PENSANDO
Blog di Paolo Cugini
mercoledì 2 aprile 2025
martedì 1 aprile 2025
IL VERGOGNOSO ASSENTEISMO DEI CONSIGLIERI COMUNALI DI MANAUS
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Camera Municipale di Manaus |
Paolo Cugini
La settimana scorsa si sono svolte due udienze pubbliche presso il Consiglio comunale di Manaus. La prima, il 27 marzo 2025, in occasione della presentazione della Campagna di Fraternità sul tema: Ecologia Integrale. Tra le varie autorità presenti e i rappresentanti di alcuni movimenti sociali che operano nella città, c'era anche il cardinale di Manaus Mons. Leonardo Steiner. In questa occasione erano presenti solo due consiglieri su 41: José Ricardo e Pai Amado.
Il secondo evento tenutosi il 31 marzo è stata un'udienza pubblica organizzata dal consigliere José Ricardo, per discutere la riscossione delle tariffe fognarie. Si tratta di un tema di grande importanza per la popolazione che, in molti casi, come segnalato da alcuni residenti presenti alla Camera, riceve la fattura per il pagamento della quota, ma senza usufruire del servizio. Erano presenti cinque consiglieri: José Ricardo, Pai Amado, Rodrigo Guedes, Paulo Tayrone, Sergio Baré.
Nelle ultime elezioni comunali, svoltesi lo scorso anno, sono stati eletti 41 consiglieri. Come affermato sul sito web della Corte Elettorale Superiore del Brasile: “ Ogni consigliere è eletto direttamente tramite voto, diventando un rappresentante della popolazione. Pertanto, deve proporre progetti che siano in accordo con gli interessi e il benessere delle persone.” Questo è il punto delicato su cui voglio richiamare l'attenzione.
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Alcuni membri del Movimento Fede e Cittadinanza presenti agli eventi realizzati nella Camera Municipale di Manaus |
Tutti ricordiamo il grande lavoro svolto lo scorso anno dai candidati consiglieri, che hanno fatto di tutto per essere eletti. Durante i raduni sono state fatte molte promesse. Ci sono state anche tante strette di mano, sorrisi e abbracci. Molte persone, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a far sì che, i candidati da loro sostenuti, venissero eletti. Gruppi di strada e persino gruppi religiosi si sono riuniti per vedere il proprio candidato sedere in uno dei 41 preziosi seggi del Consiglio comunale di Manaus. Ciò è encomiabile perché, se l'assessore, come afferma la Costituzione, rappresenta il popolo ed è chiamato a proporre progetti nell'interesse e nel benessere del popolo, per poi redigere le leggi – altro compito importante del Consigliere Comunale –, è di fondamentale importanza che qualcuno del popolo sieda nel Consiglio comunale, per lavorare a favore del popolo.
La sensazione che abbiamo avuto questa settimana, partecipando a questi due eventi pubblici è che, in realtà, alla maggior parte dei Consiglieri eletti, non importa nulla delle persone. Sembra che abbiano fatto di tutto lo scorso anno, non per lavorare quattro anni vicini alla gente, pensando con la gente a come migliorare le loro vite, ma il loro unico interesse sembra essere stato quello di intascare una buona somma di denaro senza fare assolutamente nulla. A proposito di soldi, vale la pena ricordare che, l'8 gennaio 2025 è stato pubblicato un articolo sul quotidiano Globo in cui si afferma che, a partire dal 2025, i consiglieri di Manaus riceveranno lo stipendio più alto tra i legislatori comunali del Brasile, a pari merito con i parlamentari di San Paolo. Il sussidio, come ricorda sempre Globo, è stato fissato a 26.080 reais al mese (circa 4500 euro), in linea con il tetto massimo stabilito dalla legge per la città più popolosa. A ciò si aggiungono altri benefici che, sempre secondo i calcoli riportati nell'articolo del Globo, raggiungono la sbalorditiva cifra di 98.000 reais al mese (circa 16 mila euro). Questo fatto accresce ancora di più la nostra (dei membri del Movimento Fede e Cittadinanza) delusione e indignazione.
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Striscioni di protesta della popolazione di un quartiere di Manaus |
Non essere presenti a un evento in cui i Consiglieri comunali sono chiamati a rappresentare il popolo, pagati oltre ogni immaginazione, per dimostrare la propria solidarietà con la povera gente, che subisce ingiustizie, rivela la mancanza di impegno e di responsabilità della maggioranza dei consiglieri di Manaus.
Il Movimento Fede e Cittadinanza della Chiesa Cattolica, presente nella parrocchia di San Vicente de Paulo, manterrà uno sguardo aperto e attento, registrando tutto ciò che di buono e di cattivo sta accadendo e accadrà nella casa del popolo, con i Consiglieri come nostri rappresentanti.
