venerdì 17 aprile 2015

COME STIMOLARE IL CAMMINO SPIRITUALE NEI GIOVANI?


Paolo Cugini

Il cammino spirituale è un percorso che ha come obiettivo quello di vivere il Vangelo di Gesù per riuscire a tradurlo nel vissuto quotidiano. S’inizia un cammino spirituale perché si desidera conoscere il senso della propria vita, il progetto che il Signore ha su di noi. Per raggiungere questo obiettivo occorre, in primo luogo, desiderarlo, avere nel cuore un sogno grande. Senza questo desiderio è impossibile intraprendere un cammino spirituale. É nell’adolescenza che matura questo desiderio, quando si comincia a percepire la necessità di fondare la propria esistenza su qualcosa di solido e, allo stesso tempo, quando s’inizia a pensare al proprio futuro. Questi desideri sorgono quando si comincia a cogliere il vuoto di una vita riempite da cose, il vuoto di una vita frenetica che non lascia spazio alla riflessione. Desideri di senso che sorgono anche quando sono stimolati dalle persone adulte che ci circondano, dalle vite vissute intensamente, da quelle vite donate che c’interpellano. Le domande che cominciano a sorgere in questo periodo offrono l’opportunità per scoprire una dimensione della vita che solitamente rimane in ombra, vale a dire l’interiorità. Abituati fin da piccoli a cercare il giudizio degli altri e quindi a vivere costantemente all’esterno, raramente ci accorgiamo della nostra interiorità, dello spazio che abbiamo dentro di noi per verificare le nostre scelte, per capire chi siamo veramente. Il cammino spirituale diviene, allora, un percorso significativo di conoscenza di sé, di costruzione della propria identità personale.

Come stimolare le domande di senso, il bisogno di una vita interiore nel cammino di un adolescente? Risposte a queste domande non sono facili da trovare. In primo luogo, un adolescente dovrebbe trovare questi stimoli dentro il suo vissuto quotidiano. Nelle scelte che vive in famiglia dovrebbe percepire quel qualcosa di diverso e di significativo, che stimolano la ricerca che va oltre ai dati immediati. Nel contesto nel quale viviamo gli adolescenti sono continuamente sollecitati a dare risposte immediate e veloci ai problemi che emergono. Il sociologo Bauman definisce la nostra società come liquida, precaria, veloce. L’adattamento a questo stile di società richiede, allora, la capacità a saper cambiare rapidamente, a non stabilizzarsi su qualcosa, a non indurire, per così dire, la propria identità su valori e situazioni che possono cambiare da un momento all’altro. Sin dall’infanzia, nell’esperienza scolastica e nelle esperienze sociali in genere, le persone sono costantemente sollecitate a non fermarsi, ad essere disponibili a cambiare, a saltar su al treno della vita che passa veloce, a non perdere occasioni, in altre parole, ad essere dentro al fluire del mondo postmoderno. Nell’ambito della vita famigliare l’adolescente dovrebbe respirare qualcosa di diverso, vale a dire, quella tranquillità, quella stabilità che il tempo moderno non riesce e non vuole più offrire, ma che sono necessari per scoprire il valore della vita interiore, che si nutre di calma, di un modo più sereno di rapportarsi con il tempo.


Riconquistare il tempo, il sapore di ritmi più umani all’interno dei quali sia possibile riscoprire il valore del tempo trascorso a dialogare con l’altro senza mediazioni meccaniche. In definitiva, è al primato della persona che dobbiamo ritornare, persona che come diceva Emmanuel Mounier, non apre la porta all’individualismo esasperato, stimolato sempre di più dalla tecnologia, ma al mondo dell’altro nel quale il volto diviene traccia dell’Altro, dell’Assoluto. In un mondo più umano, nel quale le persone divengono responsabili nella comunità, la vita interiore, il cammino spirituale non rappresentano più degli optional, degli aspetti esotici della vita, ma momenti necessari e indispensabili per quel cammino di umanizzazione del quale la nostra società ha così bisogno.

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