mercoledì 11 aprile 2018

LA CHIESA DEL CONCILIO VATICANO II






UNITA’ PASTORALI  SANTA MARIA DEGLI ANGELI E PADRE ISERICORDIOSO

CREDO NELLA CHIESA
LA CHIESA PENSATA NEL CONCILIO VATICANO II
Don VALENTINO BULGARELLI

Sintesi: don Paolo Cugini

Per comprendere la Chiesa com’è stata tratteggiata nel Concilio Vaticano II occorre tener presente la Lumen Gentium e la Gaudium et Spes. Non una Chiesa estranea al mondo, ma dentro i tragitti e le sfide del mondo e del tempo.

Per capire il Concilio occorre anche ascoltare due testi. Il primo è l’apertura del Concilio Vaticano II 11.10.1962. In questo discorso cogliamo l’idea chiave che ha portato la Chiesa a vivere il Concilio. “La Verità del Signore rimane in eterno… Non c’è nessun tempo in cui la Chiesa non si sia opposta a questi errori, condannandoli a volte con la massima severità. Oggi la sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di abbracciare il rigore”. Giovanni XXIII ha aperto la Chiesa alla misericordia; non una Chiesa che condanna, ma una Chiesa che propone.

Discorso di chiusura di Paolo VI: 7.12. 1965.La Chiesa del Concilio si è assai occupata oltre che di se stessa, dell’uomo quale oggi in realtà si presenta... L’umanesimo laico e profano ha sfidato il Concilio. Non è avvenuto uno scontro e un anatema. La storia del buon Samaritano è stato il paradigma del Concilio”.

Il Concilio ha cercato di aprire delle strade: non c’è stata nessuna condanna. Il Concilio non ha condannato nessuno. La questione è chi è prossimo a me. La parabola del buon Samaritano è kerigmatica. Siamo partiti da un Dio che si fa vicino a noi, che cammina con noi. Martini: necessità oggi di ripartire da Dio.
Il volto di Chiesa che ricaviamo dal Concilio è quello dell’ascolto e della Misericordia.

Dei Verbum: è la riflessione su un Dio che si rivela e la consegna dell’immagine di Dio. DV 2: piacque a Dio rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà. E’ un Dio che vive la relazione. La bellezza di Gesù è quella d’introdurci in questa relazione. Dio parla agli uomini come ad amici e s’intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé. Il Dio nel quale in cui crediamo desidera stare con noi, parlarci, introdurci nella sua relazione più vera. E’ un Dio amante dell’uomo e della donna. Si può capire la Chiesa del Concilio se prima di tutto proviamo a purificare l’immagine che noi abbiamo di Dio. Anche i gesti rivelano Dio, non solo le parole.
Lumen Gentium. Ha otto capitoli che hanno una loro articolazione e possono essere raggruppato a coppie.
Il primo e il secondo parlano del mistero della Chiesa nella sua dimensione trascendenza e della forma storica della Chiesa, come Popolo di Dio.

Il terzo e il quarto presenta la struttura organica della Chiesa: gerarchia e laicato.

La terza coppia parla delle finalità della Chiesa. Il fine della Chiesa è la santificazione di tutti i membri del Popolo di Dio. C’è anche la testimonianza dei religiosi. Nella mens del Concilio la vita religiosa è il segno concreto che ci ricorda il fine della vita cristiana.

Ultima coppia: lo sviluppo escatologico della Chiesa peregrinante.
La struttura della Lumen Gentium è un’articolazione che apre delle prospettive.

Che cosa c’è d’importante nella LG? Leggiamo il numero 1. La luce delle genti è Cristo. Il Sinodo desidera illuminare gli uomini con la luce di Cristo che si riflette nella Chiesa annunciando agli uomini il Vangelo. Cristo è la luce delle genti: Il Concilio pensa la Chiesa nel suo rapporto con Cristo. Il Concilio rimette in moto una Chiesa che Evangelizza.

La Chiesa è in Cristo come sacramento, significa segno e strumento, cioè segno dell’unione con Dio, ma è anche segno e strumento delle relazioni e dell’unità di tutto il genere umano. La missione della Chiesa è questa.
Se Cristo è la luce delle genti, è evidente che la Chiesa è pensata dalla Trinità da sempre.

LG 4: l’azione dello Spirito nei confronti della Chiesa. Lo Spirito ringiovanisce continuamente la Chiesa. E’ lo Spirito che muove la Chiesa. Il discernimento è un’azione dello spirito e non umana. Il vertice di questo primo capitolo è la Chiesa come corpo di Cristo.

Siamo popolo di Dio. L’immagine del Popolo di Dio dice di un Popolo che appartiene a Lui. Viene poi descritto il Popolo come regale, profetico e sacerdotale.
Gaudium et Spes. Tutta la ricchezza della prospettiva ecclesiale della LG trova nella GS la realizzazione. “Le gioie e le speranze dell’uomo di oggi, sono anche le gioie e le tristezze dei discepoli di Cristo. La GS codifica come la Chiesa deve stare nel mondo. Ci sono dei punti di contatto con tutte le forme culturali che oggi abitano il tempo.

GS 3: tre verbi che chiariscono LG 1-2: dialogare, cooperare (lavorare insieme), mettere a disposizione.
Il Vaticano II ha pensato una Chiesa bella, non arrogante, ma dialogica. La Sinodalità è lo stile della chiesa. Occorre ripensare allora lo stile dell’evangelizzazione che non è di qualche professionista, ma di tutti i battezzati.

Tre passaggi importanti:
1.      Martin Lutero non aveva tutti i torti. Si parte dalla Scrittura, dai Padri. Il problema che si apre con Martin Lutero è che mette in discussione il fatto che la Chiesa abbia una relazione con Dio.
2.      L’illuminismo apre ulteriore la forbice dicendo che Cristo non è Dio.
3.      Terzo passaggio è il positivismo dove viene messa in discussione l’esistenza di Dio.
Oggi viene messa in discussione l’uomo capace di Dio. Il Concilio tenta di rispondere a queste problematiche. Pio XII con la mistici Corporis mette sul tavolo la prospettiva di ripensare la Chiesa.
Che cosa non è avvenuto nel post Concilio? Il prendere sul serio le prospettive aperte.
Il laico è corresponsabile.

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