L'obiettivo del nostro lavoro è quello di accumulare materiale sufficientemente documentato per orientare meglio le persone nella scelta dei nostri rappresentanti nelle prossime elezioni, affinché siano realmente al servizio delle cause popolari, e non alla ricerca dei propri interessi.
domenica 23 marzo 2025
UNA GIORNATA IN MISSIONE NEL QUARTIERE COMPENSA DI MANAUS
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Veduta del quartiere san Vincenzo de Paoli |
Venerdì, 21 marzo. Mi piace iniziare il giorno all’alba, immergendomi nel Mistero: orienta positivamente tutta la giornata. Nel silenzio della cappellina alla luce di due candele contemplo il crocefisso e medito sul mistero dell’amore che è il senso della vita. Amore gratuito, disinteressato, amore che conduce verso l’altra, l’altro. Mi chiedo se vivo questa prospettiva. Vengono alla mia mente situazioni, volti, storie d’amore, di donazione. Eventi che m’interpellano e che, allo stesso tempo, indicano un cammino che esige fermezza, scelte e, a volte, rotture. Per questo invoco lo Spirito e mi faccio aiutare dai salmi perché, a volte, non trovo le parole. “Cerco il tuo volto, Signore”; “l’anima mia anela a Te”. Oggi è il compleanno di mia cognata Anna: una preghiera va anche per lei.
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Nel silenzio della cappellina della casa parrocchiale |
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Preparando la colazione per i poveri del quartiere Santo Ignazio |
Verso le 7,45 siamo nella piazza do Leme, l’unica piazza del quartiere. Da alcune settimane stiamo organizzando un evento in linea con la Campagna della Fraternità 2025 che ha come tema Ecologia Integrale. Abbiamo coinvolto l’associazione degli abitanti della Compensa e il comune nel servizio di pulizia. L’obiettivo consiste nel sensibilizzare le persone a non buttare la plastica nei canali, nel fiume o per strada, ma a raccoglierlo nei specifici contenitori. Un gruppo di circa 50 persone, per lo più giovani, che lavorano per il comune sono arrivati sul posto verso le 8,30 per passare in tutte le case orientando i cittadini sull’importanza di imparare a raccogliere la plastica negli appositi contenitori. In piazza, oltre ad alcuni rappresentanti dell’associazione del quartiere e del Municipio, c’era anche una ventina di rappresentanti del Movimento fede e cittadini della parrocchia. Proprio la parrocchia si è incaricata di fornire una merenda che l’amica Lene ha portato in piazza verso le 10. Mattinata, dunque, molto positiva, anche perché ha permesso di conoscere persone nuove del quartiere e anche di creare alcuni legami con gli organi del Municipio.
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Un gruppo del Movimento Fede e Cittadinanza con alcuni rappresentanti del Municipio Per la giornata dedicata alla pulizia del quartiere |
Verso le 14,45 assieme a Raimundo e Israele siamo andati nella favela Meu Bem e meu Mal, vicino alla comunità si san Pietro. Era quasi un anno che non riuscivo ad entrare in questa realtà dominata dal traffico. Il contato l’ho avuto attraverso Fernanda, una giovane che sabato scorso è venuta ad iscriversi per il percorso ella cresima e, quando mi ha detto che abitava nella favela, immediatamente gli ho chiesto se mi aiutasse a ritornare. “Don Paolo, sono Fernanda: la prossima settimana se hai tempo puoi venire. Hanno detto che puoi anche mettere in agenda una messa”. Detto e fatto. Con Raimundo e Israele abbiamo girato per le stradine della favela che descriverla come situazione allucinante è poco. Mentre scendevamo lo scalone che dalla comunità san Pietro verso la favela mi chiedevo come si faccia vivere in un posto come questo fatto di palafitte, case fatiscenti. Ho notato che dentro la favela ci sono anche alcuni piccoli negozi e questo è positivi, perché evia agli abitanti di fare delle rampe di scale ripidissime. Arrivati da Fernanda gli abbiamo chiesto di portarci in alcune case dove c’erano dei bambini e adolescenti. La scusa era quella di mostrare il foglio che riporta i progetti di Margens – chitarra, danza, inglese -; l’intento principale era quello di riprendere contatto con una realtà che merita tutta la nostra attenzione. Visitando le case, passando da una stradina all’altra pensavo che fosse difficile incontrare un posto così, che sembra abbandonato da tutti. Chi domina questa area è il traffico di droga che garantisce la sicurezza degli abitanti ma, allo stesso tempo, detta una legge ferra e, chi disobbedisce paga con la morte. “E’ meglio che stai attento a fare le foto: se ti vedono possono intervenire in modo duro”. È Raimundo che mi allerta, nonostante stessi prendendo tutte le precauzioni possibili per non farm vedere. Non c’è da scherzare: è questo il messaggio sotteso di Raimundo. Incontriamo un gruppo di bambini che giocano su uno spazio di cemento tra alcune case. Li chiamiamo per parlare loro dei progetti. “Dove si fanno?” mi chiede uno di loro. “Nella parrocchia di san Vincenzo” risponde Israele. Gli sguardi dei bambini diventano tristi perché per loro è impossibile salire lo scalone alla sera. Per questo pensavo di proporre all’equipe di Margens di provare a pensare un progetto specifico per la favela. Vediamo.
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Uno squarcio della drammatica situazione della Favela Meu bem e meu Mal |
Alle 19,30 studio biblico nella comunità santo Antonio. È un cammino molto profondo e interessante. Vedere adulti che con il Vangelo cominciano ad avere attitudini nuove, perché scoprono proposte nuove, evangeliche, che modificano prospettive antiche. Vedo gli occhi di Maria Irene, una signora di settanta anni attenti su quello che si legge, si commenta: è come se scoprisse ora la bellezza della proposta di Gesù proprio adesso. E poi ci sono i ragazzi dei gruppi giovani quasi sempre presenti. In ogni parrocchia che entro faccio la proposta dello studio biblico settimanale ed è sempre una proposta che incontra il favore dei fedeli. Ed è camminando con le persone delle comunità meditando insieme la Parola che le nostre scelte quotidiane assumono lentamente una sintonia, parlano la stessa lingua: la lingua del Vangelo.
