostiene la superiorità morale dell’individualismo e considera ogni forma di solidarietà obbligata come una minaccia alla dignità umana. Per Rand, la solidarietà imposta dallo Stato corrisponde ad una forma di schiavitù morale, che priva l’individuo della propria autonomia e lo costringe a farsi carico delle necessità degli altri. Molti leader cristiani tradizionalisti americani hanno integrato, in modo paradossale, questa visione nella loro predicazione pubblica, come sottolinea Michael Sandel in Giustizia. Il nostro bene comune (2013).
Un
altro elemento decisivo è l’affermarsi, nel secondo dopoguerra, della
cosiddetta "teologia della prosperità" (prosperity gospel), secondo
cui il benessere personale e materiale è segno della benedizione divina.
Secondo Kate Bowler, autrice di Blessed: A History of the American
Prosperity Gospel (2013), questa teologia ha portato milioni di cristiani
americani a identificare il successo individuale come volontà di Dio,
svalutando ogni forma di solidarietà istituzionale e pubblica, vista come
intromissione indebita nella relazione privata tra Dio e il credente.
La
Guerra Fredda ha avuto un ruolo centrale nel rafforzare la diffidenza del mondo
cristiano tradizionalista verso l’idea di solidarietà. Nel contesto americano,
infatti, la solidarietà veniva associata al socialismo o, peggio, al comunismo
sovietico. Come sottolinea lo storico David W. Swartz in Moral Minority: The
Evangelical Left in an Age of Conservatism (2012), ogni progetto di
welfare, redistribuzione o protezione sociale veniva attaccato come potenziale
"cavallo di Troia" delle ideologie ateiste e totalitarie. Da qui
nasce una retorica che identifica la solidarietà con una minaccia diretta alla
fede e ai valori fondanti della nazione e, allo stesso tempo, la minaccia di
una possibile entrata del comunismo nel Paese.
Negli
Stati Uniti contemporanei, secondo Robert P. Jones in The End of White
Christian America (2016), molti cristiani tradizionalisti percepiscono una
crisi di valori, accentuata dall’aumento della diversità etnica, dalla
secolarizzazione e dalla perdita di centralità pubblica della religione. In
questo contesto, l’estrema destra offre una narrazione rassicurante, incentrata
sulla difesa di un’identità culturale e religiosa minacciata dagli stranieri,
nella quale ogni forma di solidarietà universale viene guardata con sospetto,
come se celasse una minaccia all’ordine tradizionale. Da qui si comprende la
facile entrata nel pensiero comune americano delle idee dell’attuale Presidente
degli Stati Uniti Donald Trump e del suo disegno politico di purificare l’America
dagli immigrati.
Un
ruolo chiave è giocato dai media conservatori, come Fox News o The Christian
Broadcasting Network, che promuovono una visione in cui le politiche di
solidarietà sono rappresentate come strumenti di controllo statale e di
corruzione morale. Secondo il sociologo Arlie Russell Hochschild nel libro: Per
amore o per denaro. La commercializzazione della vita intima (2016), molti
cristiani tradizionalisti si riconoscono in una narrazione che vede l’estrema
destra come difensore delle libertà religiose e individuali contro l’oppressivo
"politicamente corretto" e le "ideologie globaliste" della
solidarietà universale. L’appoggio dei cristiani tradizionalisti americani
all’estrema destra che svaluta la solidarietà è il risultato di un intreccio di
fattori storici, teologici, sociali e mediatici. Se il cristianesimo delle
origini poneva al centro l’amore per il prossimo e la condivisione, quello
americano contemporaneo — almeno nella sua versione tradizionalista e
politicizzata — ha spesso privilegiato la difesa dell’individuo, della
proprietà privata e delle libertà negative, percependo la solidarietà pubblica
come minaccia. Preoccupante.
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