martedì 28 aprile 2015

LA REALTÀ E' PIÙ IMPORTANTE DELL'IDEA


Maria Soave Buscemi


La gradita visita del Vescovo Massimo


E' INIZIATO IL CORSO DI LETTURA POPOLARE DELLA BIBBIA
REGGIO EMILIA 2015
Paolo Cugini

Sabato 18 aprile presso l’Oratorio cittadino è iniziato il primo Corso di Lettura Popolare della Bibbia, che si estenderà per quattro sabati sino alla fine di maggio. Un percorso impegnativo, dunque, che si pone come obiettivo quello di accompagnare i partecipanti dentro al mondo affascinante dello stile latinoamericano di accostarsi al testo biblico. Nei primi due incontri del corso la risposta alla proposta è andata oltre le più rose aspettative. Molti, infatti, sono stati i partecipanti, quasi ottanta di diverse zone della diocesi e, oltre alla presenza dei laici è bello segnalare anche la presenza di alcuni sacerdoti e religiose.

Maria Soave Buscemi, conduttrice del corso e già conosciuta al pubblico reggiano per una serie d’incontri realizzati in questi ultimi anni, ha ricordato sin dall’inizio che la lettura popolare della Bibbia non significa né una lettura populista né semplicista. E’ un problema di metodo, che tiene conto del cammino della cultura Latinoamericana che, a differenza di quella europea, non parte dalle teoria o dal concetto astratto, ma dalla vita concreta della gente. “Nella lettura popolare – ha ricordato Soave - affermiamo che la vita viene prima della Parola e che la realtà precede l’idea”. Nella stessa prospettiva si è espresso Papa Francesco quando nell’Evangelii Gaudium diceva che la realtà è più importante dell’idea. “Il criterio di realtà, - afferma il Papa - di una Parola già incarnata e che sempre cerca di incarnarsi, è essenziale all’evangelizzazione. Ci porta, da un lato, a valorizzare la storia della Chiesa come storia di salvezza, a fare memoria dei nostri santi che hanno inculturato il Vangelo nella vita dei nostri popoli, a raccogliere la ricca tradizione bimillenaria della Chiesa, senza pretendere di elaborare un pensiero disgiunto da questo tesoro, come se volessimo inventare il Vangelo”. Il primo atto, allora, è l’esperienza la realtà e dopo la teoria. Questo stesso processo, con questa stessa modalità ha accompagnato la formazione del canone della Bibbia, che non è nata a tavolino, ma dalla vita. Come punto di partenza, infatti, nella storia del popolo d’Israele ci sono state delle esperienze, delle storie vissute dove il popolo ha sperimentato la presenza di YHWH. Esperienze che non sono state subito scritte, ma narrate di generazione in generazione. Come nella vita, anche per quanto riguarda la formazione del canone, la realtà, il vissuto ha preceduto l’idea, la scrittura. Interessante è poi notare come le prime forme di stesura delle esperienze di salvezza vissute dal popolo, sono state dei canti: il canto di Debora (Gdc 5) e il canto di Mara (Es 15). Ci siamo chiesti come mai è avvenuto così. La risposta più semplice è che per un popolo analfabeta, la miglior forma per ricordare una storia è cantarla. E’ questo un fenomeno che accompagna l’evoluzione culturale di tutti i popoli, non solo quello biblico. Dopo di ciò, segue un lungo processo di redazione durato più di settecento anni.

Se volgiamo incontrare la Parola di Dio nella Bibbia dobbiamo ascoltare la vita, il vissuto delle persone che si accostano il testo, perché, come abbiamo visto, la vita precede il testo. E’ per questo motivo che nelle piccole comunità di base quando le persone settimanalmente si trovano per leggere la Parola, il punto di partenza non è mai l’ascolto del testo, ma la vita condivisa. Si ascolta il vissuto delle persone, vissuto che diventa chiave di entrata per la comprensione del testo. Siamo consapevoli che questo metodo di lettura, questa modalità di approccio al testo biblico urta le orecchie di coloro che sono abituati a partire dall’ascolto del testo, a porre la teoria prima della realtà. Non si tratta di decidere il metodo migliore, ma di apprendere a rispettare il cammino dell’altro, di mettersi in ascolto dell’altro per capire che c’è non solo una varietà di approcci possibili, come ci ha insegnato il magistero della Chiesa, ma anche una possibilità di apprendere dall’altro. Soave nei due incontri sino ad ora realizzati, ci ha aiutato ad entrare nel mondo plurale degli approcci ermeneutici ripetendo e spiegando un ritornello che lentamente abbiamo fatto nostro: non c’è nessuno così povero che non ha abbia nulla da dare e, allo stesso tempo, non c’è nessuno così ricco che non abbia nulla da ricevere. C’è un complesso di superiorità che accompagna l’Occidentale nei confronti delle culture altre, complesso che ci porta spesso ad avvicinarci agli altri nell’unica condizione dei donatori. Quando si entra nelle relazioni con questo atteggiamento è facile provocare relazioni conflittuali e diseguali. Ascoltare la vita degli esclusi, di coloro che non hanno voce, significa entrare nel testo biblico per cogliere quelle voci soffocate che trovano spazio e accoglienza nel Dio della misericordia. Significa anche, incontrare il centro del messaggio di Gesù che sana le ferite delle dicotomie culturali, proponendo un mondo senza conflitti, un mondo nel quale, come ci ricorda san Paolo: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (cfr. Gal 3,28). Gli amici del Signore, i suoi discepoli e discepole non possono ammettere che ci sia qualcuno più degno di un altro. La lettura è popolare perché tutti e tutte trovano possibilità di espressione, possibilità di donare e ricevere qualcosa.

In questo percorso diviene importante che terra pestiamo, che umanità incontriamo e frequentiamo, perché è la realtà che viviamo che ci aiutata ad aprire i significati del testo. Le comunità di base in America Latina sono per lo più costituite da persone povere e, per questo motivo, la lettura che è avvenuta in questo contesto è stata la ricerca di cammini di liberazione, per uscire dalle situazioni inique di disuguaglianza create dall’uomo e dalla sua ingiustizia.  L’intelligenza nasce dai piedi ci ha ricordato Soave: a seconda da dove vanno i piedi, la nostra testa pensa, elabora contenuti, cerca soluzioni. Questo tipo di discorso potrebbe aprire il fianco alla critica di una lettura forzata del testo biblico. Certamente la Lettura Popolare della Bibbia non si ferma al piano intellettuale, come spesso e volentieri succede nei nostri circoli biblici, ma cerca di andare oltre, di permettere alla vita, alla realtà di aprire il testo per provocarlo e farlo per così dire parlare. La Lettura Popolare della Bibbia cerca la luce affinché la dura esperienza della vita trovi dei significati per rendere il cammino se non lieve, perlomeno più sopportabile.

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http://regiron.blogspot.it/2015/03/corso-di-lettura-popolare-della-bibbia.html



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