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Un momento dello studio biblico |
sabato 22 marzo 2025
Il Water Forum amplia la sua presenza nei dibattiti sulla gestione delle risorse idriche in Amazzonia
Paolo Cugini (a cura di)
Il collettivo partecipa alla V Conferenza Ambientale Statale (CEMA) e a Convergenza Amazzonia 2025, rafforzando la lotta per il diritto umano all'acqua e la preservazione delle risorse idriche nella regione
Il collettivo Fórum das Águas si è distinto nella lotta per la preservazione delle risorse idriche in Amazzonia, espandendo le sue attività in diversi spazi di dibattito e mobilitazione sociale. Di recente, il gruppo ha partecipato alla V Conferenza Ambientale Statale (CEMA), tenutasi tra il 12 e il 14 marzo presso la Corte dei Conti dello Stato di Amazonas (TCE-AM). Inoltre, partecipa anche a Convergenza Amazzonia 2025, un evento che si svolge dal 17 al 22 marzo a Manaus, nell'ambito del programma della Settimana mondiale dell'acqua. La presenza del Water Forum a questi incontri rafforza la lotta per il diritto all'acqua e la gestione sostenibile delle risorse idriche nella regione.
Performance alla 5a Conferenza Ambientale Statale
Il V CEMA ha riunito rappresentanti della società civile, autorità pubbliche e organizzazioni socio-ambientali per discutere le sfide ambientali dell'Amazzonia e presentare proposte per l'elaborazione di politiche pubbliche volte alla sostenibilità. Da sottolineare anche la presenza del Servizio Amazzonico per l'Azione, la Riflessione e l'Educazione Socio-Ambientale (Sares), della Compagnia di Gesù, che ha partecipato attivamente all'evento.
In questo processo, il Forum dell'Acqua ha avuto un ruolo fondamentale, venendo eletto come rappresentante della società civile attraverso una conferenza gratuita organizzata dal collettivo stesso. Durante l'evento statale, il gruppo ha garantito voce e voto nella discussione sulle politiche ambientali, principalmente nell'area relativa al cambiamento climatico. Il rappresentante del Forum parteciperà anche alla Conferenza nazionale sull'ambiente, in programma all'inizio di maggio, durante la quale le problematiche amazzoniche saranno affrontate in una prospettiva più ampia.
Per padre Sandoval Rocha, SJ, membro del collettivo, la partecipazione al Forum dell'Acqua è essenziale per garantire che si dibatta la realtà dei fiumi, dei laghi e dei corsi d'acqua dell'Amazzonia. “Il nostro obiettivo è denunciare gli impatti della privatizzazione dell'approvvigionamento idrico e del sistema fognario di Manaus, che sta causando difficoltà dal 2000. Inoltre, vogliamo portare alla luce la contaminazione dell'acqua da parte di pesticidi, l'inquinamento industriale e la cattiva gestione dei rifiuti scaricati nei fiumi e nei corsi d'acqua", ha sottolineato.
Convergenza Amazzonia 2025
In occasione delle celebrazioni della Settimana mondiale dell'acqua, il Forum dell'acqua è presente anche a Convergenza Amazzonia 2025, un evento che riunisce diversi settori della società per promuovere un ampio dibattito sulla tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile nella regione. Il programma comprende conferenze, workshop, fiere culturali, mostre artistiche e immersioni, creando uno spazio di dialogo e articolazione tra comunità, organizzazioni, imprenditori e dirigenti pubblici.
L'evento offre anche opportunità di volontariato agli studenti delle scuole superiori e delle università, incoraggiando la partecipazione dei giovani alla lotta per la sostenibilità.
Ispirandosi all'incontro dei fiumi Negro e Solimões, che formano il Rio delle Amazzoni, Convergenza Amazzonia nasce dall'esigenza di unire gli sforzi a favore della governance ambientale nella regione. L'iniziativa ha avuto la sua prima edizione nell'agosto 2024 e si sta consolidando come uno spazio strategico per la costruzione collettiva di soluzioni alle sfide socio-ambientali dell'Amazzonia.
Fonte: https://paamsj.org.br/forum-das-aguas-amplia-presenca-em-debates-sobre-a-gestao-da-agua-na-amazonia/
giovedì 20 marzo 2025
IL PROGETTO DELLA FACOLTA’ CATTOLICA DELL’AMAZZONIA A MANAUS
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Con un gruppo di studenti dopo un esame |
Paolo Cugini
È iniziato in queste settimane il primo semestre 2025 della Facoltà Cattolica dell’Amazzonia con sede a Manaus, in cui insegno da circa due anni. Dal punto di vista generale non posso che ringraziare il Signore per l’opportunità che mi è stata data. Mi trovo, infatti, nel centro formativo cristiano più importante dell’Amazzonia. Nella Facoltà Cattolica ci sono studenti delle diocesi e delle congregazioni religiose di tutta l’Amazzonia divenendo, dunque, un punto d’incontro e di dialogo significativo. Oltre a ciò, grazie alla creatività del Vescovo Hudson che, oltre ad essere uno dei tre vescovi ausiliari dell’archidiocesi di Manaus, è anche il direttore della Facoltà e dei tre coordinatori laici: Elisangela, George e Roseane, ogni semestre vengono offerte diverse opportunità anche per laiche e laici. È questo un aspetto importante della Facoltà Cattolica, vale a dire, il legame stretto con l’archidiocesi e gli organismi ecclesiali attivi sul territorio amazonico, in modo particolare la REPAM (Rete ecclesiale Panamazzonica) e la CEAMA (Conferenza Episcopale Amazzonica). Altro aspetto importante della Facoltà Cattolica, che la differisce dalle Facoltà teologiche italiane, è la possibilità di essere riconosciuta dallo Stato. Proprio lo scorso anno, a due anni di distanza dalla fondazione, la Facoltà Cattolica dell’Amazzonia ha avuto il riconoscimento ufficiale del MEC (Ministero dell’Istruzione del Governo Federale) con nota massima, sia per i corsi di Teologia che di Filosofia. Ciò significa che, i titoli che escono dalla Facoltà Cattolica, hanno valore sul mercato brasiliano e, in questo modo, la Facoltà attira studenti che non necessariamente sono legati ad un cammino ecclesiale. Altra caratteristica importante, che la diversifica rispetto al percorso proposto in Italia per coloro che si avviano al sacerdozio, è data dal tipo di proposta culturale. Infatti, mentre in Italia il biennio filosofico è inserito nel percorso teologico, in Brasile è separato. Filosofia e teologia sono due percorsi diversificati al termine dei quali si ottiene una laurea. Ci sono laici e laiche che prima hanno ottenuto la laurea in teologia, frequentando i quattro anni del corso, e poi hanno iniziato il percorso triennale per ottenere la laurea in filosofia.
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Al centro il cardinal Steiner e il vescovo ausiliare Hudson, direttore della Facoltã I tre laici coordinatori Roseane (seconda da sinistra), Elisangela e George |
La Facoltà Cattolica, voluta fortemente dal Cardinale Leonardo Steiner sin dal suo insediamento nell’Archidiocesi di Manaus, avvenuto nel gennaio del 2020, dopo solo due anni di vita ha già dei numeri significativi, che dicono dell’impegno profuso dai suoi coordinatori. Attualmente, infatti, gli studenti dei corsi di filosofia e teologia sono circa 150, mentre più di 600 sono gli studenti che frequentano i così detti corsi di estensione universitaria. Oltre a questi, ci sono anche 25 studenti che stanno frequentando un corso di specializzazione biblica e una decina sono entrati nel percorso del dottorato di ricerca, in collaborazione con la Pontificia Università Cattolica con sede a san Paolo.
La presenza della Facoltà Cattolica a Manaus la rende attenta e sensibile alle problematiche che appaiono sul territorio. L’equipe coordinatrice tutti gli anni organizza settimane culturali, coinvolgendo sia professori che studenti in percorsi interattivi, per affrontare quei temi che rendono il territorio amazzonico affascinante e ricco di prospettive. È impossibile passare per Manaus e non rimanere incantati dalla quantità impressionante di acqua dolce, dalla ricchezza della foresta amazzonica che, proprio per questo, da decenni è depredata e sfruttata dalle multinazionali, che entrano nel territorio amazzonico con il solo obiettivo di prendere tutto ciò che possono, alla faccia dei divieti e del rispetto della natura e delle popolazioni indigene. Questo è un altro tema molto importante, che viene affrontato nelle settimane culturali e anche all’interno di corsi specifici. Proprio sull’attenzione a ciò che di specifico offre il territorio amazzonico la Facoltà Cattolica ha elaborato un progetto ben articolato e che vale la pena conoscere.
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Aula inaugurale dell'anno accademico 2025 |
Uno dei progetti più importanti che la Facoltà Cattolica sta cercando di realizzare è il progetto denominato Anello di Tucum. Tucum è una palma che cresce formando densi cespi. Raggiunge un'altezza compresa tra i 10 e i 12 metri. Ha steli ricoperti di spine, il che lo rende molto ornamentale. Questo anello ebbe origine in Brasile nell'epoca dell'Impero, quando i gioielli potevano permetterseli solo le ricche élite imperiali. Gli schiavi e gli indios crearono questo anello per poter dare ufficialità ai loro matrimoni. Era, praticamente, un simbolo clandestino per i ricchi che non riuscivano a comprenderne il significato, visto che il suo colore naturale è scurissimo. Negli ultimi decenni, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II e la seconda e terza Conferenza Generale dell'Episcopato Latino-Americano, che hanno messo in luce l'opzione preferenziale per i poveri, l'anello di tucum si è diffuso largamente fra i fedeli cristiani, con il significato di sancire l'alleanza fra le varie chiese del mondo e ...i poveri, la pace, il rispetto della madre Terra e della causa indigena. Nel corso dei secoli, l’Amazzonia è stata bersaglio di colonizzazioni, genocidi e depredazione delle sue risorse naturali, causando innumerevoli sfide e lotte a favore della preservazione della vita nelle sue varie dimensioni. La sua diversità di culture e biomi costituisce un potenziale immenso e, prendersi cura dell’Amazzonia, significa prendersi cura della Casa Comune e generare sempre più alternative di qualità della vita.
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L'entrata della Facoltà Cattolica |
L'anello di tucum ci riporta alle problematiche dell'Amazzonia, dei suoi popoli, delle sue terre, delle sue lotte, simboleggiando l'alleanza con la causa dei Popoli Originari, con la causa dei piccoli, e tutta la lotta in difesa della vita: è per questo che il nostro progetto ha ricevuto questo nome. L’Anello di Tucum si presenta come un progetto ombrello che racchiude quattro progetti, che promuovono studi e approfondimenti, dibattiti e azioni, che coinvolgono le dimensioni amazzoniche. In primo luogo, il progetto Scuola di Formazione Socio-Ambientale, che mira alla formazione sistematica in difesa della vita, della biodiversità, della flora, della fauna, degli ecosistemi, dei biomi, della biosfera, oltre a promuovere la giustizia sociale e difendere la dignità umana nella regione Amazzonica. In secondo luogo, il progetto Borse di studio, che mira a finanziare borse di studio per i Corsi di Laurea in Filosofia e Teologia della La Facoltà Cattolica dell’Amazzonia. In terzo luogo, il Progetto Eventi Accademici, che mira a rafforzare la didattica, la ricerca e la divulgazione. Infine, la Facoltà Cattolica mira a valorizzare la formazione nel contesto amazzonico, per diversi gruppi, comunità e leader dei comuni di Amazonas e Roraima, che cercano percorsi di dialogo, inserendosi, inculturandosi e incarnandosi nella vita amazzonica. La Facoltà Cattolica mira a promuovere una formazione teologica sistematica e integrale, in un contesto multietnico, multiculturale e multireligioso. Il processo di formazione teologico-pastorale si svolge attraverso attività di insegnamento, ricerca e divulgazione, mirando alla formazione professionale e integrale di teologi e leader in e per l’Amazzonia.
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Lavori di guppo |
L’obiettivo del progetto Anello di Tucum consiste nel promuovere, produrre e diffondere la conoscenza teologica attraverso l'insegnamento, la ricerca e la divulgazione, formando professionisti critici, solidali e creativi, capaci di contribuire alla costruzione di una società giusta e fraterna. La Facoltà Cattolica si dedica allo studio della realtà amazzonica cercando di creare uno spazio di dialogo interdisciplinare, interreligioso, interculturale ed ecumenico, alla ricerca di nuovi percorsi verso un'ecologia integrale, in linea con le indicazioni fornite da Papa Francesco nella Querida Amazonia.
sabato 15 marzo 2025
Oltre il patriarcato nelle religioni
giovedì 13 marzo 2025
DECOSTRUIRE LA RELIGIONE PER INCONTRARE DIO
Paolo Cugini
È come la cipolla o come una fodera. La cipolla vista da lontano, sembra compatta, una cosa unica, ma non è. Quando la vedi da vicino ti accorgi che è stratificata, che la puoi pelare, le puoi togliere le stratificazioni che, per quanto riguarda la cipolla – e non solo – è un processo che ci fa piangere.
Anche le coperte sembrano un corpo unico e invece ci sono delle cuciture che uniscono i pezzi e poi ci sono dei rivestimenti per nascondere le cuciture. La coperta sembra un corpo compatto, ma non è. Come, del resto, tante cose nella vita: sembrano compatte, ma non lo sono. Ci abituiamo a vivere nell’apparenza delle cose, sino al giorno in cui un incontro, un volto, un sentimento forte ci aiuta a svegliarci e a scoprire che non è tutto compatto come sembra, che c’è qualcosa di diverso, che c’è dell'altro.
C’è tutto un sistema di cose che fa di tutto affinché la realtà risulti compatta, bella, simpatica. C’è tutto un mondo che lavora al mascheramento della realtà, soprattutto, al mascheramento delle manipolazioni del reale. E, poi, intervengono degli eventi che incrinano la compattezza, che aprono degli spiragli, che provocano una riflessione, una crisi e aprono, in questo modo, il cammino della decostruzione che ci conduce alla realtà, vale a dire, alla verità sulle cose. La decostruzione delle strutture messe in atto per coprire la manipolazione della realtà è, allo stesso tempo, un cammino di liberazione e di disvelamento . È di liberazione perché, finalmente, la persona vive con libertà il proprio rapporto con la realtà. Di disvelamento perché la rivelazione del processo di decostruzione ci conduce alla comprensione che, le intuizioni che percepivamo nel periodo della manipolazione del reale, erano autentiche. Questa è già un’importante indicazione di metodo. Ci dice, infatti, che ogni persona è dotata per cogliere la verità delle cose, la loro realtà e, quindi, è in grado di percepire ogni tentativo di manipolazione, di distorsione, di dissuasione.
Ad un certo punto nella vita dobbiamo decidere se sbucciare le cipolle o lasciarle così; dobbiamo decidere se togliere le fodere e controllare le cuciture, oppure continuare a coprirci come se la coperta fosse un corpo unico. Infine, ad un certo punto della vita dobbiamo decidere se continuare a credere a santa Lucia e a Babbo Natale, o se collocarli al loro posto. Dobbiamo, cioè, ad un certo punto della vita, che sarebbe bello essere il più presto possibile, deciderci se vale la pena soffrire un po’, smascherando i miti che ci stanno offuscando la vista del reale, o fare finta di nulla e pagare il prezzo salatissimo di una vita falsa, di correre il rischio cioè di non vivere mai la realtà.
Quando questo succede, cioè quando ritardiamo ad attivare i processi di decostruzione e di smascheramento stiamo male perché viviamo male. La coscienza si ribella quando qualcosa o qualcuno ci soffoca, tarpa le nostre ali, c’impedisce di volare, di essere noi stessi. La nostra coscienza si arrabbia con noi nel profondo del nostro cuore, quando ci vede pigri, remissivi, un po' meschini perché ci rifugiamo dietro le nostre paure. Siamo come arrabbiati, quando ci accorgiamo che la vita non è come l’avevamo pensata o come qualcuno l’ha pensata per noi. E allora c’è dentro di noi una voce, un sentimento che ci spinge a prenderci in mano, a prenderci sul serio, a smetterla di piagnucolare e tirarci su le maniche per smascherare tutto e vivere così finalmente liberi.
È il contatto con la realtà che smaschera le sovrastrutture false che ci stanno impedendo di vivere in modo autentico. È la realtà che provoca l’incresparsi di quelle idee, di quelle filosofie e teologie che rivestono la nostra vita non permettendoci di vivere in modo autentico. La cosa peggiore, che purtroppo accade spesso, è quando le filosofie e le ideologie incontrano come alleati i genitori che, non hanno tempo per controllare se tali ideologie sono aderenti o meno alla realtà. Povera quella giovane anima che trova dentro di casa l’alleanza diabolica dei propri genitori con gli spacciatori di ideologie devitalizzanti e castranti! Sarà dura uscire da questa gabbia di matti, ma ce la si può fare. C’è sempre, infatti, un giorno in cui incontriamo qualcosa di reale, in cui percepiamo che il mondo non è come ce lo stanno spacciando. C’è sempre un giorno in cui la giovane anima respira aria di libertà e, quando questo succede, possiamo esserne certi, che farà di tutto per scrollarsi di dosso il marciume delle filosofie e delle teologie, che, come catene, la tengono in gabbia. Chi sente profumo di libertà, soprattutto quando questo profumo viene verso di noi nella giovinezza, difficilmente lo scorderà.
Il primo elemento fondamentale di questo processo di smascheramento, che è allo stesso tempo un processo di decostruzione, consiste nel prendere le distanze dai maghi, dai ciarlatani, dai venditori di fumo, imbroglioni da due soldi che, per tante ragioni, abbiamo incontrato nel nostro cammino e ci hanno riempito la testa di fandonie. Credo che sia impossibile questo salutare addio ai ciarlatani, senza incontrare qualcuno che ci sia già passato, qualcuno che si sia già liberato dal mondo di fandonie, dal mascheramento del reale. Ormai lo sappiamo che molti di questi ciarlatani vestono delle sottane nere e camminano nelle chiese. C’è tutta una religione che prima di essere cammino di libertà. è strumento satanico di schiavitù e di morte. Quanta gente incontriamo che, ingenuamente, segue qualcuno o un gruppo, pensando di camminare nella via del Signore e invece sta percorrendo il sentiero di satana.
Il secondo elemento del processo di decostruzione è l’amore alla libertà che, allo stesso tempo, è amore alla vita. Chi ama la vita non accetta le prigioni di qualsiasi genere esse siano e allora, quando sente la propria libertà minacciata scalpita, si ribella, cerca di capire. Chi ama la vita, chi desidera una vita piena e libera non si rassegna mai. È l’amore alla vita o, come direbbe Nietzsche, l’amore alla terra che ci spinge a buttare all’aria tutte quelle strutture formatesi nel tempo che la vita più che liberarla, la soffocano . È la forza interiore che proviene dal profondo delle nostre viscere, che anelano alla libertà, che non accettano una vita di morte, una vita soffocata da sovrastrutture formatesi nel tempo e che non hanno più nessuna aderenza con la realtà vissuta nell’oggi. È l’amore e il rispetto che abbiamo di noi stessi che, ad un certo punto del cammino, ci conduce a buttare all’aria tutte le rassegnazioni, tutte le ingiunzioni ingiustificate, per guardarci dentro meglio, per non dover trascorrere tutta la vita sottomessi a imposizioni senza senso.
Il più grande maestro di ogni cammino di decostruzione che, come abbiamo visto è, allo stesso tempo, un cammino di smascheramento, è Gesù. È proprio Lui, infatti, che in diverse circostanze ha smascherato l’ipocrisia dei farisei, che manipolavano la Parola di Dio per controllare il popolo e mantenere il potere. “Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte” (Mc 7,13). Sostituire la Parola di Dio con la tradizione degli uomini: è questo che è avvenuto nei secoli, portando migliaia di persone a sottomettersi a delle leggi umane, pensando che fossero Parola di Dio. Lo ha scoperto Gesù negli anni della giovinezza, trascorsi nel silenzio, nell’attenzione a ciò che avveniva intorno a Lui, a come si muovevano i farisei e a come il popolo soffriva. Senza dubbio, ad un certo punto avrà colto la contraddizione tra coloro che avevano in ogni momento in bocca la Parola di Dio e quello che questa così detta parola stava producendo nel popolo, vale a dire miseria, povertà, ingiustizia, sofferenza. È stata la realtà ascoltata con attenzione che ha condotto Gesù a capire l’inganno, capire che coloro che parlavano in nome di Dio, in realtà parlavano per loro stessi e per i loro loschi interessi. E allora, un giorno ha deciso di aiutare gli uomini e le donne a liberarsi di tutte le fandonie degli uomini del potere, di smascherare l’inganno dei farisei, di decostruire tutte quelle leggi che soffocavano la libertà degli uomini e delle donne per mostrare loro il vero volto di Dio che è Padre e Madre, il senso profondo della sua Parola che è misericordia, il vero desiderio del cuore del Padre che consiste nel dare vita e vita in abbondanza .
È questo il grande compito della Chiesa in quest’poca post-cristiana: aiutare gli uomini e le donne a liberarsi delle fandonie della religione, ad offrire strumenti affinché ognuno possa toccare con mano l’amore di Dio, la sua giustizia, la sua libertà.
domenica 9 marzo 2025
QUARESIMA E LA PROPOSTA SOCIALE DELLA CHIESA BRASILIANA: LA CAMPAGNA DELLA FRATERNITA' 2025
Ogni anno la Chiesa in Brasile promuove durante la Quaresima una Campagna di Fraternità – CF. Così come siamo chiamati alla conversione personale (conversione del cuore), siamo chiamati anche alla conversione sociale (trasformazione della società). La CF richiama l’attenzione sulla dimensione sociale del peccato, che si incarna nella rottura della fraternità, nell’ingiustizia sociale e nella distruzione della nostra casa comune. E la consapevolezza del peccato sociale ci invita a una conversione sociale che si realizza nelle relazioni di fraternità e di cura tra le persone, nella difesa della dignità e dei diritti dei poveri e degli emarginati e nella cura della casa comune.
Il tema della CF di quest'anno è "Fraternità ed ecologia integrale" e il suo motto è "Dio vide che tutto era molto buono" (Gen 1,31). È un invito a riflettere sui sintomi e sulle cause della crisi socio-ambientale (vedere/ascoltare), a contemplare l’opera creatrice di Dio e meditare sulla missione affidata all’essere umano (illuminare/discernere) e a cercare alternative per superare la crisi socio-ambientale e prendersi cura della nostra casa comune (agire/proporre).
Non ci vuole molto per riconoscere che stiamo vivendo una profonda crisi socio-ambientale, con conseguenze tragiche per gran parte dell'umanità. I sintomi sono lì, proprio accanto a noi: siccità, inondazioni, tempeste, frane, uragani, caldo, incendi, pesticidi, malattie, pandemie, ecc. La pandemia di Covid-19 e la tragedia verificatasi nel Rio Grande do Sul nel 2024 sono ancora ben vive nella nostra memoria e nella nostra carne. Ma riconoscere i sintomi non basta. Dobbiamo interrogarci sulle cause della crisi. E in larga misura è il risultato dell'azione umana. Ciò trasforma la crisi ecologica in una crisi socio-ambientale. Papa Francesco insiste da tempo sulle “radici umane della crisi ecologica”. Il pianeta non può sostenere o tenere il passo con lo sfruttamento della natura e il consumismo sfrenato delle élite. Come sottolinea giustamente il Testo fondamentale della Costituzione federale, “il modello di sviluppo capitalistico, basato sullo sfruttamento delle risorse naturali, sulla combustione di combustibili fossili, come quelli derivati dal petrolio, sull’espansione sfrenata dei consumi e sul rapporto mercantilista con la natura, ha contribuito a una serie di problemi ambientali, come il degrado del suolo, la deforestazione, l’estrattivismo predatorio, l’inquinamento, la scarsità d’acqua, il compromesso della biodiversità con l’estinzione di alcune specie e il cambiamento climatico”.
La fede cristiana ci fa vedere ancora più lontano. La rottura della fratellanza, l'ingiustizia e la disuguaglianza sociale, nonché la distruzione della natura sono, in ultima analisi, un attacco all'opera creativa di Dio e al suo piano per l'umanità. Ciò che è in gioco è la creazione di Dio e la missione che Egli ha affidato agli esseri umani: prendersi cura del creato. Come ricorda Francesco, «dire creazione è più che dire natura, perché si tratta di un disegno d’amore di Dio, nel quale ogni creatura ha un valore e un senso» (LS 76). I racconti della creazione presentano tutti gli esseri come opera di Dio e in armonia tra loro e presentano gli esseri umani come parte della creazione e con la missione di "coltivare e custodire" il giardino della creazione. E l’espressione ecologia integrale richiama l’attenzione sia sul valore di ciascun essere e sulla relazione tra essi, sia sul «valore peculiare» dell’essere umano che implica una «tremenda responsabilità» verso la casa comune. I beni della creazione non possono essere ridotti a semplici “risorse” da sfruttare a piacimento dall’avidità umana. Né si può pensare all'essere umano come a qualcosa di separato dalla creazione o come al proprietario assoluto della creazione. La rottura della fratellanza degli esseri umani con la natura è un attacco alla creazione di Dio. Come afferma il Patriarca Bartolomeo: «un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio» (LS 8).
La consapevolezza del peccato socio-ambientale (distruzione del creato) è una chiamata alla conversione ecologica (cura del creato) e ci porta ad assumere la missione che Dio ci ha affidato di «coltivare e custodire» il giardino della creazione (Gen 2,15). Ciò implica un cambio di mentalità: la natura non è una mera “risorsa” di cui appropriarsi; l'essere umano è parte della natura; la distruzione della natura è la distruzione dell'essere umano stesso è un peccato contro Dio; molti progetti di sviluppo arrecano più danni che benefici alla società, ecc. Ma implica anche un atteggiamento personale e sociale: 1) superare il consumismo, non sprecare l'acqua, fare attenzione ai rifiuti, ecc.; 2) sostenere l’agricoltura familiare e la sua lotta contro i pesticidi, la deforestazione e la distruzione della biodiversità; 3) prendere posizione contro i progetti politici che distruggono la nostra casa comune, come l'irrorazione aerea, l'attività mineraria, la distruzione delle leggi sulla protezione ambientale per favorire gli interessi del capitale, ecc.; 4) Difendere e sostenere le comunità e i movimenti che lottano per la salvaguardia dell'ambiente e la giustizia sociale; 5) ascoltare e lasciarsi commuovere dal «grido dei poveri e della terra», attraverso il quale Dio ci chiama alla conversione sociale e politica.
sabato 8 marzo 2025
GIOVANI IN RITIRO SPIRITUALE Un’esperienza incredibile
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Un momento del ritiro spirituale |
Paolo Cugini
Circa sessanta giovani (in realtà adolescenti dai 14 ai 18 anni) hanno vissuto un’esperienza di grande intensità spirituale, trascorrendo tre giorni – da lunedì 3 a mercoledì 5 marzo - meditando la parola di Dio, in un clima di silenzio e raccoglimento.
È da quando sono arrivato nella parrocchia san Vincenzo de Paoli del quartiere Compensa di Manaus che siamo in cammino con i giovani. C’è una equipe di persone adulte che con me accompagna pastoralmente i giovani. C’è una giovane coppia di sposi – Nair e Israel -, che ha un’esperienza giovanile nei gruppi carismatici e poi Marcela e Maquiné, lei 25 e lui 38, che da sempre sono attivi nella Pastorale giovanile sia del Vicariato che nell’Archidiocesi. Assieme a loro si è aggiunto anche Francesco, che ha una lunga esperienza sia nella pastorale giovanile che nei gruppi carismatici.
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Momento iniziale di accolgienza dei giovani guidato da nair e Marcela |
La proposta che stiamo facendo ai giovani dei sette gruppi di base è frutto di assemblee dei giovani in cui loro stessi avanzano proposte, che poi sono discusse e messe in un calendario. Del resto, è questo un aspetto del cammino sinodale che non solo l’archidiocesi, ma la stessa pastorale giovanile sta realizzando.
Tra le varie proposte emerse, c’è anche quella dei ritiri spirituali. Durante l’anno sono quattro. Uno di mezza giornata a gennaio, che è il mese delle ferie degli studenti. Poi ci sono i ritiri di avvento e quaresima. Infine, il ritiro che dà inizio la cammino pastorale dell’anno e che si svolge solitamente nel periodo del carnevale. Lo scorso anno il ritiro è durato due giorni, quest’anno tre.
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I giovani a pranzo |
Ho guidato i momenti di riflessione proponendo 7 meditazioni bibliche sul tema dell’eucarestia, con l’obiettivo di aiutare i giovani a riscoprire il senso dell’eucaristia domenicale e del valore di realizzarla nella comunità di appartenenza. Abbiamo alternato le meditazioni a brevi spazi di silenzio, al massimo 40 minuti, per condurre i giovani a scoprire il valore della meditazione, della riflessione interiore.
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Un momento della celebrazione penitenziale |
I cinque adulti hanno accompagnato i momenti liturgici. Israel e Francesco sono ottimi chitarristi oltre ad avere una bella voce. Due liturgie hanno in modo particolare il ritiro spirituale di quest’anno. Il primo è stata la celebrazione penitenziale realizzata alla sera della seconda giornata. È stato senza ombra di dubbio, il momento più forte ed emozionante del ritiro. Marcella ha posto in mezzo al salone e ha spiegato la dinamica della celebrazione penitenziale: invitare la persona con la quale si ha avuto qualche momento negativo durante l’anno a lavarsi le mani insieme e poi abbracciarsi e perdonarsi. Mentre la liturgia si svolgeva a luci soffuse, Francesco, Israel e Nair guidavano il canto. La celebrazione è durata circa due ore in mezzo all’emozione generale.
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Le cuoche il cui lavoro ha permesso la realizzazione del ritiro |
La seconda liturgia che ha segnato il ritiro è stata l’adorazione eucaristica nel pomeriggio prima di partire. A causa delle piogge torrenziale l’abbiamo realizzata nel salone. Dopo il rosario recitato dai giovani, ho esposto il santissimo sacramento e Francesco ha guidato la meditazione tra un canto e l’altro. Avere in parrocchia degli adulti preparati che sanno guidare momenti di celebrazione e comunicare contenuti di grande spiritualità è un dono che raramente si trova (soprattutto in Italia).
Il ritiro è terminato con la messa del mercoledì delle ceneri celebrata in parrocchia.
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Foto di gruppo finale |